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| photo: Ged |
Piccolo incipit: In questo momento e sul lungo periodo, nessuno si può prendere cura di me ..tranne me. E nessuno meglio di me. Perchè è sempre stato così: l'unico modo in cui si imparano deavvero le cose è sbattendoci il muso. A volte dovrebbe bastare il solo terrore delle esperienze passate ad evitare che certe eventualità tornino a verificarsi. Ma tutti sanno che, spesso, le cose non vanno così. Forse perchè, in fondo, si segue solo la propria natura. Dimentico di dare l'acqua alle piante, ma che posso fare?
Così, in un sabato pomeriggio in cui appunto cercavo di prendermi cura di me, ho trovato questo libricino, pubblicato, credo, nel 2005, che raccoglie racconti usciti sulle pagine di cronaca cittadina di Repubblica: Misteri Romani. Racconti di scrittori famosi e non, con dieci illustrazioni di artisti , in un connubio in cui si racconta Roma attraverso i misteri di un amore, di un odore, di una fotografia, di un ritardo, di un presagio, dello zoo della città.. Racconti molto intimi per chi conosce la città, veri, intensi. Per chi non vive a Roma, un modo credo piacevole per accostarsi ai misteri di questa metropoli. In fondo poco è cambiato da quegli anni e come scrive Marco Lodoli nella prefazione..:"Una città come Roma ha milioni di abitanti, cioè milioni di misteri. Non esiste una sola persona completamente limpida e cristallina, nemmeno una che possa affermare: io sono ciò che vedete. Inoltre, ognuno di noi è un mistero per se stesso.."
Ritornando al piccolo incipit, diciamo tante parole solo per tacerne una che non osiamo ripeterci, nemmeno nella mente. Ci cuciamo addosso un vestito presentabile per coprire nudità imbarazzanti, un fremito che non si placa, a volte una piaga vergognosa..
Racconti di Camilleri, C. Raimo, Erri De Luca, F. Pacifico, Emanuaele Trevi, Valeria Viganò, Laura Pugno, Vincenzo Cerami, Fulvio Abbate, Valentino Zeichen, : Lagioia, E. Albinati, C. Susani, M. Mazzucco, M. Lodoli, C.Lucarelli, L. Ravera, A. Picca, L. Guarnieri, A. Pascale
| P. Gandolfi |
A. Pascale
Nemmeno ero arrivato a Roma e già conoscevo un gruppo di persone che praticavano meditazione buddista. Dicevano: da quando faccio meditazione trovo sempre posto sotto casa. La cosa mi faceva toccare i nervi, perché io non ci riuscivo mai. A trovare posto sotto casa, intendo. Cominciai a pensare a una congiura cosmica ai miei danni, un gruppo di persone convogliava tutte le energie positive del cosmo per prendersi il mio posto auto. Insomma, tutto questo sforzo meditativo per cosi poco. E invece ho dovuto ammettere che la loro era un'ossessione molto seria. Venivo da Caserta, dove la sera parcheggiavo la macchina sotto il balcone di casa. Quelle rare volte' che lasciavo la macchina a venti metri da casa, mio padre mi faceva scendere per spostarla: ma sta così lontana, mettila sotto il balcone. A Roma, se andava bene, la macchina la mettevo a centinaia di metri di distanza da casa. Qualche volta mi è anche successo di vivere un incubo mattutino. Scendevo e non mi ricordavo dove avevo parcheggiato.Per questi motivi, cioè in ordine:
l) per non convertirmi in tarda età e sperare dopo una buona pratica meditativa di trovare questo benedetto posto auto;
2) per non sentire mio padre, che ogni volta che veniva a trovarmi, pretendeva che scendessi a spostare la macchina sotto casa;
3) per non rischiare di chiamare un taxi solo per recuperare la macchina; per tutta questa serie di motivi, decisi di usare solo i mezzi pubblici. Mi feci pure l'abbonamento, e per forza, da quando stavo a Roma incontravo solo persone che dicevano: "Da casa al lavoro ci metto giusto venti minuti. E non sprechi tempo a trovare parcheggio”. Quest'ultima frase mi convinse.
