Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

03/03/17

Karoshi, morire per troppo lavoro


"Se siete consapevoli di questo diritto, allora si può dimostrare che non c'è niente di sbagliato nell' assunzione del tempo libero"

Tre mesi prima della dovuta ricongiunzione con la moglie e la figlia nelle Filippine, Joey Tocnang muore per insufficienza cardiaca nel dormitorio della sua azienda. Era il mese d'aprile del 2014.
Le autorità stabilirono che la morte di Tocnang era direttamente collegata alle lunghe ore di lavoro straordinario che la direzione della ditta di costruzioni gli aveva imposto, tra le 78,5 e 122,5 ore al mese. Il suo lavoro consisteva nella lavorazione dell' acciaio e la preparazione di calchi per il metallo fuso. La maggior parte del suo misero stipendio Joey lo inviava alla moglie, Remy, e a Gwyneth, la loro figlia di cinque anni. Il giorno prima di morire, Tocnang aveva detto a un collega che voleva fare shopping il giorno dopo per comprare un regalo per sua figlia. Era una delle 210.000 persone che appartengono al programma di formazione estera del Giappone. Introdotto nel 1993 e ampliato sotto l'attuale primo ministro, Shinzo Abe, il programma è stato a lungo criticato dai sindacati perché consente alle imprese di assumere lavoratori di paesi stranieri a bassa retribuzione e con pochi diritti.
Sono centinaia i decessi correlati al superlavoro - ictus, attacchi di cuore e suicidi - che sono segnalati ogni anno in Giappone, insieme a una serie di gravi problemi di salute - sintomi delle esigenze dei padroni poste ai lavoratori -

Il Libro bianco sulla Karoshi, che è il termine con cui si indica la morte per superlavoro.

Ha rilevato che, nonostante i tentativi di alcune aziende di stabilire un migliore equilibrio tra tempo libero e quello lavorativo, i giapponesi hanno orari di lavoro molto più lunghi rispetto a quelli di altri paesi. Secondo il rapporto, il 22,7% delle aziende intervistate tra dicembre 2015 e gennaio 2016 ha dichiarato che alcuni dei loro dipendenti registrano più di 80 ore di straordinario al mese - che è la soglia ufficiale per cui la prospettiva della morte da lavoro diventa seria. Il rapporto ha aggiunto che circa il 21,3% dei dipendenti giapponesi lavorano 49 o più ore alla settimana in media, ben al di sopra del 16,4% registrato negli Stati Uniti, del 12,5% in Gran Bretagna e del 10,4% in Francia.
Il governo del Giappone ha finalmente lanciato l'allarme, dichiarando che il 20% dell'intera forza lavoro è a rischio di morte da superlavoro, in pratica un lavoratore su cinque è a rischio di Karoshi. Intanto le richieste di risarcimento per Karoshi è salito a un livello record di 1.456 nel corso dell'anno (2016) e secondo i dati del ministero del lavoro, in particolare nei settori in cui vi è carenza di manodopera e l'assistenza sanitaria è scarsa o quasi inesistente. Ma Hiroshi Kawahito, segretario generale del Consiglio Nazionale della Difesa per le vittime di Karoshi, ha detto che la riluttanza del governo a riconoscere le morti Karoshi nasconde il numero effettivo dei decessi, che potrebbe essere 10 volte superiore a quello dichiarato.

"Il governo organizza molti simposi e rende manifesto il ​​problema, ma è solo propaganda", ha detto Kawahito all'inizio di quest'anno. "Il vero problema è la riduzione dell'orario di lavoro, e il governo non fa abbastanza."

I rischi per la salute associati a lunghe ore di lavoro sono stati evidenziati ulteriormente all'inizio di questo mese dopo che Matsuri Takahashi dipendente di 24 anni del gigante della pubblicità Dentsu,  era stato spinto a suicidarsi a causa dello stress causato dal prolungato orario di lavoro.
Una settimane prima della sua morte, Takahashi aveva condiviso il suo crescente senso di disperazione sui social media.

"Voglio morire", aveva scritto in un post. Sono fisicamente e mentalmente in frantumi."

La madre, Yukimi, ha detto che la morte di Matsuri ha dimostrato che le aziende mettono sempre il business al centro dei propri interessi prima che il benessere dei dipendenti.

"Mia figlia raccontava ai suoi amici e colleghi che riusciva a dormire solo 10 ore a settimana e l'unica cosa di cui sentiva il bisogno era quello di dormire ... Perché è dovuta morire?", ha detto alla rete televisiva TBS.
Takahashi, che era entrata alla Dentsu nel mese di aprile, aveva svolto regolarmente più di 100 ore di straordinario al mese, compresi i fine settimana, nella divisione pubblicità su Internet della società. Il ministero della salute ha registrato 93 casi di suicidi o tentativi di suicidio direttamente legati alla pressione di lavoro durante l'anno. Ma l'agenzia di polizia nazionale attesta che il lavoro è stato in parte responsabile dei 2.159 suicidi nel 2015.

Il Giappone ha "i peggiori standard per gli orari di lavoro tra le nazioni avanzate". Una legge del 2014 che prevedeva nuove normative in merito e cercare di contrastare il Karoshi non aveva cambiato la cultura del lavoro giapponese, che si basa prevalentemente sulla devozione all'azienda e sul sacrificio di sé, anche a scapito della salute. Nonostante gli orari assurdi a cui i lavoratori sono sottoposti, un inchiesta ha accertato che alla fine, questo non aumenta la loro produttività.
Mentre negli ultimi anni in Occidente si discute su come lavorare meno e in modo più produttivo, per poter trascorrere più tempo con la famiglia e dedicarsi al tempo libero, in Giappone, non c'è nemmeno un termine per il "work-life balance": "Karoshi", sembra inevitabile nell'estenuante cultura del lavoro nipponica.

Tutto è iniziato negli anni '70, quando i salari erano relativamente bassi e i dipendenti volevano massimizzare i loro guadagni, continuato nel boom degli anni '80, quando il Giappone è diventato la seconda più grande economia del mondo e ancora dopo la bolla scoppiata alla fine dei '90, quando le aziende hanno iniziato la ristrutturazione e i lavoratori, impauriti dalla minaccia dei licenziamenti hanno accettato la diminuzione delle garanzie e dei diritti per garantirsi un futuro. La grande quantità di immigrati, lavoratori irregolari - che lavorano senza tutela sindacale e senza una minima sicurezza sul lavoro - ha ancor più aggravato la situazione dei workers nipponici.

"Il lavoro straordinario è sempre lì. E 'quasi come se fosse parte dell' orario di lavoro regolare", ha detto Koji Morioka, professore emerito alla Kansai University, a capo di un comitato di esperti nominati dal governo per contrastare e combattere il Karoshi . "Nessuno è costretto, ma i lavoratori considerano lo straordinario come obbligatorio."
Oltre ai suicidi e i 189 morti stimati dal Ministero, stime non ufficiali parlano di migliaia di morti. Karoshi è stato a lungo considerato un problema che colpisce soprattutto persone di sesso maschile, ma i sindacati indicano che un numero crescente di donne muoiono per propria mano. La cosa che più colpisce è che molte sono giovani, spesso tra i 20 e i 30 anni. Hiroshi Kawahito, avvocato e segretario generale del Consiglio di Difesa Nazionale per le vittime di Karoshi, che lotta per le famiglie delle vittime aveva in precedenza assistito la famiglia di un giornalista di soli 30 anni morto per un attacco cardiaco.


La madre di Matsuri Takahashi
In realtà non è cosa rara in Giappone morire a 30 anni per attacchi di cuore.

Come abbiamo già detto, Karoshi è un problema che colpisce la società giapponese ormai da diversi decenni, ma è da qualche anno che il governo ha approvato una legge per cercare di fermare quest'autentica strage. L'atto fissa obiettivi specifici, come la riduzione della percentuale di dipendenti che lavorano per più di 60 ore a settimana dall' 10 al 5 per cento entro il 2020; sta anche cercando di convincere i lavoratori a prendere le ferie pagate accumulate negli anni. La maggior parte dei lavoratori giapponesi hanno diritto a 20 giorni di ferie l'anno, ma sono in pochi ad usufruirne, a causa di una cultura del lavoro in cui i giorni di riposo sono considerati come un segno di rallentamento e di mancanza di impegno verso gli obbiettivi aziendali.

Il karoshi è aggravato dalla relativa debolezza dei sindacati, che si sono preoccupati principalmente dell' aumento dei salari, piuttosto che accorciare l'orario di lavoro, e sconfiggere la pratica giapponese di avere lo stesso lavoro per tutta la vita. La maggior parte degli studenti universitari che vengono assunti in società private e pubbliche dopo la laurea hanno l'aspettativa che saranno lì fino al raggiungimento dell'età pensionabile



  


 

15/07/15

Ama o muori: Susumu Yokota (In memory)

Di nuovo quì a commentare e ricordare un musicista per noi importante, e di cui avevamo già parlato. Lo sconcerto è che Susumo Yokota, musicista, produttore e artista a tutto tondo giapponese ci lascia ad appena 54 anni. La scomparsa risale al 27 marzo dopo un lungo periodo di malattia ma la notizia della sua morte è stata annunciata dalla sua famiglia solo questa settimana. Un periodo davvero nefasto per la musica: solo l'altra settimana siamo stati costretti a commemorare il grande Chris Squire, anche lui scomparso a causa di un male incurabile.

Susumo Yokota era un economista prestato all'arte e alla musica, inizialmente come techno dj e compositore. Nei primi anni 1990 era molto noto nei locali di Tokio, e come DJ aveva sviluppato un sound che univa techno e housecon sonorità jazzy, prima di dedicarsi completamente alla musica ambient e all'elettronica . Diversi gli album diventati punti di riferimento per tutto il movimento ambient: Sakura e Grinning Cat inclusi. Considerato un classico della musica ambient anche The Boy and the Tree. Sono stati anche dischi che hanno rappresentato i migliori risultati a livello commerciale per le varie etichette con cui ha collaborato, in particolare per la Leaf e la Sublime. Sia con il proprio nome o con lo pseudonimo di 246, Yokota ha pubblicato molti dischi nel corso della sua prolifica carriera su etichette come Leaf, Lo Recordings, Reel Musica, Sublime, e la sua Skin Tone. Dreamer, il suo ultimo , è stato pubblicato dalla Lo nel 2012.
Il successo che i lavori di Susumo avevano riscosso è stato ancora più straordinario per il fatto che a malapena li aveva promossi: ad esempio, in Europa aveva suonato dal vivo pochissime volte. Amo Susumo Yokota perchè la sua musica è sempre stata del tutto personale, individuale, esoterica e mai però indulgente. La creazione di gioielli musicali, intricate basi e tessuti sonori hanno scintillato come pochi. Non l'ho mai visto dal vivo e non c'è dubbio che la sua reputazione sarebbe di gran lunga superiore a molti dei suoi contemporanei, se la gente avesse avuto modo di poterlo ascoltare in esibizioni live. Ci mancherà molto, anche questo, senza ombra di dubbio...

Ripubblico il piccolo post che gli avevamo dedicato tempo fa, integralmente. Il video della sua versione di Golden Years di Bowie è scomparso da Youtube, ma sarà mia cura e premura di costruirtne uno nuovo e caricarlo sul mio account video.


Già, centra sempre Bowie, non c’è che dire. Così scovai una raccolta di artisti emergenti che rifacevano alcuni dei suoi successi e quello più convincente fu la rivisitazione di Golden Years fatta da Susumu Yokota. Artista nipponico poliedrico, musica, pittura, installazioni multimediali.. quella cover di Bowie mi colpì tanto da rovistare nel suo vasto catalogo (il primo lavoro è del 1992) senza, tra l’altro, nessun rimpianto. House, techno, ambient, sperimentazione con variazioni orientali, originale e affascinante. Grinning Cat è più che altro musica classica d’avanguardia, rarefatta e tecnologica, romantica e decadente, concentrata fortemente sul pianoforte, in alcune parti fortemente campionato. Un disco minimale , con alcune tracce inquietanti e tristi ma dieci brani sinuosi e molto differenti tra loro, anche se non sembra. Da ascoltare con i primi scrosci di pioggia autunnali. (O mentre si osserva la città illuminata di notte, fumando sigarette dalla finestra d'ospedale). La ricerca continua..
Grinning_Cat.rar








19/06/15

Tokyo Tower Wax Museum

INTERZONE ha dedicato più di un post al Giappone e a Tokyo in particolare, una città senza dubbio affascinante e degna di essere scoperta, magari con una visita e qualche settimana da dedicargli. Il Tokyo Tower Wax Museum ad esempio, è un museo delle cere privato, che oltre alle solite figure di grandi nomi come The Beatles, Gesù, astronauti giapponesi, è, udite dite, la sede di numerose altre statue di cera più esoteriche e addirittura un'intera sezione dedicata al krautrock: compaiono Tangerine Dream e Ash Ra Tempel, Faust, e moltissimi altri, da Frank Zappa. a Klaus Schulze. Peccato, perchè questo strano museo delle cere, di proprietà di Gen Fujita, che comprende anche oggetti di memorabilia e intere e eclettiche collezioni di dishi che riflettono la passione del proprietario del museo per tutte le cose prog, chiuderà i battenti il 1 °settembre, lasciando la sua bizzarra collezione di cere krautrock senza casa. Intanto la filiale appena aperta a Tokyo di Madame Tussauds ha aggiunto la statua di Ryuichi Sakamoto alla sua collezione...







10/01/15

Tokyo Rockabilly Club

photo Daniel Rubio
Si dice che il rock'n'roll non muore mai, e c'è una chiazza di sottocultura, fatta di capelli impomatati con oscene quantità di gel e giacche e pantaloni e tute in pelle nera, in un angolo di Tokyo, che lo fa rivivere alla grande e che celebra lo spirito ribelle di una era.

Ogni domenica nella città del famoso Yoyogi Park, vicino alla stazione Meiji-Jingumae, per trent'anni il Tokyo Rockabilly Club ha raccolto un passato, dal 1955, quando "Rock Around the Clock" fece la prima apparizione in Giappone, e subito dominò le classifiche musicali del paese. Naturalmente la gente non poteva andare su iTunes e scaricare il nuovo singolo, e nemmeno andare a cercare informazioni sull'artista su Wikipedia, così come può fare oggi un adolescente, e in quegli anni, quello che si poteva fare per avere le canzoni preferite era acquistare un registratore e cercare le canzoni alla radio per registrarle su nastro, oppure cercare una band o un cantante che eseguivano cover. La cultura e lo stile americano Rockabilly divenne tradizionale grazie alle etichette musicali giapponesi che intuirono di poter realizzare profitto grazie alle band dedite alle cover degli artisti a stelle e strisce. Questa tendenza vide una rinascita nel 1970, non solo nella musica ma nell' estrema re-immaginazione della moda, che è probabilmente il modo in cui nacque il Tokyo Rockabilly Club.



Tokyo è sinonimo di tribù e sottoculture, e i Rockabillies danno un senso reale della città dello yin-yang, senso che può essere tranquillo e sereno da una parte, ma estremo, oltraggioso e ribelle, dall'altro. E' possibile che questa sottocultura sia stata anche influenzata da una precedente cultura giovanile giapponese chiamata il "Kaminari zoku" (Thunder tribù ), considerata all'epoca, nel 1950, una pericolosa banda, che scorrazzavano con moto truccate, guide spericolate, gare di velocità sulle strade cittadine e risse. Esprimendo insoddisfazione per la società tradizionale giapponese, vestiti in modo simile ai Rockers britannici della stessa epoca, sventolando bandiere imperiali, provocavano violenti scontri con la polizia giapponese a colpi di mazze da baseball e bottiglie incendiare. Molti erano ex militari, addirittura piloti kamikaze sopravvissuti alla guerra.


Oggi, l'ideologia zoku Kaminari è scomparsa a tutti gli effetti, ma i loro "discendenti" si ritrovano ogni Domenica allo Yoyogi Park di Tokyo.
Negli ultimi anni, molte le donne che hanno aderito alla vivace scena. Alcune ragazze abbinano l "American greaser style" dei ragazzi, che pagano un'attenzione maniacale ad ogni dettaglio,( dalle marche dei pettini che spuntano dai loro Levi 501s) al loro modo in cui effettivamente si pettinano e si muovono. C'è anche una presenza (di supporto) di ballerini/e swing e signore vestite con gonne a barboncino stile anni '50, aggiungendo un tocco di colore alla piazza. Anche membri a quattro zampe sono accettati nel gruppo.


Mary Cherry


Laika AC

via MessyNessy.com

Nihon Ska Dansu 
"Land Of The Rising Ska - The Best Of Japanese Ska"

Non solo Rockabilly, ma rock, soul, elettronica, punk e..toasters ! Il Giappone, e Tokyo in particolare, ha un grande fermento musicale, anche se non brilla propriamente per originalità. Come per il fenomeno Rockabilly, le giovani band nipponiche si rifanno per lo più ai movimenti e alle mode occidentali, americane e inglesi in primis.
Questa raccolta di ska (J-Ska) è uscita prima come Skaville Giappone Vol. 1, esclusivamente in Giappone, mentre quella che presentiamo quì (la versione Luna Ska) è stata pubblicata poco dopo, nel 1997.  





18/07/13

Tokio Vice, Underworld Giappone

Incontro con Jack Adelstein, giornalista e scrittore americano autore di Tokio Vice, impressionante reportage sulla Yakuza giapponese e che oggi, minacciato di morte, vive sotto scorta.

di Junko Terao 
TOKYO
Sono arrivati di notte, con il buio, le braccia tatuate coperte e i guanti a nascondere le dita mancanti, per non dare nell’occhio: i primi soccorsi, poche ore dopo lo tsunami che l’11 marzo ha devastato la costa nordorientale del Giappone, li hanno portati gli uomini della yakuza. Decine di camion carichi di medicine, coperte, cibo, acqua potabile e torce elettriche sono partiti da Tokyo diretti nel Tohoku. Non solo. Nei dieci giorni successivi alla catastrofe, a mantenere l’ordine nei rifugi allestiti per i sopravvissuti c’erano più gangster che poliziotti. Pare che per scoraggiare gli sciacalli sia più efficace un tatuaggio in bella mostra che una divisa con distintivo. Come e perchè i gruppi che controllano il crimine organizzato si siano dati tanto da fare ce lo spiega Jake Adelstein, giornalista diventato suoi malgrado un esperto di yakuza, paladino (come recita la sua firma) e autore di Tokyo Vice, uscito in Italia per Einaudi Stile Libero (466 pp., 19,50 euro).

<<I vari gruppi, ce ne sono 22 riconosciuti, si presentano come associazioni benefiche e seguono un codice d’onore che ha come principio di base l’assistenza ai più deboli. Chiaramente non c’è solo una spinta filantropica dietro la mobilitazione seguita allo tsunami, ma posso assicurare che il codice d’onore é rispettato dalla maggior parte degli yakuza. La criminalità organizzata ha una storia di soccorsi post-catastrofe alle spalle: la prima volta è intervenuta nel 1964, dopo il terremoto Niigata, poi nel '95 a Kobe - dove peraltro la sede della Yamaguchi-gumi, che con 40mila uomini é il gruppo più numeroso di yakuza, occupa un intero quartiere>>. A una grande operazione d’immagine, non c’è dubbio, utile soprattutto ad assicurarsi una fetta della ricostruzione, dato che l’edilizia e il settore con cui la yakuza è diventata cosi potente nel dopoguerra, quando c’era un intero paese da rimettere in piedi. Oltre a fornire i soccorsi, infatti, pare che gli yakuza si siano presentati puntuali con i mezzi necessari a rimuovere i detriti delle città distrutte dall’onda. Da li, allungare le mani sulla cuccagna di appalti è questione di poco. Cosi è successo in passato e cosi sta accadendo nel Tohoku, come ha rivelato un inchiesta di giugno del settimanale Sentaku: l’urgenza di ridare le Case agli sfollati farà chiudere un occhio a chi, in teoria, ‘dovrebbe vigilare sull’assegnazione degli appalti.

Abbiamo incontrato Jake Adelstein a Tokyo in un tranquillo quartiere residenziale, nella casa da dove fa la spola con gli Stati Uniti. Dal 2005 la sua famiglia, moglie giapponese e due figli, vive li per ragioni di sicurezza. <<Farli restare sarebbe stato troppo pericoloso>> spiega lui, che dal 2008 vive protetto dalla polizia e quando è in Giappone è scortato da una guardia del corpo, un ex boss della yazuka senza un mignolo. La storia di come é arrivato a questo punto la racconta in Tokio Vice, un po’ autobiografia, un po’ romanzo hardboiled che sve la i retroscena del giornalismo investigativo in Giappone ma, soprattutto, un tuffo nell’underworld del Sol Levante, “per vedere cosa c’é davvero sott la superfice di una società apparentemente pacifica e tranquilla”. In quel mondo buio, violento, che' puzza di alcol e fumo, tra ragazze vendute, stuprate e morte ammazzate, strozzini, personaggi scomodi ‘suicidati’ e detective insonni, Adelstein ha vissuto per dodici anni, dal '93 al 2005, come reporter dello Yomiuri Shimbun, il quotidiano più letto nel paese, primo giornalista straniero ad entrare nel gotha dell’informazione nipponica.

<<Per mia fortuna sono Stato subito assegnato alla sezione di polizia che seguiva i crimini legati alla yakuza>>, racconta Adelstein. Allora, però, non immaginava il peso che la mala giapponese avrebbe avuto nella sua vita. Allora non aveva ancora idea di chi fosse Tadamasa Goto. <<Poco prima dl lasciare lo Yomiuri, nel 2005, stavo lavorando a una storia davvero grossa: avevo saputo che quattro anni prima il Capo della Goto-gumi, la più pericolosa delle affiliate alla Yamaguchi-gumi, era volato negli Stati Uniti e aveva avuto un trapianto di fegato al Centro tumori della Ucla. Non ho mai scoperto davvero come ha fatto, ma è passato dall’ 85mo al primo posto della lista, ottenendo un fegato nuovo in sei settimane, quando normalmente ci vogliono almeno tre anni. La Ucla si è giustificata dicendo che il fegato era “scadente”. Penso che li qualcuno sia diventato molto ricco organizzando tutta l’operazione. Più tardi ho scoperto che tra il 2000 e il 2004 altri quattro yakuza hanno subito trapianti nello stesso ospedale, e hanno pagato in contanti. L’ Fbi gli ha procurato il visto in cambio di informazioni sulla Yamaguchi-gumi e sulle sue ‘front company’ negli Stati Uniti. Li la Yakuza ha molti interessi e molti soldi nelle banche americane. So che Goto, però, una volta avuto il fegato, ha fornito solo un quinto dei nomi promessi all’Fbi>>.

Doveva essere la sua ultima inchiesta, la sua “tesi di laurea” per chiudere in bellezza un’esperienza eccitante quanto dura e sfiancante. Invece un giorno riceve la visita di un uomo di Goto con un messaggio chiaro, che lascia poca scelta: o tu cancelli la storia, o noi cancelliamo te e la tua famiglia. Quella di non scrivere più sui giornali giapponesi, se non sotto pseudonimo, è stata, quindi una scelta obbligata. Ma Adelstein ha continuato a occuparsi di yakuza, scrivendone sulla stampa americana e registrando negli ultimi tempi il diverso atteggiamento delle autorità verso la criminalità organizzata. <<Qualcosa sta cambiando. La yakuza è sempre stata considerata un male necessario, il prezzo da pagare per tenere pulite le strade. Fino a poco tempo, fa tra la polizia e la criminalità organizzata spesso c’è stato un rapporto di collaborazione. Per questo in Giappone non esiste una legge contro il crimine organizzato, nessun governo liberaldemocratico ha mai avuto interesse a farla. Addirittura in passato ci sono stati casi di membri della yakuza entrati in politica: Hamada Koichi, per esempio, prima di diventare senatore era stato nella Inagawakai, il terzo gruppo del paese per numero di affiliati. O il nonno dell’ex premier Junichiro Koizumi, un ex gangster noto come il “ministro tatuato”. Nemmeno il Partito democratico, al potere dal 2008, ha inserito la lotta contro la criminalità organizzata nel suo programma politico. E non e un caso. Nel 2007 i democratici hanno fatto un patto con la Yamaguchi-gumi: la più grande famiglia di yakuza avrebbe garantito il suo sostegno, e in cambio i democratici avrebbero lasciato qualsiasi progetto di legge contro il crimine organizzato in soffitta. E cosi è stato>>.

In effetti, finora a Tokyo, dove si è appena insediato il sesto primo ministro in cinque anni, non si é parlato di legge antiyakuza. <<Con una legge ad hoc puoi arrestare i capi di un organizzazione per i crimini commessi dai loro sottoposti. Ln Giappone, invece, se un “soldato semplice” commette un omicidio, la catena di responsabilità si ferma li. Viene processato, il gruppo a cui appartiene gli fornisce un avvocato, finisce in prigione ma sa che nel frattempo la “famiglia” provvederà a mantenere moglie e figli e che quando uscirà verrà ricompensato a dovere. Non essendoci programmi di protezione dei testimoni o una legge sui pentiti mancano gli incentivi a collaborate con la giustizia>>.

Qualcosa però ultimamente è cambiato. <<Dato che la yakuza non è considerata fuori legge, la polizia cerca almeno di renderle la vita difficile. L’attuale capo dell’Agenzia nazionale di polizia dal 2010 ha fatto adottare alle singole prefetture (regioni) delle clausole da inserire in ogni genere di contratto - dall’apertura di un conto in banca a un contratto d’affitto, ai contratti nell’edilizia - che bandiscono ogni legame con il crimine organizzato. Se un costruttore si rivolge a ditte gestite dalla yakuza - molti se ne servono per sgomberare, con minacce e altri mezzi poco ortodossi, gli edifici sul terreni a cui sono interessati - lui non può essere arrestato, perché pagare la yakuza per fare un lavoro non è illegale, ma il suo nome viene reso pubblico, il che implica un azzeramento degli affari e una condanna alla bancarotta. E’ successo alla Suruga corporation, una grossa azienda di costruzioni e vendita di immobili. Nel 2008 aveva pagato 50 milioni di dollari a una ditta di facciata della Goto-gumi, proprio per un servizio di sgombero. Hanno arrestato qualche uomo del gruppo ma non il proprietario dell’azienda, che però é fallita dopo che la vicenda é venuta a galla. Un altro esempio: se chi apre un conto in banca non dichiara subito di avere legami con la yakuza quando firma il contratto, in seguito può essere perseguito per frode. Queste misure cercano di supplire alla mancanza di una legge anticrimine e credo che qualche effetto avranno. Anche perché le aziende avranno sempre meno denaro a disposizione, e ricorrere ai servizi forniti dalla yakuza sarà sempre meno conveniente>>.

Come mai proprio adesso questo giro di vite? <<Perché si è rotto un equilibrio. Finora il tacito accordo tra autorità e criminali prevedeva che la yakuza rimanesse nell’ombra. Nell’estate 2010, invece, quando è scoppiato uno scandalo che ha bloccato il campionato di sumo, è successa una cosa inedita: cinquanta membri della Kodokai, un’affiliata della Yamaguchi-gumi particolarmente indomita, hanno sfilato davanti alle telecamere. Una provocazione inaccettabile che si aggiungeva a una serie di altri episodi in cui la Kodokai si era mostrata pronta a combattere. Nel 2007 la polizia aveva fatto irruzione in una sede della Kodokai e i poliziotti avevano trovato le foto dei loro familiari appese alle pareti. Cose di questo genere. Il 30 settembre il Capo dell’Agenzia nazionale di polizia ha radunato tutti i comandanti del paese e ha dato un ordine preciso: distruggere la Kodokai, il passo necessario per attaccare la Yamaguchi-gumi. Lo scandalo del sumo non è scoppiato a caso. Tutti sapevano dei legami tra il sumo e la yakuza, del fatto che i lottatori erano nel giro di scommesse clandestine sulle partite di baseball, ma solo quando la Kodokai ha tirato la corda, la stampa ha scoperto l’acqua calda e ne ha parlato scatenando il putiferio>>. L’ultimo scandalo legato alla yakuza è quello che ha travolto Shinsuke Yamada, “il Jay Leno della tv giapponese”, come lo definisce Adelstein, che lo scorso agosto si è dovuto ritirare dalle scene dopo che i suoi rapporti con il crimine organizzato sono diventati di dominio pubblico. Una vicenda che ha messo in evidenza un altro aspetto della ramificazione della yakuza, i cui tentacoli sembrano arrivare ovunque: la sua presenza nell’industria dello spettacolo. Di questa e altre storie Jake Adelstein continua a scrivere su japansubculture.com, una fonte di notizie e aggiornamenti dall’underworld nipponico.

Quanto alla storia che gli ha cambiato la vita, quella di Goto e del suo fegato nuovo, Adelstein alla fine l’ha scritta nel 2008 sul Washington Post. Nel frattempo Goto si è ritirato ed è diventato un monaco buddista.ll chenon gli ha impedito di inserire nella sua autobiografia, uscita nella primavera 2010, una minaccia di morte chiaramente diretta a lui. Toshiro Igari, l’avvocato a cui Adelstein ha chiesto aiuto per fare causa all’editore, molto attivo contro il crimine organizzato, é stato trovato morto in una stanza d’albergo a Manila. Per la polizia si é trattato di suicidio, e il caso è stato chiuso. <<Se devono eliminare qualcuno fanno cosi. E stalo cosi anche con Itami Iuzo, un cineasta scomodo che alla fine hanno ’suicidato’ buttandolo giù da un edificio. Igari non era depresso e non ha lasciato nessun messaggio. Eravamo d’accordo che al suo ritorno dalle Filippine avremmo deciso cosa fare con l’editore>>. E’ stato questo l'ultimo episodio di una guerra non ancora finita.

da Alias, 17 settembre 2011


28/03/11

Alert ! Fukushima












Il Giappone ha fama di avere un potente sistema sanitario nazzionale. Ha un sistema sanitario nazionale a disposizione per tutti i cittadini con una particolare attenzione gli anziani,e offre l'assicurazione sanitaria a centinaia di milioni di persone, cosa che comunque è obbligatorio avere se si è cittadino della loro nazione. D'altra parte hanno un tasso di..obesità molto basso mentre questo cresce a dismisura negli USA,fattore importante sul costo sanitario nazionale,dato che l'obesità è carrello di moltre altre patologie(asma,malattie cardiocircolatorie,diabete..).L'efficienza tecnologica nipponica è risaputa. Investono pochissimo (l'1%) per gli armamenti riversando fondi cospicui nella ricerca e lo sviluppo tecnologico portando il paese in rapidi progressi in tutti i campi.E' uno dei paesi più forti soprattutto nei settori della macchine e dell'informatica, leadership nella robotica,una buonissima istruzione, una qualità complessiva della vita elevata. Ed è sostenuto da molti essere il posto migliore dove impiantare una società tecnologica invece che negli Stati Uniti. Tra qualche hanno il denaro scomparirà dalla vita dei giapponesi,insieme a carte di credito e documenti di riconoscimento:grazie al sistema Wallet,che è un sistema di sicurezza e informazione attraverso i cellulari. Questo a dimostrazione di quanto la tecnologia giochi un ruolo di qualità nella vita dei cittadini e come essa sia messa a disposizione dei cittadini stessi. Un elenco di innovazioni inaudito con una massa di informazioni prodotte senza precedenti,comunque.Il Giappone è anche il paese che ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire un esplosione nucleare, un paese che sa cosa vuol dire vivere su delle isole soggette a terremoti, eha ben 55 centrali nucleari. Ora proprio a causa di un terremoto è successo quel che è successo a Fukushima. Fà alquanto impressione e fà spavento le facce e le espressioni dei dirigenti e tecnici del sito atomico esploso che in televisione continuano a scusarsi e a fornire informazioni di cui il popolo giapponese (e ormai tutto il mondo) diffida. La situazione è molto più grave di quanto vogliano far credere sopratutto perchè la densità di popolazione è molto più elevata rispetto a Chernobyl a fronte della quantità di fuoriuscita del materiale minore,a loro dire. Il punto è che se in questa nazione così avanzata è accaduta una tragedia simile come non pensare che non possa accadere altrove? Superficialità e negligenze ci saranno pure ma la questione è che il nucleare è un energia che non si può produrre senze conseguenze perchè non si possono prevenire eventi di clamità naturali oltre alla superficialità e alle negligenze. Inoltre non è in pericolo solo il paese che la produce:si pensi ad un esplosione in Francia ,o in Svizzera.. Qui in Italia non sappiamo smaltire i rifiuti ne riconvertirli in energia e in prodotti (creando cosi economia come tanti paesi hanno imparato a fare),come pensano di fare una volta che ci saranno quei fustoni? Sottoterra? In mare? Sarebbe il disastro in un paese già martoriato. Il contrappasso è il taglio dei fondi all'energie rinnovabili in attesa dell'avvio del progetto nucleare italiano affidato a..Scajola,lo stesso Scajola che non ricorda chi cazzo gli ha comprato un super appartamento con vista sul Colosseo!(Crozza dicet) Speriamo nel referendum e sul'opposizione che si farà al tentativo che faranno per ribaltarlo anche il caso di vittoria del Si. In Germania,paese con centrali e che dopo Fukushima ha deciso di sospendere il programma, in alcuni lander importanti i verdi hanno stravinto le elezioni,premiati per la continua e netta battaglia antinucleare. Un velo pietoso sui verdi italiani e i loro ..disastri, appunto.