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15/03/16

Bowie prima di Ziggy. A Bologna

Bowie before Ziggy.
Fotografie di Michael Putland
Mostra omaggio a David Bowie che, attraverso le immagini e le memorie del fotografo britannico, racconta un giorno nella vita di Bowie, poco prima che questi prendesse gli abiti e le sembianze di Ziggy Stardust. Le foto sono state infatti scattate nell’allora residenza di Bowie, Haddon Hall, il 24 aprile del 1972. Le registrazioni di Ziggy Stardust and the Spiders from Mars erano terminate da qualche settimana e, il disco, sarebbe stato pubblicato poco dopo. Il 28 aprile esce infatti il primo singolo dell’album "Starman”. Quel 24 aprile, Bowie, nella calma che precede la tempesta che lo avrebbe reso un fenomeno planetario, dipinge il soffitto di casa sua indossando un abito disegnato insieme all’amico stilista Freddy Buretti. Lo stesso abito che usava sul palco, in quel periodo, e che sarebbe stato immortalato nella coverdi Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. È un Bowie molto rilassato, quello che accoglie Putland, avviato all’apice della sua popolarità e già molto sicuro della sua immagine. Un immagine e un immaginario che sta costruendo da anni, utilizzando non solo la musica ma anche trucco e abiti. ONO arte, insieme a Michael Putland col quale ha avviato una collaborazione ormai da anni, ha deciso di dedicare una mostra a David Bowie ampliata da qualche scatto pre e post Ziggy Stardust e da altri provenienti dallo Station to Station Tour, dopo averne dedicate altre due nel passato all’artista recentemente scomparso. La prima risale al 2012 ed era legata alla cosiddetta trilogia Berlinese, quando Bowie era forse nel suo periodo di minor popolarità. Il primo infarto che lo aveva colpito nel 2004 aveva azzerato le sue performance live e le uscite discografiche.Con lamostra volevamo testimoniare l’influenza che Bowie ha avuto non solo nel mondo della musica ma anche nel costume, nella società e nella cultura in genere,e non solo nel mondo occidentale. Bowie a Berlino inventa e reinventa se stesso e soprattutto codifica, a modo suo, il significato di “Europa e di europeo” estrapolandone un concetto che è presente nei dischi della Trilogia. L’intuizione dell’importanza estetica Bowie nel panorama culturale europeo trova riscontro quando pochi mesi dopo l’apertura della nostra mostra di Bologna inaugura al Victoria & Albert Museum di Londra la mostra David Bowie Is che apre di fatto la porta principale dei musei alla cultura popolare.

Siamo nel 2013 e l’8 gennaio dello stesso anno, senza nessuna campagna promozionale, esce The Next Day penultimo disco di Bowie. La copertina è una rivisitazione della cover dell’album ‘Heroes’ per la quale fu scelta una foto di Masayoshi Sukita le cui opere ONO ha esposto in una mostra dello scorso marzo (2015) con un quadrato bianco che copre la parte centrale dell’immagine. Oltre alla copertina del disco anche il primo singolo,We are we now, è un chiaro riferimento al suo periodo berlinese come momento culminante, dal punto di vista creativo, umano e personale, della sua carriera. Questa terza mostra vuole essere un omaggio a David Bowie e si configura come la tappa zero di un progetto di più ampia portata a cui ONO sta lavorando insieme all’Archivio che gestisce l’immagine dell’artista.

La mostra (12 marzo - 30 aprile 2016) è composta da 27 fotografie di Michael Putland in diversi formati e il lavoro grafico di Terry Pastor, designer che realizzò la copertina di Ziggy Stardust e Hunky Dory

ONO arte contemporanea

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21/09/15

Musica e politica: il Blocco danzante, Scritti Politti

Nessuna città colpì il mio immaginario di ragazzo ribelle e desideroso di vita ed esperienze come la città di Bologna. Bologna la rossa, la città bonaria e accogliente, la città della cultura, delle biblioteche e dei movimenti, la città alternativa del Dams e del welfare per tutti, la città dei partigiani e degli operai, quella dell'Eurocomunismo, e quella in cui arrivavano i capitalisti americani per studiarne la struttura della scuola pubblica, dagli asili alle università, la città delle pensioncine e delle osterie, dei trasporti pubblici e della sanità che funzionano, la città dei mille concerti, della New Wave italiana e del Demenziale, la città in cui si riversano migliaia di giovani da tutta Europa per respirare lo spirito libertario e creativo...
E' stano di come ancora oggi Londra sia un punto di riferimento, per la musica ma per tutte le culture giovanili in genere. Ma c'è stato un tempo in cui .. Londra guardava all'Italia..

<< Dille di andare a lavorare da Tesco/ dille di restarsene a scuola/Dille com’è possibile/ essere derisi tutto il giorno/(...) Maltrattata all'ora del te?/ Di Sopra nella sua stanza, da sola./ Qualcosa che lei non sa:/ il blocco danzante di Bologna/ ci mantiene vivi./ Qualcosa in Italia >>.




Si resta ancora sorpresi a riascoltare il primo singolo degli Scritti Politti, Skunk Bloc Bologna, per quella apparizione del fantasma del nostro Settantasette dentro uno degli atti di fondazione del post-punk inglese. Siamo nel settembre 1978. La sorpresa è questa: mentre in Italia la cosiddetta “ala creativa” del Movimento sconfitto e disperso guardava anche al punk e alla new wave per rimettere assieme i cocci, laggiù sembravano fare lo stesso con noi. Coi nostri fantasmi. Si diceva allora: “L’anomalia italiana".

 Musicalmente siamo in piena epoca New Pop, nient'altro che l'innamoramento delle band post punk per uno stile decisamente retrò: non si esplorava più la black music moderna nè l'elettronica, ma si tornava alla chitarra e a una formazione rock classica. In generale ci fu una fissazione generale per gli anni '60, e per un sound dance pop, anche se alcune eccezioni resistevano, Cabaret Voltaire tenevano alto un genere che continuava a crescere (l'industrial) mentre Pop Group mantenevano la continuità con le sonorità post punk. Gruppi come Style Council, Redskins, Gang of Four e Scritti Politti rappresentavano la scuola pop socialista: si ispiravano alla filosofia, alla teoria politica, alla critica d'arte. La loro preoccupazione era quello di capire cosa fosse reazionario e quale fosse la strada giusta per ripartire dopo il punk. Nei testi tutto si metteva in discussione, c'era l'ansia e i dubbi e la critica costante di sè e di tutti gli altri. Il primo singolo degli Scritti Politti fu proprio Skank Bloc Bologna. Era ispirato da quello 'che succedeva in Italia nel 1977, e al fatto che all'epoca Bologna era una citta amministrata dai comunisti, mentre per quel che riguarda lo skank, era semplicemente quello che riempiva lo squat dove vivevano i membri del gruppo, ventiquattr’ore al giorno - dub e lovers rock non stop.
Skank Bloc Bologna è un pezzo bizzarro, sinuoso, diviso giusto a metà tra un recitativo ispirato al Canterbury Sound - prima di assistere al concerto dei Sex Pistols che cambiò loro la vita, gli Scritti Politti adoravano gli Henry Cow - e un ritornello che ha le cadenze cristalline del reggae. Su tutto, una specie di apologia del dilettantismo, un suono fai-da-te, primitivo e incerto. Il disco fu autoprodotto grazie a un prestito di 500 euro del fratello del batterista. Inciso in uno studio di Cambridge, perché costava meno; imbustato sui tavoli della casa occupata dove vivevano gli Scritti, 300 copie alla volta; distribuito nel negozietto di Rough Trade a Portobello. Sulla copertina apparivano i costi sostenuti: <<controllo dei mezzi  di produzione>>.  Skank Bloc Bologna si può facilmente ritrovare nella recente antologia della band inglese, 33 anni dopo.
Ai giornalisti che bussano alla porta dello squat di Camden capitava di sentir citare indifferentemente Gramsci e Marx, Roland Barthes, Julia Kristeva, Jacques Derrida.
<<Pensavo a diverse cose quando l’ho scritta... Cose come il sessismo, come il disastro nei quali si trovano i ragazzi di qui, specie nelle periferie. .alla differenza tra questo e quel che e successo in città come Bologna>>.
La descrizione della casa occupata degli Scritti Politti:
<<La stanza è scura e dickensiana - ci ricama su Dave McCullough di Sounds - Sedie, piatti e mucchi informi di cose sono sparsi tutto intorno>>. C’è una grande falce e martello sul muro. Ci vivono 18 persone riunite in una specie di assemblea permanente, senza contare i molti che arrivano e si accampano per un po’. <<Era una casa aperta - racconterà molti armi dopo Green Garthside a Simon Reynolds - Perciò ci potevi incontrare i ragazzini difficili scappati da scuola, gli hippy francesi, gli Eurocomunisti italiani. Bastava bussare>>.
Skank è ballare il reggae. Non sentivano altro: dub e lovers rock; Abyssinians, Culture, Joe Gibbs. Green Garthside, l’ideologo; Tom Morley, il batterista coi dreadlocks; Nial Jinks che aveva imparato a suonare il basso in sole tre settimane di pratica, come usava all`epoca. Erano stati compagni al corso di arte del Politecnico di Leeds - da qui la dimestichezza con la semiologia e il decostruzionismo. Erano stati iscritti alla Young Communist League, giovani militanti che distribuivano volantini e si picchiavano in strada coi neonazisti. Scritti Politti - lo si ripetera a memoria durante il periodo di clamorosa popolarità mondiale del gruppo negli anni ’8O – è Gramsci, gli Scritti Politici <<Politti - aggiungerà pure Green - è anche un suono onomatopeico: è il rumore che volevamo fare. E come Tutti Frutti>>. Skank bloc, dunque. Dal blocco storico al blocco skank. Che è un po’ come dire, per tornare al fantasma del nostro Settantasette: <<Dopo Marx, aprile>>.
Gli Scritti Politti vennero spesso i città, soprattutto nel periodo in cui il sindaco comunista fu quello che cercò concretamente di soffocare la parte più radicale del Movimento, che nel 1977 si ribellava in quella maniera davvero carnevalesca, prendendo il controllo del centro citta. Skank Bloc  Bologna era ispirata da quelle persone, radicali che erano persino più a sinistra del Partito comunista ufficiale. Bisogna ricordare che all'epoca, in Inghilterra,  erano molto colpiti dal fatto che ci potesse essere un intera citta nell’ Italia del Nord controllata dai comunisti.

<<Eravamo stati a riunioni dove c’erano diversi giovani comunisti europei - ha raccontato ancora Green a Simon Reynolds - Sapevamo che c’era gente in Italia che stava mettendo in piedi delle radio, si chiamava ancora comunista, ma erano decisamente più selvaggi».  In quei giorni l’ltalia del ’77 sembra riemergere come una cruda metafora poetica per giovani musicisti e politicizzati, che cercavano  in Europa il corrispettivo dall’Apocalisse Rasta. Una landa guerriera, dove convivevano con impossibile leggerezza e prossimità Eurocomunismo, Radio Alice, Brigate Rosse, anzi.. Brigade Rosse.  ll 30 aprile del 1978 Strummer dei Clash sale sul palco di Rock against racism, al Victoria Park di Londra. E’ la prima e la più grande manifestazione di politicizzazione del punk Per l’occasione ha addosso una t-shirt rossa con su scritto,  appunto, <<Brigade Rosse>>.  Incorniciato c’é il simbolo della Raf. Il gesto non fa granchè scandalo, nell’immediato: gli standard della comunicazione dell'época sono decisamente diversi da quelli di oggi…
<<C'era un amore adolescenziale per la guerra, il conflitto, per le fantasie di rivolta, il combattimento di strada, i fucili a Knightsbridge, ma era molto superficiale in poche parole>>, riflette oggi Simon Reynolds sulla questione. Il 1 luglio del 1980 i Clash suonarono a Bologna, in piazza Maggiore. Gratis. In fondo fu una specie di nemesi di quel mito italiano. Il concerto è ricordato per il pellegrinaggio di rockers in citta; un po' meno per la contestazione di un gruppo di punk radicali bolognesi che contestavano ai Clash, il fatto di incidere per la multinazionale Cbs - ed era un classico dell'epoca - ma soprattutto di aver accettato l’invito del Pci, allora in campagna elettorale.
E anche i Clash sono evocati in Skank Bloc Bologna, per tomare cosi al nostro punto di partenza. I versi dicono: <<I rockers sono in citta/I magnilici 6/ I rockers sono in citta/ si sopravvalutano un bel po'>>…





21/05/11

Skank Bloc Bologna: Gaznevada

Nessuna città colpì il mio immaginario di ragazzo ribelle e desideroso di vita ed esperienze come la città di Bologna. Bologna la rossa,la città bonaria e accogliente,la città della cultura,delle biblioteche e dei movimenti,,la città alternativa del Dams e del welfare per tutti,la città dei partigiani e degli operai,quella dell'Eurocomunismo in cui arrivavano i capitalisti americani per studiarne la struttura della scuola pubblica,dagli asili alle università,la città delle pensioncine e delle osterie,dei trasporti pubblici e della sanità che funzionano,la città dei mille concerti,della New Wave italiana e del Demenziale,la città in cui si riversano migliaia di giovani da tutta Europa per respirare lo spirito libertario e creativo,a cui gli Scritti Politti dedicano un intero album..
Possibile che sia stata tutta un illusione..adolescenziale? Avendo vissuto in varie realtà metropolitane italiane certo quella Bologna sembrava davvero un isola felice, un esempio su cui poter costruire proposte e alternative per un buon governo cittadino,ma mai come ora questo paese sembra unificato in uno spettacolo indecoroso e indecente. Alla luce degli ultimi risultati elettorali  in varie città tra cui appunto Bologna, quello che colpisce nonostante tutto è l'incredibile, stridente e vergognoso 30% ottenuto dalla Lega Nord, portavoce di politiche razziste e autoritarie..











Gaznevada