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06/04/13

Vodou, l'arma segreta di Haiti

Una nota battuta haitiana dice che gli haitiani sono al 99% cattolici e al 100% vodouisti.
L’ironia dell’affermazione dovrebbe far riflettere su come il vodou rappresenti un aspetto di Haiti tutt’altro che ovvio e scontato. Il termine stesso cela in sé un sottile paradosso. In senso stretto si dovrebbe infatti dire che il vodou non esiste. Si tratta di un’espressione coniata dai vari osservatori coloniali delle religioni per indicare in modo generico un insieme solo parzialmente omogeneo di pratiche culturali alle quali gli haitiani si riferiscono invece con l'espressione informale di sevì lwa (servire gli spiriti). Questi spiriti sono entità antropomorfe ritenute risiedere nel mondo di Guinen, una specie di Africa «ideale» localizzata anbadlò (sotto Yacqua), e ritenute interagire coi propri servitori attraverso sogni, divinazioni, possessioni.
Per ben comprendere la logica di questa pratica magico-religiosa è necessario dunque aver presente la sua lunga storia socio-culturale. Le origini del vodou haitiano risalgono al XVIII secolo. È in piena epoca coloniale che ha infatti luogo l'incrocio dei vari culti magico religiosi importati in Haiti dagli schiavi africani con il cattolicesimo popolare dei padroni francesi. La prima testimonianza scritta risale al 1693 e consiste in alcune righe contenute nel libro Voyage aux Isles de l’Amerique di padre Labat dedicate alle oscure» pratiche magico-rituali che gli schiavi officiavano di notte e in segreto nelle piantagioni. In questo periodo a causa dell’isolamento , dell’esperienza individualizzante della tratta schiavistica e delle difficoltà di comunicazione all’interno delle piantagioni, non sembra però esistere ancora nulla che possa essere identificato come un’istituzione culturale a pieno titolo. Si può tutt’al più parlare di alcuni gruppi di individui centrati attorno a leader carismatici, localizzati con esiti e forme differenziali nei ghetti urbani, nelle piantagioni e nei campi degli schiavi fuggitivi, operanti in segreto in base a usi e costumi in vario modo ricordati e intrecciati tra loro per far fronte a richieste di ordine non strettamente culturale ma (un ordine pratico e quotidiano: dispute, complotti, assistenza. Non a caso, in questi anni il vodou opererà come una vera e propria strategia di lotta e sovversione anticoloniale rappresentando uno dei più forti fattori di coesione e aggregazione politica nella rivolta vittoriosa contro il regime coloniale francese.
La reale fase «espansiva» e di consolidamento del vodou haitiano ha luogo soprattutto nel corso dell’800 durante il lungo periodo post-rivoluzionario. Isolata tra le valli e le campagne dell'interno, il 90% circa della popolazione è libero di esplicitare quanto in vario modo era emerso e sopravvissuto al periodo precedente. Nonostante la messa in atto di alcune violente ma poco efficaci «campagne anti-superstizione» sul finire del secolo (in larga parte come atto di deferenza verso le potenze europee e la chiesa romano-cattolica), in questa fase il vodou si organizza in tre modi. In primo luogo, vi sono gli esperti, mambo (al femminile) e houngan (al maschile), operanti all’interno della vita e del mondo quotidiano delle campagne a scopo di cura, consiglio, sortilegio e cerimonie sociali. Ad essi si aggiungono varie «società segrete» conosciute come bizango, san-pwel, cochon gfis operanti in parte come organo di interesse personale e in parte come ente di amministrazione della giustizia. Infine, alla base di tutto continua a restare centrale il ruolo svolto dal nucleo familiare legato ai lakou sorti dalle ceneri delle grandi piantagioni coloniali. Questi consistono in nuclei residenziali allargati composti da un terreno, un «pater farnilias» e un nucleo di famiglie legate tra loro a livello parentale, operanti come unità di culto dei lwa e dei mort familiari nello spazio del demembrè (lett. smembrato) e come nucleo di trasmissione del possedimento secondo un principio di heritaj bilaterale basato sull’ inalienabilità familiare del possedimento sia fondiario che spirituale. Sull'onda delle modifiche introdotte dalla invasione Usa del 1915-1934 nella vita e nelle istituzioni di Haiti, il vodou entra nella sua epoca «moderna». In primo luogo, ciò avviene con un incremento della sua presenza nel mondo urbano (a causa delle sempre più pesanti migrazioni interne verso Port-au-Prince) e con il relativo espandersi del vodou legato alle sosietè: nuclei di serviteurs che ruotano attorno alla figura di una mambo o di un houngan operanti a loro volta come centro di riferimento in un contesto di rapida urbanizzazione e di parziale rottura dei legami tra lwa, antenati, terra, e gruppi familiari.

Come usuale nell' instabile storia di Haiti, anche questa fase si esaurisce presto. A seguito del ritiro delle truppe Usa e dopo un breve periodo di governi fantoccio retti a distanza da Washington, il vodou entra nel 1957 nel suo periodo duualielista. Se di queste pratiche afro-caraibiche le epoche precedenti avevano enfatizzato prima il lato rivoluzionario, poi quello familiare-comunitario, e infine quello esotico-spettacolare (e in modo idealizzato quello etnico-nazionalista), il nuovo regime porta a galla adesso il suo aspetto più ideologico e manipolatorio. Grazie agli agganci e alla conocenza del vodou acquistata nel corso del proprio lavoro come medico e etnologo nelle campagne haitiane, una volta al potere, Papa Doc inizia infatti un intensa attività di reclutamento di mambo, houngan e serviteurs finalizzata al loro uso come rete di contatti, pressione e sorveglianza grazie alla profonda influenza e radicamento nel mondo popolare del vodou (più dell’80% della popolazione).