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02/01/18

Dalle tombe al mainstream. Ecco a voi il 2018! Bauhaus Live 1998


31/12/2017
Lavoro pressante, con aspettative sempre troppo alte. E poi, bilanci esistenziali, il clichè per cui durante le festività nataliziea bisogna essere tutti felici. Un mix esplosivo di sentimenti e condizioni, che alcuni chiamano il Christmas Blues. L'obbligo di dover festeggiare che si percepisce e che deriva dall'idea stereotipata del Natale e del Capodanno, veicolata soprattutto dai media e dalla pubblicità. E allora vai con il senso di tristezza e depressione,  disturbi vari e attacchi di panico. E' una sorta di 'effetto post partum natalizio', diceono gli esperti. Ma noi, di fronte alle feste ed ai rituali, ce ne freghiamo.. E contrapponiamo al Capodanno istituzionale con feste chiassose, concerti in piazza con le solite mummie imbalsamate, balli con musica disco che ci rivolta, botti e pistolettate varie, una buona cena tra gli intimi, tanta birra scura, vino bianco, candele e tanto, tanto..buon vecchio Goth.
Sul Goth abbiamo letteralmente messo una pietra tombale con questo post di un pò di tempo fa, con tanto di glossario e playlist, ma vogliamo chiudere quest'anno con una delle band della nostra formazione. Non mi dilungo: i primi giri di basso che ho cercato di riprodurre sono proprio quelli di David J dei Bauhaus. Buon anno comunque a tutti, e se vi va, godetevi questo live del 1998, registrato all'Hammerstein Ballroom di New York City, il 9 e 10 Settembre. CHEERS!!!!

16/07/16

Patricia Morrison, unicorno dark di band leggendarie

Patricia Morrison potrebbe benissimo essere considerata la gothmother di tutto il movimento. Cresciuta a Los Angeles, alla età di quattordici iniziò a suonare il basso: The Bags il suo primo gruppo. E' stata poi nella migliore line-up dei leggendari Gun Club con Kid Congo Power e il mercuriale junkie-bluesman Jeffrey Lee Pierce, scomparso troppo precocemente  e ha continuato il suo sofisticato lavoro al basso con i The Sisters of Mercy (che si è concluso in tribunale con una transazione economica e un accordo di non divulgazione tra Morrison e il frontman Andrew Eldritch). Nel 1994 ha pubblicato un album solista e, nel 1996  si è unita ai The Damned, sposando il cantante, Dave Vanian l'anno successivo. La sua iconica figura dai lunghi capelli corvini, trucco drammatico e  abiti frilly vintage, cioè l'elegante e sofisticato look goth, la fa sembrare come un unicorno dark che ha militato nelle bande più cool.

Oggi Patricia Morrison è una bella signora che si è ritirata dalla scena musicale e vive in Inghilterra con Dave Vanian e la loro figlia, Emily. 

Patricia Morrison ha sempre amato la musica, e da ragazzina trascorreva molte ore nella sua camera sognando e fingendo di essere in una band. David Bowie, i Rolling Stones, ecc..  Molti dei punk di Los Angeles diventati suoi amici  ascoltavano le stesse band negli anni '70. Gli piaceva anche la musica country che ascoltava la madre: la radio in cucina era un suo costante punto di riferimento. Quando arriva il punk Patricia afferra le nuove opportunità, e con altre due ragazze (la maggior parte dei ragazzi non avrebbe mai preso in considerazione di suonare con delle ragazze, allora, a meno che non fossero alla voce o alle tastiere) inizia a suonare nel retro di un drugstore con strumenti acquistati a basso costo. Era tutto così eccitante in quegli anni, essere in una band e andare ai concerti di band vecchie e nuove.
Gli anni Sessanta, il triennio 1967-1969 in particolare hanno su di lei una particolare influenza. Ancora oggi ascolta e ama la musica di quel periodo. Per la moda è più difficile, in quanto non c'erano molte persone creative a Los Angeles: allora le ragazze erano tutte bionde e occhi azzurri ed era questa la bellezza che veniva celebrata. Il suo aspetto pallido e emaciato non era ancora apprezzato, ma lei lo trasferisce al punk come fecero tanti.
Patricia trova poi il suo stile personale comprando capi a basso prezzo nei discount e soprattutto da Lila, un incredibile negozio di abbigliamento a Pasadena, splendidi vestiti a 10 o 15 dollari, abiti dai design insoliti e modelli con riferimenti agli anni '30/'40.


Gun Club
Non c'erano regole o direttive. Patricia rifiuta di tagliare i capelli, il punk in seguito ha avuto uno stile ben definito, ma all'inizio era molto individuale. La gente prese spunto dalle scene punk di New York e Londra, ma LA ebbe una scena molto strana e particolare. Le nuove band spuntavano ogni settimana. I Weirdos fu una delle più grandi.

Patricia dovette firmare un pezzo di carta per non parlare con la stampa del tempo in cui militò nei Sister of Mercy. Molto si è detto del suo rapporto con  Andrew Eldritch, che disse ai media che il suo ruolo nel gruppo fu esclusivamente legato al look, che procurò alla band moltissimi fan. Cosa che è stata più volte smentita da persone vicine a Eldritch, e comunque Patricia ha dimostrato di essere una buona strumentista nei tantissimi live dei Damned. Scrisse molte delle canzoni del gruppo che furono poi accreditate agli altri. Quando lasciò i Sister of Mercy, per lei fu tutto molto difficile.  Anche a livello finanziario non fu facile. Ma è sopravvissuta. E' stata con i Gun Club, e con i gloriosi Damned. Con i Gun Club fu un un periodo di  gloriosa follia, una vera avventura nella musica e nel loro girovagare. A suo dire esperienze incredibili,  esilaranti ma anche strazianti. Il mondo era diverso allora, viaggiare era eccitante e i luoghi molto diversi tra loro, invece di quelli che ci regala oggi la globalizzazione, con le stesse aziende, gli stessi negozi e atteggiamenti, ovunque si vada.


Sister of Mercy
E' stato poi incredibile ritrovarsi nei  Damned, di cui era una grandissima fan. Paul Gray  uscì dalla band dopo essere stato colpito con un bicchiere di birra durante un concerto.
Captain Sensible gli chiese se gli sarebbe piaciuto suonare con loro. Patricia milita nei Dannati fino a quando non rimane incinta di Emily: fino a otto mesi sale sul palco . Alla fine doveva tenere il basso di lato, tanto era grande il pancione. Un tour negli Stati Uniti, un ultimo concerto a Londra e esausta, si mette a riposo. Fantastico, spaventoso e faticoso. Non era qualcosa a cui pensava di essere destinata, essere nei Damned.. In seguito, mentre Emily cresce, la band gli chiese se gli mancava di essere sul palco: sinceramente rispose "no"

Emily suona il violino, pianoforte e clarinetto e ascolta una vasta gamma di musica. Il violino l'ha scelto a cinque anni, invece della chitarra.  Non ha una band preferita, ma gli piacciono i Cure e un  paio di altre band, oltre naturalmente i Damned, con cui ha suonato il violino  nel concerto alla Royal Albert Hall.  A Patricia vogliamo bene perchè.. ha sposato un vampiro, ha scalato il Vesuvio sui tacchi a spillo e ha suonato il basso invece di essere una veterinaria.
Ciao...





06/04/16

Undead: I Bauhaus all'Università di Londra, 1980

Non sono di quelli che si struggono o che nutrono eccessiva nostalgia per i tempi che furono, in special modo per quel che riguarda la tecnologia. Ho vissuto l'era del vinile, del VHS, del Video-tape e delle cassette, i classici nastri per intenderci, roba obsoleta per l'home entertainment, ma che periodicamente risale in auge per motivi a me molto misteriosi. Oggi pubblichiamo qualcosa che davvero "si è perso", che non tornerà mai più, in questa epoca in cui il video streaming digitale ci viene trasmesso nelle nostre case 24 ore al giorno e sette giorni su sette, come l'acqua o il gas. La gioia dellla scoperta e della caccia: oggi la distanza tra il desiderio di scoprire un disco nuovo, un film underground, un video di un concerto e il desiderio di possederlo, non è che un percorso abbastanza breve e semplice. Si può facilmente scaricare qualsiasi cosa o ordinarlo su Amazon che lo consegna direttamente a casa il giorno dopo, o prima.

Un'altra cosa che è persa lungo la strada è proprio quello che dava senso a qualcosa che è "underground". Nulla, almeno nel campo dell'intrattenimento viaggia in modo sotterraneo, come nulla è "raro" in un mondo digitale. Possiamo guardare i film di Kenneth Anger ad esempio anche in un paese di poche migliaia di anime sperduto tra le montagne, mentre prima avremmo dovuto cercarli in qualche "cineforum" di rara tendenza, e questo significava anche che bisognava essere fisicamente  in una grande città, quando venivano proiettati. All'epoca, avremmo pagato molto salato per vedere quest'esibizione dei Bauhaus dal vivo.

I Bauhaus divenne il gruppo cardine per il dark più estremo quando esplosero con enorme impressione sul pubblico del cinema, con l'apparizione nella sequenza di apertura di 'The Hunger' di Tony Scott, con Catherine Deneuve e David Bowie nel 1983. E dopo averli visti in azione in The Hunger, volevamo assolutamente vederli dal vivo, o quantomeno avere la registrazione di un loro live.

 
36 Anni da "The Flat Field”. Venne pubblicato nel 1980 dopo il loro singolo di debutto " Bela Lugosi Dead", e altri tre singoli, "Dark Entries", “Terror Couple Kill Colonel” e “Telegram Sam“.
Tutti i dischi furono pubblicati per la gloriosa 4AD, e sono stati poi aggiornati dalla Beggars Banquet. The Flat Field fu stroncato dalla critica, come l'infame pezzo "Gothick as Brick" del NME che possiamo vedere nell'immagine sopra, nonostante la band fosse sostenuta da John Peel (che aveva fatto registrato una sessione con loro all'inizio di quell'anno) e nonostante fosse in realtà una band art-rock che meritava di essere trattata con lo stesso rispetto offerto ai loro contemporanei, allo stesso modo freddi e tormentati, Joy Division. Rispetto che il pubblico dimostrò portando l'album al primo posto in classifica in Inghilterra, e per oltre due anni nelle classifiche indie britanniche . A volte la band era francamente troppo isterica per essere presa sul serio, ma seppero sfruttare la disperazione e desolazione in un suono forte, mirato ed estetico.
Nonostante questo, brani come "Double Dare", God in an Alcove”, e “Stigmata Martyr”, come la stesse title track “In The Flat Field” si rivelarono canzoni iconiche, anche suonate on stage, rimaste nella storia del goth, dell'Art Rock e del Post-Punk tutto.
Alla cultura Goth abbiamo dedicato alcuni post, tra cui quest'interessante guida:
Il rock è cupo - Goth, una sub-cultura che non muore  
 
Godiamoci questo live set, e ai Bauhaus però,  (anche loro grandissimi fan di David Bowie, di cui faranno una meravigliosa cover di Ziggy Stardust) dedicheremo lo spazio che meritano, come una delle nostre band preferite di sempre.

Bauhaus Live University Of London 1980
Bela Lugosi's Dead, In The Flat Field, Boys, God In An Alcove, Dancing, Poison Pen, Telegram Sam, Dark Entries
Peter Murphy (vocals, occasional instruments), Daniel Ash (guitar), Kevin Haskins (drums) and David J (bass).






06/02/16

New Dark Age: The Sound


<<C’é sempre la stazione ferroviaria>>. Alla fine, <<c’e sempre la stazione ferroviaria>>.

Al momento della sua improvvisa scomparsa, avvenuta il 26 aprile del 1999, Adrian Borland, cantante / compositore e leader dei The Sound stava finendo il suo nuovo album solista, Harmony And Destruction, e si preparava ad un nuovo tour a sostegno del precedente White Rose Transmission. Per questo, la sua morte apparve ancora più insensata, ponendo fine ad una carriera travagliata, a tratti triste e disperata ma affascinante, che aveva prodotto 14 album ambiziosi in studio, 10 altri LP (e un EP) tra varie collaborazioni, un best-of, e diversi progetti collaterali. Noi ricordiamo Adrian Borland con la sua prima band, The Outsiders, che leggenda vuole sia stato il primo gruppo in lingua inglese nella storia del punk, anche se il grosso, e con i The Sound, la band di culto che ha guidato dal 1979 al 1987.

Borland, cantante, compositore e chitarrista del gruppo post-punk The Sound, è stato profeta inascoltato della new/dark/age, ma i suoi demoni stavano sempre li, in agguato, pronti a farlo a pezzi. Adrian sentiva delle voci che provenivano dall’altra parte di se stesso, le sentiva ormai di continuo, voci di qualcuno che gli somigliava ma che non riconosceva, un estraneo fuori da sé. I Sound furono la più grande distrazione della dark-wave inglese, ignorati con accanimento quasi sistematico. In gran parte a causa della mancanza di un'immagine commerciabile. E i testi di Borland erano probabilmente troppo emotivamente nudi e crudi, troppo letterari per il grande pubblico. Ciò nonostante, il suono della band era l'anello mancante tra i Joy Division e gli Echo & Bunnymen e forse ci vorrà ancora del tempo perchè questo potrà essere riconosciuto.

L’epopea Sound è stata cadenzata da dischi che messi insieme offrivano una splendida sintesi della sconfitta e del fallimento e la caduta a ogni nuovo disco era sempre più rovinosa. I primi due capolavori, Jeopardy del 1980 e From The Lions Mouth del 1981, sembravano promettere a Adrian un sacco di cose, forse il successo. Un rapporto combattuto, quello tra Adrian e il successo: non lo cercava, cosi diceva, eppure, quando non arrivava, quando ormai era chiaro che non sarebbe più arrivato, ne soffriva eccome. Da All Fall Down del 1982 niente poté arrestare il loro precipitare inarrestabile nel limbo dell’indifferenza. Eppure, il loro non era uno spettacolo da lasciare indifferenti: Graham “Green” Bailey sanguinava sulle corde del basso e dovette ricorrere ai guanti, per poterlo ancora suonare a quel modo. Adrian, invece, era senza protezioni: affrontava la scena con la faccia da bambino triste e introverso che mangia troppi dolci per mancanza d’affetto, in preda al panico davanti al giudizio del ristretto pubblico che lo applaudiva, o davanti ai discografici, sempre diversi e sempre uguali, che gli chiedevano di vendere di più. I primi due album della band londinese avevano evidenziato la sensuale essenzialità del sound originario dei quattro. Jeopardy del 1980 e From The Lions Mouth del 1981 sono due album fondamentali per comprendere gli sviluppi del post-punk inglese del tempo che fu. Eleganza romantica e emozionale, sensibilità quasi decadente senza mai scivolare nel “maledettismo”.
Che ci facevano delle poche migliaia di copie di Shock Of Daylight del 1984 o di Heads And 'Hearts del 1985? Quest’ultimo disco vide manifestarsi, mostruosa e annichilente, alienante, la malattia mentale nei suoi primi sintomi. Thunder Up, del 1987, la rivelò chiara in alcune canzoni. I ricoveri in clinica per i malori causati dall’alcol e dalla sua schizofrenia erano sempre più frequenti. Come anche i tentativi di suicidio, due in quegli anni, anch'essi venati dall'insuccesso. Nei primi mesi del 1988 la band non può che arrendersi e annunciare il suo scioglimento ufficiale

Perseguitato da quelle voci che gli giravano continuamente in testa, decise di andare avanti, abbandonato anche dai suoi vecchi amici, sfiniti dalla follia e da quel girare a vuoto da un insuccesso all’altro. Cosi, nel corso degli anni mise insieme nuovi gruppi, i Citizens, con cui incise Alexandria nel 1989 e Brittle Heaven del 1992, anch'essi accolti con indifferenza, poi i Second Layer e i White Rose Transmission. Quindi, visto che continuava a fallire, prosegì da solo. Ma Adrian non era mai completamente solo. C’erano sempre le voci, a dirgli che sta sempre più male, che la sua musica non servirà a lenire la sua malattia. Beautiful Ammunition (1994), Cinematic (1995) e 5:00 AM del 1997 sono clamorosi insuccessi, anche da sole 1.000 copie - tra un disco e l’altro registra anche in completa solitudine a casa con una chitarra su un registratore a quattro piste e due microfoni le canzoni acustiche che nel 2000 verranno raccolte sotto il titolo di The Last Days Of The Rain Machine.
Adrian vaga per le strade di Londra, quelle strade in cui invano cercò la soluzione finale, buttandosi sotto un’automobile.

<<Ma c’e sempre la stazione ferroviaria». Glielo senti dire, il giorno prima che si recasse alla Wimbledon Station, la sua ex fidanzata, che era andato a trovare senza un motivo apparente; gli senti pronunciare proprio quella frase. Lei non capi subito cosa volesse dire; ci ripensò però qualche ora dopo quando chiamò il 999. Ormai aveva compreso.
Ormai dal 1985 della comparsa della sua infermità - era il 1999 - erano passati quattordici lunghi e dolorosi anni, e la depressione e la schizofrenia gli avevano sbranato il cervello. Con Harmony And Destruction ormai già quasi terminato, la reunion dei The Sound che si disperse in alcuni concerti londinesi in compagnia dei Sad Lovers And Giants, e dopo la morte per AIDS del tastierista, chitarrista e amico Colvin “Max” Mayers, nel 1993,  Adrian si avviò verso la sua capitolazione. Ogni fallimento, ogni indifferenza, erano state medicine sbagliate somministrate ai suoi disturbi.

New dark age
“Non è un bello spettacolo nella luce del mattino”, aveva cantato Adrian Borland, che si buttò sotto il treno. <<C’è sempre la stazione ferroviaria>>. Eccola finalmente. Il giorno seguente i pendolari di quel treno avrebbero letto sul giornale della morte del cantante, compositore e chitarrista del gruppo post-punk The Sound Adrian Borland, la gran parte senza neanche sapere chi fosse.

Discografia :
The Sound,Jeopardy (1980); 
From The Lions Mouth (1981); 
All Fall Down (1982); 
Shock OfDaylight (1984); 
Heads And Hearts (1985); 
In The Hothouse (1986 - live); 
Thunder Up (1987); 
Propaganda (1999 - postumo, prime registrazione della band). 
Adrian Borland, Alexandria (1989 - come Adrian Borland And The Citizens); 
Brittle Heaven (1992 - come Adrian Borland And The Citizens); 
Beautiful Ammunition (1994); 
Cinematic (1995); 
5:00 AM (1997); 
The Last Days Of The Rain Machine (2000 - postumo); 
Harmony And Destruction (2002 - postumo).




Recorded live at The Marquee, London, August 27/28 1985

Tracklist and musicians:
01. Winning
02. Under You
03. Total Recall
04. Skeletons
05. Prove Me Wrong
06. Wildest Dreams
07. Burning Part Of Me
09. Hothouse
10. Judgement
11. Counting The Days
12. Red Paint
13. Silent Air
14. Sense Of Purpose
15. Missiles

Adrian Borland: Vocals, Guitar
Graham Bailey: Bass
Colvin Mayers: Keyboards, Guitar and backing vocals
Michael Dudley: Drums


19/12/15

Pornography Tour 1982, i Cure e tutta l'essenza del Dark


Abbiamo già scritto che Pornography è l'album dei Cure che preferiamo. In seguito, con un parere quasi unanime, è emerso che il tour di presentazione di quel meraviglioso disco è stato il migliore che la band abbia mai portato in giro per il mondo, nonostante le meraviglie tecniche e scenografiche delle esibizioni successive che si sono avvalse anche dell'apporto di musicisti di grande valore, come Gabriel Reevees alla chitarra, fino ad oggi l'ultimo grande chitarrista di Bowie,
Questo è un live di 30 minuti, set registrato per il programma L'Echo des Bananes alla televisione francese nel 1982, in uno studio di registrazione a Parigi senza pubblico. Noi li abbiamo visti, cinque elementi e un grande spettacolo di luci e proiezioni sorprendenti. Ma qui il gruppo è quello degli esordi, tre elementi a propulsione nucleare senza nessuno dei fronzoli degli spettacoli a venire, per offrire le emozioni di quel grandissimo album che è Pornography.
Ascoltando l'album a distanza di una trentina d'anni dopo, è ​​ancora una delle esperienze di ascolto più brutali e crude che si possono avere. Non sono, e non siamo proprio dei fanatici dei Cure, ma questo album è capolavoro assoluto, una sintesi forse di tutto il movimento dark e del post punk dei primi anni '80.

Leggenda vuole che la band fosse in quel periodo completamente immersa nell'LSD (e nell'alcol) e che questo abbia pesato moltissimo durante le registrazioni.
E che aver contribuito all'intensità di quel tour del 1982, di cui si hanno pochissime immagini e filmati, sia stato l'odio abbastanza intenso che si era sviluppato tra Robert Smith e bassista Simon Gallup, che prontamente uscì dalla band dopo il completamento del tour. In realtà, l'allora batterista Lol Tolhurst scoprì che i suoi due partner avevano entrambi deciso di tornare in Inghilterra a seguito di una scazzottata nel backstage dopo un concerto a Strasburgo: il papà di Smith lo rimproverò di tornare in tour perché.. <<la gente ha comprato i biglietti!..>>.
Due settimane più tardi, dopo un concerto finale a Bruxelles, i tre ragazzi immaginari non erano più.

Setlist: 
"Cold"
"Hanging Garden"
"One Hundred Years", 
"A Forest" 
"The Figurehead" 
"Play for Today"





04/05/15

Cosa ci faccio su questo pianeta? What we do in the shadows

"Dark è facile,  Divertire è difficile" 

E' davvero incomparabile la sodisfazione che si prova a scoprire un film per conto proprio, senza il polverone sollevato da campagne di marketing per portare noi poveri spettatori nelle sale. Ed è vero la massima con cui apriamo questo post: solo che in questo caso e fortunatamente, questo 'mockumentary' riesce ad essere e a fare entrambe le cose: infatti, è un film darkeggiante e anche la migliore commedia dell'anno. Abbiamo già detto che il soggetto sono.. i vampiri? Nessun significato profondo o rilevanza sociale, ma solo un benvenuto diversivo, da questi tempi travagliati, un divertimento superbamente frivolo.

What we do in the shadows, è un affascinante curiosità dalla Nuova Zelanda, una pellicola "rock", come un buffo riff di chitarra, su di un gruppo di mitiche sanguisughe, una scalcinata congrega di vampiri che condive una casa a Wellington, litigando su chi deve spazzare per terra e sul fatto che i piatti, sporchi non di cibo ma di sangue, devono essere lavati più di una volta ogni cinque anni.

Guardare questo film è un esperienza imbarazzante: mi sono ritrovato a ridacchiare da solo per tutta la durata, scegliendo subito quale tra i simpatici vampironi era a me più congeniale. Viago, che fa da guida sia a noi spettatori e sia a una troupe cinematografica a cui, nello schema del mockumentary, è stato concesso l'accesso speciale per filmare una società segreta di vampiri sempre a Wellington e la sua festa, The Unholy Masquerade. Viago è un padrone di casa affabile, dandy tollerante (anche troppo!), e romantico. Ma è anche un sorvegliante che insiste sulla pulizia e sull'ordine. Vladislav ha 862 anni e, secondo Viago, è un bravo ragazzo, solo "un pò pervertito", donnaiolo frustrato il cui viso, l'acconciatura dei capelli e il cappotto di pelliccia lo fanno apparire come un rocker. Deacon è troppo freddo per questo mondo o per qualsiasi altro e, a 183 anni, è il ragazzo del gruppo, insensibile e cattivo. Poi c'è l'implacabilmente ostile Petyr, lontano cugino di Max Schreck in "Nosferatu", che alla veneranda età di 8.000 anni, non ama la socialità, e non può essere disturbato per ripulire i resti umani che infestano il suo angolo nella casa, esente com'è dalle faccende domestiche.


Potrei andare avanti, perchè è uno spasso anche solo raccontarlo, come l' applicazione sugli smartphone per vampiri, che avverte dei crocifissi che si trovano nelle vicinanze. Ma mi fermo. Ci sono tanti motivi per vedere What we do in the shadows, uno dei quali è sicuramente il suo valore come antidoto alla noia e al conformismo dei film e delle serie stile "Twilight". What we do in the shadows, ha virtù medicali che molti film con grandi budget e di grandi dimensioni non hanno: energia instancabile, inventiva divertente, senso del ridicolo sostenuto. Gag a raffica e sapientemente dosate, è un irrefrenabile affascinante B-movie concettualmente intelligente e mirabilmente girato. Abbellito con una recitazione comica nuova e originale e esaltante fin dalla prima scena. Un omaggio contorto (di Deacon) alle fragilità dell'essere umano, e a differenza degli altri vampi film, un atto di accusa, di come non sia  facile essere un vampiro (e un diverso) nel mondo moderno.
Presentato a gennaio al Sundance Film Festival, co-scritto e co-diretto da Jemaine Clement e Taika Waititi, lo consiglio a tutti, ma soprattutto a tuti quelli che, almeno per una volta, si sono chiesti: chi-sono-io-e-cosa-ci-faccio-su-questo-pianeta....

What we do in the shadows





22/12/14

10 Dischi per le feste

Un modo magico, il Natale. Le feste, i regali, pranzi e cene con i parenti, che fai a capodanno..
Ma anche per tanti, stati ansiosi, attacchi di panico, mal di testa e cefalee, insonnia, difficoltà a mantenere l'attenzione e a concentrarsi, irritazione,  pessimismo. Perchè sappiatelo: le festività vengono associate a una sorta di promessa mancata. In pratica, ci portano a sperare e a credere in un miglioramento che però, di solito, ve lo assicuro, non ci sarà. Questo stato d'animo ce lo ha già spiegato in una delle sue meravigliose poesie il grande Freak Antoni, che poi l'ha messa in musica con gli Skiantos:




Ecco allora un elenco di dischi con cui sollassarci nelle feste. Proprio così: mentre tutti gli altri si divertono, fanno programmi, vi invadono il monolocale con frizzi e lazzi, noi li accogliamo con Funeral Party dei Cure, o Sancta Sanctorum dei Damned, così, a scanso di equivoci.. Del dark e del goth abbiamo abbondandemente relazionato. Potete dare una ripassatina qui..

Tuttavia..
invariabilmente disadattati, un pò di bassa autostima, c'era del coraggio, innegabile, nell' impegno per la causa dark: si era sempre gli stessi, sempre vestiti allo stesso modo alla luce del giorno o fermi ad aspettare l'autobus in città. Negli anni che vanno dal '79 al '87, quando il goth era ancora solo una conseguenza lunatica del post-punk e non ancora una sub-cultura indiscriminata globale e di consolazione per persone socialmente escluse, ha prodotto alcune delle musiche più ambiziose e intime. Oggi ci sono emo e metallari che hanno ereditato l'angoscia del goth ma niente della sua classe e stile.

Ma dimenticate l'elegante, sperimentale spirito fondante teatrale del dark: è vivo e vegeto altrove, in cerchie ben chiuse e selettive, in pochi esponenti musicali che vanno dai Zola Jesus ai Laboratory Obscure(Night Porter).. Non sono stato un dark, né ero destinato ad esserlo. Ma c'ero nella coda di quegli anni. Che musica !.. Questa classifica privilegia i dischi che musicalmente sono davvero innovativi e convincenti, dischi conosciuti ai più che esprimono l'eccesso, con arrangiamenti minimalisti e produzioni cavernose, dischi che mi piacciono, perchè il dark fu (è..) un ritorno alla poetica; il vero romanticismo post-punk.
E comunque conservo e ancora indosso la mia meravigliosa t-shirt "Children of the corn", con la grande falce al centro:perciò, non temete il mietitore.

10/10/14

Il Rock è cupo: Goth, una sub-cultura che non muore

PROFONDO DARK
Dall’olocausto post-punk inglese emerse un nuovo suono. Un suono che conservava l’atteggiamento aggressivo e la narrazione intellettualmente consapevole del punk, ma puntava al contempo su qualcosa che faceva parte del passato inglese: la stravagante scena rock glam di Ziggy Stardust alias David Bowie. Benché questa nuova sottocultura giovanile volesse  affermare il proprio punto di vista ideale, voleva anche imporre un nuovo immaginario visivo: infatti in un intervista sul suo nuovo album del 1974, Diamond Dogs Bowie stesso, riferendosi allo stile parlò di gotico. Non si dilungò in spiegazioni, ma la parola venne immediatamente affiancata a quella musica. Il termine ricomparve cinque anni dopo, il 15 settembre 1979, quando i membri dei Joy Division furono intervistati dalla televisione inglese nel programma Something Else, e parlando della loro musica la deinirono ‘gotica' in confronto al mainstream pop’.

Il manager dei Joy Division, Martin Hannett, durante una conferenza stampa della Factory rec. dichiarò che l’album dei JD, Closer, era musica per ballare con reconditi significati gotici. E nel corso della stessa intervista il bassista dei Joy Division, Bernard Albrecht, rafforzò quel significato paragonando la loro musica al suo amore per il film classico Nosferatu. Disse Albrecht: <<L’atmosfera era diabolica ma ci sentivamo a nostro agio>>. Ma l’impatto più forte sulla scena lo ebbe il lavoro di un gruppo di musicisti di Northampton, in Inghilterra, formato nel 1978 da Daniel Ash, dai fratelli Haskin, David e Kevin, e dal funambolico Pete Murphy, estimatore di David Bowie e T-Rex. Il gruppo, inizialmente battezzato Bauhaus 1919, abbandonò ben presto la data di fondazione della mitica scuola artistica tedesca e divenne noto con il nome di Bauhaus. I quattro musicisti crearono le basi programmatiche, musicali e visive, per una generazione di band gotiche. Bela Lugosi Dead, il loro primo singolo uscito nel 1980 per la Small Wonder Records, fu alimentato dall’amore di Peter Murphy e Daniel Ash per l’erotico immaginario vampiresco. Questa canzone diede il via al fascino, e alla connessione con il tema dei non-morti, sviluppato in seguito dalla scena musicale che, da li a poco prenderà il nome di goth. Due anni prima dell’esordio dei Bauhaus, un ex membro dell’entourage dei Sex Pistols, Susan Dallion (nota nei club con il nome di Siouxie Sioux) aveva formato la sua band, Siouxsie and the Banshees. Il suo modo di vestire scioccava e il suo stile originale e ancora oggi uno dei pin imitati dalle goth. The Scream, uscito nel 1978, è ufficialmente il primo disco integralmente goth. Inoltre, nel 1979 i Cure avevano fatto uscire Three Imaginary Boys (distribuito più tardi in Nord America con il titolo Boys Don’t Cry). La tenera sensibilità di Robert Smith e il suo malinconico romanticismo, contrastava con la prorompente sensualità di Peter Murphy, toccò le corde della disincantata gioventù inglese. Se Peter Murphy aveva dato attraverso la scrittura voce alla esplosiva sessualità di Dracula, Smith raccontava la storia dal punto di vista di Mina Harker:

<<L’ultimo dei Big Four che ha dato il via alla scena inglese è stato il gruppo dei Joy Division. ll frontman della band, Ian Curtis, era l’emblema di tutto ciò che avrebbe rappresentato il goth (anche in molti stereotipi). Il morboso fascino che provava per gli aspetti tragici dell’esistenza lasciava trasparire che per lui la vita fosse una partita persa. Curtis si è suicidato il 18 maggio del 1980 ( diventando in questo modo il primo tragico eroe popolare del goth. (...) lronia della sorte, i primi quattro grandi gruppi della storia del goth, Bauhaus, Cure, Siouxie and the Banshees e Joy Division non hanno mai riconosciuto di fare parte di quella che e stata definita in seguito la scena goth, nonostante le evidenti influenze, sia visive, sia musicali. (...)