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14/12/13

Forconi, Grillology e altre povertà..

Lo avevamo già detto e lo ribadiamo: il 100% di..calci nel culo. Questo avrà Grillo, Casaleggio e il resto della sua accolita di invasati. L'ipotesi è più che remota, ma nel caso che questi si, fascisti del nuovo millennio, andassero ad occupare gli scanni del potere potremmo ritrovarci con gli stadi pieni, in perfetto stile cileno 1973.. L'ultima carognata, è a danno di Maria Novella Oppo, giornalista dell'Unità: è sempre Grillo, che dal suo e-commerce blog segnala la giornalista come sgradita al movimento, diffamatrice di professione. Rincara poi la dose: <<segnalate gli articoli dei “giornalisti” stile Oppo per la nuova rubrica del blog: “Giornalista del giorno”>>. E vai con gli insulti, i commenti razzisti e sessisti, e le minacce, la pubblicazione di indirizzi e numeri telefonici. Il "movimento" raccoglie e esegue. Seguirà le liste dei deputati sgraditi, i "deputati del giorno": sono i nomi e i volti dei 148 depu­tati del cen­tro­si­ni­stra che non sareb­bero risul­tati eletti senza il pre­mio di mag­gio­ranza. Secondo Grillo, dopo la sen­tenza della Corte Costi­tu­zio­nale, sono pre­cari, ille­git­timi, abu­sivi e via salendo nella pro­vo­ca­zione offen­siva. Si inizia con il poster «Wan­ted», in stile western, con la foto del depu­tato pd Piero Mar­tino. Non ci interessa il perchè di tanto astio verso il deputato, ma se non è fascismo questo.. Quì non si tira la volata al Pd o a qualsiasi altro partito, sia chiaro. Ma non accetteremo mai queste azioni squadriste, queste intimidazioni "mafiose". Qui non c'è nessuna azione politica, ma una schedatura infima e pericolosa, verso chi non la pensa come loro, un rifuito del diritto di critica che, fino a prova contraria, dovrebbe poter riguardare anche il "suo" movimento. Con lo squallido post dedicato a Maria Novella Oppo, redattrice de L’Unità, e le minacce a deputati comunque eletti dal popolo, Beppe Grillo, il comico, scioglie ogni dubbio, qualora ve ne fossero, sui suoi concetti di libertà di stampa e di espressione. Dispiace che persone come Dario Fo si siano schierati con questa gente, nonostante la parziale presa di distanza dall'iniziativa. Siamo sicuri che questi atteggiamenti antidemocratici, fatti passare per opposizione al potere, nascondono semplicemente solo l'idea di sostituire detto potere con un altro, il suo..

L’invisibile popolo dei nuovi poveri
Di Marco Revelli  ( Il Manifesto)
Torino è stata l’epicentro della cosid­detta “rivolta dei for­coni”, almeno fino o ieri. Torino è anche la mia città. Così sono uscito di casa e sono andato a cer­carla, la rivolta, per­ché come diceva il pro­ta­go­ni­sta di un vec­chio film, degli anni ’70, ambien­tato al tempo della rivo­lu­zione fran­cese, «se ‘un si va, ‘un si vede…». Bene, devo dirlo sin­ce­ra­mente: quello che ho visto, al primo colpod’occhio, non mi è sem­brata una massa di fasci­sti. E nem­meno di tep­pi­sti di qual­che clan spor­tivo. E nem­meno di mafiosi o camor­ri­sti, o di eva­sori impu­niti.
La prima impres­sione, super­fi­ciale, epi­der­mica, fisio­gno­mica – il colore e la fog­gia dei vestiti, l’espressione dei visi, il modo di muo­versi -, è stata quella di unamassa di poveri. Forse meglio: di “impo­ve­riti”. Le tante facce della povertà, oggi. Soprat­tutto di quella nuova. Potremmo dire del ceto medio impo­ve­rito: gli inde­bi­tati, gli eso­dati, i fal­liti o sull’orlo del fal­li­mento, pic­coli com­mer­cianti stran­go­lati dalle ingiun­zioni a rien­trare dallo sco­perto, o già costretti alla chiu­sura, arti­giani con le car­telle di equi­ta­lia e il fido tagliato, auto­tra­spor­ta­tori, “padron­cini”, con l’assicurazione in sca­denza e senza i soldi per pagarla, disoc­cu­pati di lungo o di breve corso, ex mura­tori, ex mano­vali, ex impie­gati, ex magaz­zi­nieri, ex tito­lari di par­tite iva dive­nute inso­ste­ni­bili, pre­cari non rin­no­vati per la riforma For­nero, lavo­ra­tori a ter­mine senza più ter­mini, espulsi dai can­tieri edili fermi, o dalle boîte chiuse.
Le fasce mar­gi­nali di ogni cate­go­ria pro­dut­tiva, quelle “al limite” o già cadute fuori, fino a un paio di anni fa ancora sot­tili, oggi in rapida, forse ver­ti­gi­nosa espan­sione… Intorno, la piazza a cer­chio, con tutti i negozi chiusi, le ser­rande abbas­sate a fare un muro gri­gio come quella folla. E la “gente”, chiusa nelle auto bloc­cate da un fil­tro non asfis­siante ma suf­fi­ciente a gene­rare disa­gio, anch’essa presa dai pro­pri pro­blemi, a guar­darli – almeno in quella prima fase – con un certo rispetto, mi è parso. Come quando ci si ferma per un fune­rale. E si pensa «potrebbe toc­care a me…». Loro alza­vano il pol­lice – non l’indice, il pol­lice – come a dire «ci siamo ancora», dalle mac­chine qual­cuno rispon­deva con lo stesso gesto, e un sor­riso mesto come a chie­dere «fino a quando?».