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Il governo britannico ha detto che vuole trasformare in legge il principio conosciuto nel Regno Unito come “Agent of Change”, che prevede che la persona o la società responsabile di un cambiamento urbanistico abbia la responsabilità di adattarsi al contesto locale. È un principio sostenuto principalmente dalle associazioni che rappresentano i locali di musica dal vivo, perché nella pratica significa che se viene approvata la costruzione di un nuovo condominio residenziale vicino a un locale in cui si fanno concerti, per esempio, il progetto deve prevedere una forma di isolamento acustico, in modo che non sia il locale a dover chiudere per le lamentele dei nuovi residenti. Vale anche al contrario: se un locale adibito a concerti vuole aprire in una zona residenziale, deve assicurarsi che il livello di emissioni sonore non aumenti.
Il principio, che è stato promosso da un’attiva campagna a cui hanno partecipato tra l’altro Nick Mason dei Pink Floyd, Billy Bragg e Glen Matlock dei Sex Pistols, ha l’obiettivo di tutelare i locali notturni e che fanno musica dal vivo nel Regno Unito, che negli ultimi anni hanno chiuso in massa. Soltanto a Londra hanno chiuso il 50 per cento delle discoteche negli ultimi cinque anni, e dei 430 locali da concerti attivi nel 2007, nel 2015 ne erano rimasti aperti solo 245, secondo i dati riportati da BBC. Tra i più famosi locali di Londra ad avere chiuso recentemente ci sono il Passing Clouds, il Public Life, il Dance Tunnel e il Coronet. Secondo MusicWeek, nel Regno Unito ha chiuso il 35 per cento dei locali da concerti negli ultimi dieci anni. C’entra in parte un minore interesse generale per la musica dal vivo, ma in moltissimi casi i locali – che possono essere anche discoteche – hanno chiuso per le lamentele sul rumore notturno sporte dai residenti.
A negoziare con il governo per l’approvazione del principio dell’Agent of Change è stata UK Music, un’associazione britannica che rappresenta il settore discografico e della musica dal vivo. Il deputato laburista ed ex ministro John Spellar aveva già presentato una proposta di legge al riguardo, ma non ce n’è stato bisogno, perché il governo ha deciso di accogliere le richieste. Sajid Javid, ministro per la Casa, che si occupa quindi delle politiche abitative nel Regno Unito, ha detto: «I locali di musica dal vivo hanno un ruolo fondamentale nelle nostre comunità, aggregando le persone, contribuendo alle economie locali e sostenendo la cultura musicale tra le persone. Ho sempre ritenuto ingiusto che spetti alle sale da concerto più vecchie risolvere i problemi legati al rumore, quando le imprese decidono di costruire nei paraggi. (…) Sono lieto di avere l’opportunità di riparare a questo torto, e dare più serenità a chi si trasferisce in una nuova proprietà».
Tra quelli che si sono complimentati con il governo britannico c’è stato anche Sadiq Khan, sindaco di Londra e avversario politico dei conservatori, che ha scritto su Twitter di essere lieto che il principio che lui aveva già messo nel suo programma elettorale sarà applicato a tutto il paese.
SEB DANCE è nel Gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. Nel Regno Unito è membro del Labour Party, partito Laburista. E' nato il 1 dicembre 1981, a Londra.
Fa parte della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare Commissione d'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico
"Ero francamente stufo di messaggi nazionalisti e populisti, proclamati come fossero la soluzione ai problemi della gente. La cosa davvero frustrante nel Parlamento europeo è che non siamo in grado di intervenire e Farage poteva dire tutto durante tre minuti senza interruzioni. Ho dovuto fare qualcosa di molto grezzo e semplice per esprimere quello che pensavo e per sottolineare quello che stava accadendo. "
E' Seb Dance, europarlamentare laburista di Londra che parla, raccontando di quando, seduto dietro al molto poco onorevole Nigel Farage ha tenuto un cartello con la scritta 'Sta mentendo' (con una freccia rivolta verso di lui) per tutti i tre minuti dell'intervento del deputato razzista inglese.
"La politica tradizionale deve contrastare i nazionalisti e populisti," ha detto Dance in una dichiarazione che spiega il motivo della sua azione. "Fingono di lottare per le persone che soffrono, ma il loro programma di odio, divisioni e sospetti crea solo miseria e povertà." E 'ora di smetterla di usare un linguaggio sfumato: Sono dei bugiardi! Quando i dibattiti sono regolati e limitati dal tempo, è impossibile replicare a quello che dice questa gente, così ho protestato nell'unico modo che conoscevo e a quel punto, ho afferrato un pezzo di carta, ho scritto il messaggio molto semplice e sono andato a sedermi dietro Nigel Farage durante la sua solita tirata ".
Dance ha detto di aver contestato la tesi di Farage, per cui il divieto di entrata negli USA imposto da Donald Trump a cittadini di sette paesi a maggioranza musulmana, sia una questione di sovranità degli Stati Uniti.
"Noi non stiamo mettendo in discussione la sovranità degli Stati Uniti, che invece stanno mettendo in discussione la libertà personale di liberi cittadini", ha detto.
L'eurodeputato ha sentito l'obbligo di agire perché Farage spesso, sembra essere l'unica voce britannica dominante nel Parlamento europeo, dato che è a capo del raggruppamento EFDD ufficialmente riconosciuto, e di cui fa parte anche l'italianissimo Movimento 5 Stelle. Farage ha scatenato un tumulto nel Parlamento europeo quando ha detto che il nuovo presidente degli Stati Uniti stava semplicemente cercando di proteggere il suo paese dai terroristi, sfidando i deputati a invitare Trump a Bruxell, in un "dialogo aperto". In caso contrario, ha definito i deputati europei "fanatici anti-democratici", cosa che ha sempre pensato.
Dance è stato oggetto in seguito di una denuncia, presentata da Bill Etheridge, eurodeputato Ukip . In risposta alla denuncia, Dance ha affermato di essere felice di accettare le conseguenze, qualunque sia la decisione del Parlamento, e del presidente, di qualsiasi parte politica egli sia.
In rete invece, è diventato virale il video della protesta, e si sono scatenati i post sui social: Nigel Farage Trollato da Seb Dance al parlamento europeo!
Da Madchester a Gunchester, l'ennesima "rivoluzione".La sottocultura giovanile più significativa in Gran Bretagna a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta
Le recenti reunion di Stone Roses, Happy Mondays e Inspiral Carpets rilanciano una scena attiva e molto apprezzata tra gli anni Ottanta e Novanta
Sono trascorsi ventotto anni dall'uscita di Bummed (Factory Records, 1988), il secondo album dei mancuniani Happy Mondays. Per celebrare l'anniversario, la band capitanata da quella canaglia di Shaun Ryder darà il via, a novembre, a un tour britannico di quindici date. Pare che il gruppo, che nel 2012 si è riformato con la line-up originale, abbia intenzione di suonare gran parte delle canzoni del «famigerato» album. I loro concittadini The Stone Roses, che si sono riuniti l'anno scorso dopo una separazione durata circa quindici anni, hanno invece fatto ventilare la possibilità di un nuovo disco. In attesa di notizie su quello che sarebbe il loro terzo album, a giugno è intanto uscito un documentario (diretto da Shane Meadows) sul ritorno della band intitolato: The Stone Roses: Made of Stone.
Un po' più contorta la storia degli Inspiral Carpets, anche loro provenienti dai dintorni di Manchester (Oldham, ad essere precisi). Separatasi nel 1995, la band si era riunita nel 2003. Tom Hingley, il cantante che aveva rimpiazzato il frontman originale Stephen Holt (che se n'era già andato nel lontano 1989) nel febbraio del 2011 ha annunciato su Twitter, all'insaputa degli altri membri del gruppo, che gli Inspiral Carpets si erano sciolti. Al che il tastierista Clint Boon ha risposto:
«Gli Inspiral Carpets non si sono sciolti. Sembra che un membro abbia deciso di andarsene».
Nell'estate del 2011, quindi, Stephen Holt è rientrato nella band, dopo ben ventidue anni! Dopo un singolo (You're So Good for Me/Head for the Sun), realizzato per il Record Store Day l'anno scorso, uno per il Record Store Day di quest'anno (Fix Your Smile/Save Me, in collaborazione con Tim Burgess dei Charlatans), e una serie di concerti (anche come ospiti del tour degli amici Happy Mondays), vedremo se anche loro ci regaleranno un nuovo album. Non abbiamo citato queste tre band insieme a caso. Happy Mondays, The Stone Roses e Inspiral Carpets sono stati i protagonisti principali di quel movimento musicale, sviluppatosi a Manchester tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, noto con il nome di Madchester (da «mad», pazzo), il quale sta recentemente godendo di un certo revival.
Madchester fu la sottocultura giovanile più significativa in Gran Bretagna a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, per quanto riguarda la musica e lo stile. La musica era rappresentata da band rock alternative che, incorporando la dance elettronica nel proprio sound, fungevano da collegamento tra l'indie e l'acid house, tra la cultura rock e quella rave. A Manchester trovarono terreno fertile: il loro stile di vita bohémien ben si confaceva a una città con numerosi istituti d'arte e una vasta comunità gay, e il loro sound era in linea con una certa predilezione della città per la dance più veloce (negli anni Settanta fu l'anfetaminica scena Northern Soul). L'acid house, che a Manchester veniva trasmessa già dal 1986 dal dj Stu Allen, raggiunse l'apice della popolarità in città nell'estate del 1988 (nominata «La seconda estate dell'amore»). Questo popolo di «festaioli a oltranza» ballava in locali come l'Haçienda, il Thunderdome e il Konspiracy, portando il sole e la beatitudine di Ibiza nella grigia Manchester, e consumando grandi quantità di «pasticcini da discoteca».
Madchester fu la prima scena musicale britannica postthatcheriana. Afferma Simon Reynolds in Energy Flash (Viaggio nella cultura rave, Arcana 2010):
«Shaun Ryder, cantante degli Happy Mondays, era solito dichiarare: 'Siamo i figli della Thacher'. L'attacco scatenato dai leader conservatori contro il sistema assistenziale e i sindacati intendeva instillare nella classe lavoratrice alcune virtù borghesi come il risparmio, iniziativa, investimento e capacità di stringere la cinghia (...) Ma la risposta di una fetta consistente di giovani lavoratori britannici alla sfida lanciata dalla 'cultura dell'impresa' risultò improntata a uno sbrigativo atteggiamento 'tutto-e-subito': invece dimostrarsi consapevoli delle 'nuove opportunità', piuttosto svilupparono una 'mentalità criminale'. Ansiosi di partecipare al boom thatcheriano di fine anni Ottanta, dal quale venivano viceversa esclusi a causa della disoccupazione di massa, questi ragazzi fecero ricorso a espedienti di ogni sorta per fare soldi clandestinamente».
E quindi: commerci illeciti (ad esempio di falsi abiti firmati e cd pirata), spaccio di droga, furti e truffe. I media battezzarono la scena di Manchester «scallydelia», da «scallywag» (furfante, mascalzone), un termine associato all'hooliganismo. AManchester la musica e il calcio (tradizionali passatempi per i giovani maschi bianchi della working class), avevano molti legami. Nel 1990 i New Order pubblicarono il singolo World in Motion, l'inno della nazionale inglese per la Coppa del Mondo (e il loro primo, e unico, singolo a raggiungere il primo posto in classifica). E Simon Reynolds afferma che gli Happy Mondays «avevano anche un certo seguito tra gli ex hooligan sensibilizzati dall'uso massiccio di ecstasy». Continua Reynolds:
«Grazie alla benefica influenza dell'ecstasy e della marijuana, la stagione calcistica 1989-90 fu definita dal teorico di sottoculture Steve Redhead come 'Winter of Love', 'l'inverno dell'amore' (...) Gli episodi di violenza alle partite di calcio calarono drasticamente e molti tifosi si calavano di E (ecstasy, ndr) durante le partite, rafforzando il cameratismo omosociale e una chiassosa forma di sentimentalismo».
Insomma, alla faccia dei Tories, che sostenevano di essere stati loro a fermare l'hooliganismo degli anni Ottanta, potrebbe invece essere stata una combinazione di MDMA e musica. La scena di Manchester si distingueva per uno strambo stile fashion/anti-fashion. Le band (e i loro seguaci) indossavano abiti larghi e casual, per essere comodi sulla pista da ballo: baggy jeans (o flares, pantaloni a zampa, resi popolari dagli Stone Roses), t-shirt oversize (spesso con i loghi delle band, oppure con stampe e colori flower power), Dr Martens o scarpe da ginnastica, abbigliamento sportivo (Adidas), parka da Mod, capelli flosci, cappellini da pescatore. Questo stile, denominato anche baggy (largo, ampio), avrà un successo strepitoso, e compagnie come Joe Bloggs producevano migliaia e migliaia di pantaloni a zampa e maglie oversize (Baggy è anche il termine usato per indicare una scena simile a Madchester per influenze e suono, ma che includeva anche band che non venivano da Manchester, come The Soup Dragons, EMF e i primi Blur). Le t-shirt con gli slogan del movimento andavano a ruba. Leo Stanley, proprietario del negozio di abbigliamento Identity, dove molte band andavano a fare shopping, racconta:
«Una notte, dopo essere tornato dall'Haçienda, non riuscivo a dormire, così ho preso la bibbia e ho letto: 'Il sesto giorno, dio creò l'uomo (in inglese Man, nda)’, e scrissi nella mia agenda: 'Il sesto giorno, dio creò Manchester'». Leo ha l'idea geniale di stampare lo slogan su delle t-shirt.
«Quella t-shirt fu un successo pazzesco. Non riuscivamo a stamparle abbastanza in fretta. Qualcuno mi spedì una fotografia, tratta da una rivista francese, di Jean-Paul Gaultier e Madonna a un party, ed entrambi indossavano la maglietta On the Sixth Day».
Tra gli artisti che aiutarono a definire esteticamente l'epoca Madchester non possiamo non citare il leggendario team Central Station (i fratelli Matt e Pat Carroll, e Karen Jackson) e la loro arte bizzarra e colorata. Le loro psichedeliche copertine di dischi (in particolare degli Happy Mondays) e poster per la Factory ispirarono una generazione di artisti e designer. Un'idea di cosa sia stata questa scena si può avere dal film del 2002 Twenty-Four Hour Party People (di Michael Winterbottom), arricchito tra l'altro da cammei di diversi personaggi di Madchester (Paul Ryder, Clint Boon). Ma facciamo un passo indietro. All'inizio di tutta la storia c'è una «fabbrica», senza la quale Madchester non sarebbe esistita.
UNO STILE CHE UNIVA LA MUSICA INDIE E ACID HOUSE, CULTURA ROCK E RAVE
È il 1978. Un presentatore televisivo di Manchester, Tony Wilson, (una sorta di Malcolm McLaren settentrionale, soprattutto per il simile spirito neo-situazionista) decide di ampliare i suoi interessi e diventare il manager dei The Durutti Column. Pochi mesi dopo Wilson apre il club The Factory (La Fabbrica, appunto), con l'intento di appoggiare soprattutto le giovani band mancuniane (The Durutti Column, Cabaret Voltaire, Joy Division). Visto il successo del club, Tony Wilson & soci decidono di pubblicare, nel 1979, il doppio ep A Factory Sample, con le band che avevano suonato alle loro serate. Ed è così che nasce una delle etichette discografiche più influenti della Gran Bretagna. Il primo album pubblicato dalla Factory è Unknown Pleasures dei Joy Division, nel maggio dello stesso anno. Il 18 maggio del 1980, un paio di mesi prima dell'uscita del secondo album dei Joy Divisione, Closer, il cantante Ian Curtis si suicida. I tre membri superstiti della band decidono di continuare come New Order. (Per quanto riguarda questo periodo della Factory e la storia dei Joy Division consigliamo la visione del film Control di Anton Corbijn). Nel 1981 esce per la Factory il singolo di debutto dei New Order, Ceremony. Factory e New Order decidono quindi di lanciare un nuovo club, The Haçienda, in un ex showroom per yacht nel centro di Manchester. Il club apre nel 1982 e per i suoi primi quattro anni di vita è un buco nero in cui spariscono tutti i soldi di Factory e New Order, che lo finanziano. Visto lo scarso successo, spesso è sul punto di essere chiuso.Ma non sarà sempre così. Qualche anno più tardi, The Haçienda (il nome del club è un riferimento situazionista) sarà il locale che cambierà il volto di Manchester e senza il quale non ci sarebbe stata Madchester. Nel 1983 esce il singolo dei New Order Blue Monday, che segna una decisa svolta dal sound dei Joy Division. È un successo strepitoso, il 12” più venduto di tutti i tempi. Nel 1985 Factory pubblica il 12” di debutto degli Happy Mondays, Forty Five EP. Nel 1986, Mike Pickering, A&R della Factory e dj dell'Haçienda, è il primo dj in Inghilterra a suonaremusica house («importata» da Ibiza). Nell'aprile del 1987 esce l'album di debutto degli Happy Mondays, Squirrel and G-Man; mentre il singolo True Faith dei New Order diventa il loro primo top five hit. Contemporaneamente inizia un periodo di gran successo per l'Haçienda, che, nel luglio del 1988, dà inizio ad una serie di eventi in stile Balearic chiamati Hot.
«Dopo Londra, Manchester è stata a lungo considerata la Città Pop Numero Due della Gran Bretagna», afferma Simon Reynolds in Energy Flash.Ma per un attimo, alla fine degli anni Ottanta, l'acid house e l'ecstasy spinsero Manchester al centro dell'universo pop. Il contributo dell'ecstasy fu fondamentale. Come riassume bene Mani, il bassista degli Stone Roses: «Anche un ragazzo bianco poteva ballare, bastava una pasticca». A novembre 1988 esce il secondo album degli Happy Mondays, Bummed. E, un anno dopo, il loro ep Madchester Rave On, il cui titolo dà il nome all'intera scena. Racconta Shaun Ryder:
«Furono i registi dei nostri video, i Bailey Brothers, a inventarsi il termine 'Madchester' (come potenziale slogan per le t-shirt, ndr), ma noi dicemmo, 'Favoloso, sì, vai', perchéManchester era folle all'epoca. Ma nessuno usava il termine a Manchester, a meno che non fossero dei coglioni».
Il 14 luglio 1989 avviene la prima disgrazia. All'Haçienda (soprannominata anche Halluçienda), una ragazza di sedici anni muore per reazione allergica all'ecstasy. Quest'episodio non fermaMadchester. Anzi, il culto cresce a dismisura nei primi mesi del 1990, e le etichette discografiche britanniche sono bramose di mettere sotto contratto qualsiasi cosa abbia una connessione con Manchester. A novembre esce l'album degli Happy Mondays Pills’n' Thrills and Bellyaches. Il disco è votato «miglior album dell'anno» dalla stampa britannica, che aveva promosso la band fino allo sfinimento nel corso del 1990. L'anno seguente l'Haçienda chiude volontariamente (in seguito ad accuse di guerre tra bande nel locale), per riaprire il 10 maggio dello stesso anno, in tempo per celebrare il suo nono compleanno. All'inizio di settembre trapela la notizia che la Factory è prossima alla bancarotta. Etichette quali Mute, London eWarner Bros. si fanno avanti per acquistarla, ma la Factory non viene venduta, e dichiara di aver sistemato le proprie finanze. Dopo alcune interviste imbarazzanti per il New Musical Express e il Melody Maker, gli Happy Mondays non godono più del sostegno del pubblico e della stampa, scioccati dalle idee razziste e omofobiche dei membri Shaun Ryder e Bez. Il loro singolo Judge Fudge non entra neppure in classifica. Nel 1992 due dei principali gruppi della Factory, gli Happy Mondays e i New Order, trascorrono un tempo infinito in studio per registrare i rispettivi nuovi album, accumulando costi esorbitanti. A casa Mondays le cose sono rese complicate da storie di dipendenza da molteplici droghe e conflitti personali. Una volta uscito, il nuovo lavoro dei Mondays ...Yes Please! è accolto freddamente da stampa e pubblico, e le vendite vanno malissimo. Il secondo singolo tratto dall'album, Sunshine & Love, è l'ultimo disco realizzato dalla Factory, che dichiara la bancarotta il 23 novembre 1992. Un accordo di salvataggio dell'ultimo minuto con London frana, quando si rendono conto che i diritti sul materiale dei New Order (che avevano venduto milioni di dischi), sono di proprietà della band e non dell'etichetta (Factory non faceva firmare contratti ai propri artisti).
L'epilogo di Madchester ebbe diverse cause. L'ingenuo ottimismo e l'incosciente esultanza causata dalla droga favorita dalla scena, l'ecstasy, si dovette inevitabilmente scontrare a un certo punto con la realtà. Dall'inizio del 1990 entrò in vigore anche aManchester una nuova legislazione nazionale che rendeva più agevole la revoca delle licenze ai club. La polizia locale aveva avviato l'Operation Clubwatch, per tenere sotto controllo il traffico di droga nei locali e nei raduni rave. All'Haçienda avvennero diversi incidenti violenti: malviventi che minacciavano gli addetti alla porta e sparatorie in pista. Fu installato un sistema di sicurezza da 10mila sterline, con tanto di telecamere e metal detector. L'atmosfera del club ne risentì, e le presenze calarono vistosamente. Per i media Madchester era diventata Gunchester. Le «vibrazioni d'amore» morirono, e con loro quella che era sembrata, agli occhi dei giovani coinvolti, l'ennesima «rivoluzione».
Happy Mondays
Nati nel 1980 e formati da Shaun Ryder (voce), il fratello Paul (basso), Mark Day (chitarra), Paul Davis (tastiere) e Gary Whelan (batteria). Il sesto membro, Bez, ballerino e suonatore di maracas, si unisce alla band in seguito. Nei primi anni Novanta si aggiunge la corista Rowetta Satchell, una delle poche donne della scena Madchester. Il loro primo ep, Forty Five, esce per la Factory nel 1985. Pubblicano il loro esordio, dall'infinito titolo Squirrel and G-Man Twenty Four Hour Party People Plastic Face Carnt Smile (White Out), prodotto da John Cale, nel 1987. I due album seguenti, Bummed, del 1988, e Pills'n'Thrills and Bellyaches, del 1990, hanno un successo strepitoso.
La band si scioglie nel 1993, e Shaun Ryder e Bez formano i Black Grape. Nel 1999 si riformano. L'ultimo album, Uncle Dysfunktional, risale al 2007. Pare che Paul McCartney abbia dichiarato: «Ho visto gli Happy Mondays in tv, e mi hanno ricordato i Beatles nella loro fase Strawberry Fields».
The Stone Roses
Nati aManchester nel 1983. La formazione più nota include: Ian Brown alla voce, John Squire alla chitarra, Gary «Mani» Mounfield al basso, e il batterista Alan «Reni» Wren. Il loro primo album, The Stone Roses, esce nel 1989, ed è un successo. Per molti critici, uno dei migliori album britannici di tutti i tempi. Il secondo lavoro, Second Coming (1994), è accolto molto meno calorosamente, e la band si scioglie poco dopo. Durante una conferenza stampa nell'autunno del 2011annunciano di essersi riformati. Tra i loro brani più amati (secondo un sondaggio dell'NME): She Bangs the Drums, Waterfall, l'ipnotica IWanna Be Adored, I Am the Resurrection, Fools Gold.
Inspiral Carpets
Formati da Graham Lambert (chitarra) e Stephen Holt (voce) nel 1983. Nel 1988 pubblicano il loro primo ep, Planecrash (Playtime), che il dj di Bbc Radio 1 John Peel passa massicciamente. Pubblicano quattro album tra il 1990 e il 1994 (tutti per la Mute). Nel 1995 si sciolgono, per riformarsi nel 2003. Nel 2011 Holt, che aveva lasciato la band nel 1989 (sostituito da Tom Hingley), rientra nel gruppo.
The Charlatans
Nascono nel 1988. La formazione attuale comprende: Tim Burgess (voce),Mark Collins (chitarra), Martin Blunt (basso), Tony Rogers (tastiere). Il batterista Jon Brookes è morto recentemente (13 agosto 2013) all'età di 44 anni. Anche se i Charlatans sono fortemente associati con la scena di Madchester, si sono formati in realtà nelle West Midlands (Birmingham). Dal 1990 al 2010 hanno pubblicato undici album, di cui tre hanno raggiunto la vetta delle classifica nel Regno Unito (Some Friendly, 1990; The Charlatans, 1995; Tellin' Stories, 1997). Nel 2013 sono tornati in studio per lavorare a un nuovo album. In maggio è uscito in dvd il documentario Mountain Picnic Blues, sull'ellepì Tellin' Stories.
New Order
Quando Ian Curtis dei Joy Division si suicida nel maggio del 1980, i membri rimanenti della band (Bernard Sumner, Peter Hook, Stephen Morris), con l'aggiunta di Gillian Gilbert alle tastiere, formano i New Order. La band si sciolge nel 1993 e si riforma cinque anni più tardi. Dopo aver attraversato vari cambi di formazione, oggi sono formati da Sumner, Morris, Gilbert, Phil Cunningham e Tom Chapman. Combinando new wave e dance elettronica, sono stati una delle band più influenti degli anni Ottanta. Dall’81 al 2013 hanno realizzato nove album (il più recente, Lost Sirens, è del 2013). E ancora: James, 808 State, A Guy Called Gerald, Paris Angels, The Farm, Northside, New Fast Automatic Daffodils, The High. (Alias)
Nessuna città colpì il mio
immaginario di ragazzo ribelle e desideroso di vita ed esperienze come
la città di Bologna. Bologna la rossa, la città bonaria e accogliente, la
città della cultura, delle biblioteche e dei movimenti, la città
alternativa del Dams e del welfare per tutti, la città dei partigiani e
degli operai, quella dell'Eurocomunismo, e quella in cui arrivavano i capitalisti
americani per studiarne la struttura della scuola pubblica, dagli asili
alle università, la città delle pensioncine e delle osterie, dei trasporti
pubblici e della sanità che funzionano, la città dei mille
concerti, della New Wave italiana e del Demenziale, la città in cui si
riversano migliaia di giovani da tutta Europa per respirare lo spirito
libertario e creativo...
E' stano di come ancora oggi Londra sia un punto di riferimento, per la musica ma per tutte le culture giovanili in genere. Ma c'è stato un tempo in cui .. Londra guardava all'Italia..
<< Dille di andare a lavorare da Tesco/ dille di
restarsene a scuola/Dille com’è possibile/ essere derisi tutto il giorno/(...)
Maltrattata all'ora del te?/ Di Sopra nella sua stanza, da sola./ Qualcosa che
lei non sa:/ il blocco danzante di Bologna/ ci mantiene vivi./ Qualcosa in Italia >>.
Si resta ancora sorpresi a riascoltare il primo singolo
degli Scritti Politti, Skunk Bloc Bologna, per quella apparizione del fantasma
del nostro Settantasette dentro uno degli atti di fondazione del post-punk
inglese. Siamo nel settembre 1978. La sorpresa è questa: mentre in Italia la cosiddetta
“ala creativa” del Movimento sconfitto e disperso guardava anche al punk e alla
new wave per rimettere assieme i cocci, laggiù sembravano fare lo stesso con
noi. Coi nostri fantasmi. Si diceva allora: “L’anomalia italiana".
Musicalmente siamo in piena epoca New Pop, nient'altro che l'innamoramento delle band
post punk per uno stile decisamente retrò: non si esplorava più la
black music moderna nè l'elettronica, ma si tornava alla chitarra e a
una formazione rock classica. In generale ci fu una fissazione generale
per gli anni '60, e per un sound dance pop, anche se alcune eccezioni
resistevano, Cabaret Voltaire tenevano alto un genere che continuava a
crescere (l'industrial) mentre Pop Group mantenevano la continuità con
le sonorità post punk. Gruppi come Style Council, Redskins, Gang of Four
e Scritti Politti rappresentavano la scuola pop socialista: si
ispiravano alla filosofia, alla teoria politica, alla critica d'arte. La
loro preoccupazione era quello di capire cosa fosse reazionario e quale
fosse la strada giusta per ripartire dopo il punk. Nei testi tutto si
metteva in discussione, c'era l'ansia e i dubbi e la critica costante di
sè e di tutti gli altri. Il primo singolo degli Scritti Politti fu proprio Skank Bloc
Bologna. Era ispirato da
quello 'che succedeva in Italia nel 1977, e al fatto che all'epoca
Bologna era una citta amministrata dai comunisti, mentre per quel che
riguarda lo skank, era
semplicemente quello che riempiva lo squat dove vivevano i membri del
gruppo, ventiquattr’ore al giorno - dub e
lovers rock non stop.
Skank Bloc Bologna è un pezzo bizzarro, sinuoso, diviso
giusto a metà tra un recitativo ispirato al Canterbury Sound - prima di assistere
al concerto dei Sex Pistols che cambiò loro la vita, gli Scritti Politti adoravano
gli Henry Cow - e un ritornello che ha le cadenze cristalline del reggae. Su
tutto, una specie di apologia del dilettantismo, un suono fai-da-te, primitivo
e incerto. Il disco fu autoprodotto grazie a un prestito di 500 euro del
fratello del batterista. Inciso in uno studio di Cambridge, perché costava
meno; imbustato sui tavoli della casa occupata dove vivevano gli Scritti, 300 copie
alla volta; distribuito nel negozietto di Rough Trade a Portobello. Sulla copertina
apparivano i costi sostenuti: <<controllo dei mezzi di produzione>>. Skank Bloc Bologna si può facilmente ritrovare
nella recente antologia della band inglese, 33 anni dopo.
Ai giornalisti che bussano alla porta dello squat di Camden capitava
di sentir citare indifferentemente Gramsci e Marx, Roland Barthes, Julia
Kristeva, Jacques Derrida.
<<Pensavo a diverse cose quando l’ho scritta... Cose
come il sessismo, come il disastro nei quali si trovano i ragazzi di qui,
specie nelle periferie. .alla differenza tra questo e quel che e successo in
città come Bologna>>.
La descrizione della casa occupata degli Scritti Politti:
<<La stanza è scura e dickensiana - ci ricama su Dave
McCullough di Sounds - Sedie, piatti e mucchi informi di cose sono sparsi tutto
intorno>>. C’è una grande falce e martello sul muro. Ci vivono 18 persone
riunite in una specie di assemblea permanente, senza contare i molti che
arrivano e si accampano per un po’. <<Era una casa aperta - racconterà
molti armi dopo Green Garthside a Simon Reynolds - Perciò ci potevi incontrare
i ragazzini difficili scappati da scuola, gli hippy francesi, gli Eurocomunisti
italiani. Bastava bussare>>.
Skank è ballare il reggae. Non sentivano altro: dub e lovers
rock; Abyssinians, Culture, Joe Gibbs. Green Garthside, l’ideologo; Tom Morley,
il batterista coi dreadlocks; Nial Jinks che aveva imparato a suonare il basso
in sole tre settimane di pratica, come usava all`epoca. Erano stati compagni al
corso di arte del Politecnico di Leeds - da qui la dimestichezza con la
semiologia e il decostruzionismo. Erano stati iscritti alla Young Communist
League, giovani militanti che distribuivano volantini e si picchiavano in strada
coi neonazisti. Scritti Politti - lo si ripetera a memoria durante il periodo
di clamorosa popolarità mondiale del gruppo negli anni ’8O – è Gramsci, gli
Scritti Politici <<Politti - aggiungerà pure Green - è anche un suono
onomatopeico: è il rumore che volevamo fare. E come Tutti Frutti>>. Skank
bloc, dunque. Dal blocco storico al blocco skank. Che è un po’ come dire, per
tornare al fantasma del nostro Settantasette: <<Dopo Marx, aprile>>.
Gli Scritti Politti vennero spesso i città, soprattutto nel periodo in cui il sindaco comunista fu quello che cercò
concretamente di soffocare la parte più radicale del Movimento, che nel 1977 si
ribellava in quella maniera davvero carnevalesca, prendendo il controllo del centro citta. Skank BlocBologna era ispirata
da quelle persone, radicali che erano persino più a sinistra del Partito comunista ufficiale. Bisogna ricordare che all'epoca,in Inghilterra,erano molto colpiti
dal fatto che ci potesse essere un intera citta nell’ Italia del Nord
controllata dai comunisti.
<<Eravamo stati a riunioni dove c’erano diversi
giovani comunisti europei - ha raccontato ancora Green a Simon Reynolds - Sapevamo
che c’era gente in Italia che stava mettendo in piedi delle radio, si chiamava ancora
comunista, ma erano decisamente più selvaggi».In quei giorni l’ltalia del ’77 sembra riemergere come una cruda metafora
poetica per giovani musicisti e politicizzati, che cercavano in Europa il corrispettivo dall’Apocalisse
Rasta. Una landa guerriera, dove convivevano con impossibile leggerezza e
prossimità Eurocomunismo, Radio Alice, Brigate Rosse, anzi.. Brigade Rosse. ll 30 aprile del 1978 Strummer dei Clash sale
sul palco di Rock against racism, al Victoria Park di Londra. E’ la prima e la
più grande manifestazione di politicizzazione del punk Per l’occasione ha
addosso una t-shirt rossa con su scritto,appunto, <<Brigade Rosse>>. Incorniciato c’é il simbolo della Raf. Il
gesto non fa granchè scandalo, nell’immediato: gli standard della comunicazione
dell'época sono decisamente diversi da quelli di oggi…
<<C'era un amore adolescenziale per la guerra, il conflitto,
per le fantasie di rivolta, il combattimento di strada, i fucili a Knightsbridge,
ma era molto superficiale in poche parole>>, riflette oggi Simon Reynolds
sulla questione. Il 1 luglio del 1980 i Clash suonarono a Bologna, in piazza
Maggiore. Gratis. In fondo fu una specie di nemesi di quel mito italiano. Il
concerto è ricordato per il pellegrinaggio di rockers in citta; un po' meno per
la contestazione di un gruppo di punk radicali bolognesi che contestavano ai
Clash, il fatto di incidere per la multinazionale Cbs - ed era un classico
dell'epoca - ma soprattutto di aver accettato l’invito del Pci, allora in
campagna elettorale.
E anche i Clash sono evocati in Skank Bloc Bologna, per
tomare cosi al nostro punto di partenza. I versi dicono: <<I rockers sono
in citta/I magnilici 6/ I rockers sono in citta/ si sopravvalutano un bel
po'>>…
Questa settimana, la Regina Elisabetta II è diventata il monarca da più tempo in carica nella storia britannica, essendo riuscita a non morire o ad uscire di scena, per ben 63 anni, e sette mesi.. Il rapporto della monarchia con il mondo della musica è stato sempre traballante nel corso degli anni: dai The Sex Pistols agli Smiths, ecco alcune best song in onore del sovrano più tenace del paese.
The Exploited, 'Royalty'
Non sorprendono, gli Exploited, con quest'affascinante canzoncina, 'Royalty': come previsto, vanno giù duri sulla monarchia. E' giusto dire che gli argomenti equilibrati, non sono mai stati un loro forte. E mentre rime come "Mostrami una foto della regina ora / piccola sporca puttana , fottuta piccola cagna, cazzo! " non sono esattamente sfumature dei loro sentimenti, almeno si può non criticare la band Edimburgo di non parlare fuori dai denti...
The Housemartins, 'Flag Day'
“Troppe mani in troppe tasche, poche invece sui cuori…”, Flag Day è una desolata descrizione dell’impoverimento della gente nella “perfida Albione” al tempo della perfida “Lady di Ferro”. Ma ce n’è anche per la corte reale, un appello alla mano regnante in cima alla catena alimentare della società britannica: “… chiedendo l’obolo alla regina, visto che la sua borsa è così piena da scoppiare…”. Tutte le loro "vendite di beneficenza" non significano nulla quando non si sa cosa significa la povertà. ".
Primal Scream, 'Insect Royalty'
Un brano concettuale, da 'XTRMNTR'(Exerminator) , l'album del picco critico dei Primal Scream . Cucita sopra minacciosi battiti dubby, Bobby Gillespie ripete che "un insetto regale vive dentro di me", frase che potrebbe essere vista come un cenno alla impotenza di essere nato in un paese ancora governato da discendenze di sangue, piuttosto che dal merito.
Billy Bragg, 'Rule nor Reason'
Sempre in prima fila, Billy non si è mai astenuto da dichiarazioni sociali e politiche, men che mai sui reali. 'Rule nor Reason' lo trova però sorprendentemente soft, vede il sovrano più come una figura tragica, piuttosto che odiosa. "La regina sul trono ascolta un disco di Shirley Bassey, quando è sola / E guarda fuori dalla finestra e grida," canta su fisarmoniche lugubri. Povera solitaria..regina.
The Beatles,'Her Majestic'
Canzoncina acustico-pizzicata che chiude 'Abbey Road', 'Her Majestic' è una delle poche canzoni nella cultura popolare che fa riferimento alla Regina in modo neutrale e positivo. Qui, sua maestà è una "bella bella ragazza" che "non ha molto da dire". Non proprio un comlimento, ma pur sempre una galanteria rispetto ai precedenti..
The Stone Roses, 'Elizabeth My Dear'
Breve e dolce, un interludio di un minuto su The Stone Roses 'omonimo LP di debutto,' Elizabeth My Dear 'fu scritta sul refrain di una vecchia canzone inglese,' Scarborough Fair ' (ripresa anche da Simon e Garfunkel) : "Mi fai a pezzi e fai bollire le mie ossa / Non riposerò fino a quando non avrà ha perso il suo trono / Il mio obiettivo è vero / Il mio messaggio è chiaro / Ed è rivolto a voi Elizabeth, mia cara ".
Manic Street Preachers, "Repeat (Stars and Stripes)
"Non lasciatevi ingannare dallo Stars and Stripes del titolo:' Repeat 'sono i Manics che prendono di mira la monarchia e il suo potere: "Ho visto questo accadere prima / Questo è un messaggio dall' Inghilterra occupata ", inizia, prima di esplodere in una chiamata alle armi: "Ripeti dopo di me, 'A fanculo la regina e il paese'".
The Smiths,"The Queen Is Dead ''
The Queen Is Dead' essenzialmente, rappresenta la frattura insanabile tra governanti e governati, e una fantasia, raffigurante la morte della famiglia reale, su uno dei soliti testi che illustano il punto di vista intransigente di Morrissey. Quì raggiunge il picco, ed è il 1986. La canzone prende prende a prestito il titolo dal romanzo di Hubert Selby Jr., Last Exit To Brooklyn del 1964 ed è basata, musicalmente, su una canzone che Johnny Marr aveva cominciato a scrivere già da adolescente. Morrissey lancia la sua pungente invettiva contro la Regina d'Inghilterra, in questa prima (di molte altre) canzoni contro la monarchia, definita dal cantante "del tutto contro ogni nozione di democrazia, oltre che un mistero per molte persone... per essere protetti da ogni eventuale indagine sulle loro ridicole storie, sui loro abiti da sposa e sui loro drammi da romanzi soap".
Sex Pistols, 'God Save The Queen'
Cos'altro? Il più famoso musical anti-monarchia, 'God Save The Queen', non solo lo sputtanamente dell'inno nazionale, ma lo smacco fu ancora più clamoroso, perchè il suo sputare beffardo fu pubblicato il giorno del giubileo d'argento. Ha sfruttato il malcontento di una nazione e lo ha trasformato in tre minuti di antagonismo, e disprezzo arrogante. Dio salvi la regina...
L'Inghilterra non è solo Londra.
Una città vera e propria, Bristol, un'antica metropoli. È stata colpita
da una prosperità moderna, costruita sul tabacco, sul cioccolato, e sul
sapone. Poi ci sono i vestiti e cento altre cose. Questo posto sa di
dignità Ha mantenuto un suo orgoglio civico. Alla Luftwaffe si deve gran
parte della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, che la rese
irriconoscibile. Una decina di anni più tardi, l'immigrazione dal
Commonwealth cambiò radicalmente la popolazione della città, che si
arricchì di cultura e tradizioni. Anche adesso, è la seconda città più
grande del sud dell'Inghilterra.
E ha una storia
moderna di produzione di musica singolare e unica, ricca di un
eclettismo e di intelligenza che spesso manca altrove. La storia di
Bristol e dei suoi strani fenomeni è esplorata nel bel libro di memorie
di Richard King - Original Rockers, con particolare riferimento al Pop
Group, che contibuì definitivamente a che Bristol abbracciasse la
predilezione per il reggae e per il funk sperimentale; e ai Massive
Attack, che rappresentano senza dubbio lo sviluppo più ispirato
dell'estetica essenziale dell' hip-hop in Inghilterra. E' l'amore della
città per il compounding e per l'amalgama di diversi stili musicali, per
creare una società libera e inclusiva, che ha riconosciuto e affrontato
il disagio per un passato di commercio degli schiavi, in un modo
raramente popolare e concordato, rispetto al resto del paese.
La
storia musicale e di tutta una serie di musicisti della città sono
legati all'ascesa e alla caduta di Revolver, il negozio di dischi
indipendente nel quartiere di Clifton, dove King a lavorato per circa
tre anni, ed evidentemente goduto alcune delle esperienze più vivide
della sua vita. Il titolo del libro deriva da una compilation di brani
da parte del polistrumentista e produttore giamaicano Augustus Pablo,
"emblematico della telepatia e la familiarità che esisteva tra Revolver
ei suoi clienti".
Per acquistare un disco da
Revolver, si dice, significava essere coinvolti in una serie infinita di
trattative, diatribe, monologhi e controversie, sulla scia un pò di
Alta Fedeltà. Questi scambi si svolgevano tra il personale e i clienti
che, come noi, consideravano la profondità del loro amore per la musica
come incommensurabile e sacrosanta, a tal punto che l'atmosferan dentro
Revolver era regolarmente "isterica". Il proprietario del negozio, Roger
Doughty, riusciva a convincere i clienti a comprare i dischi che
pensava fossero superiori alla loro scelta iniziale.
Oggi
il penetrante basso della dubstep ei nuovi suoni derivati del recente
passato della scena dub sono in prima linea nella nuova ondata di
creatività che sta raccogliendo sempre più seguaci, contribuendo a
spingere etichette come Howling Owl e Crazylegs sempre più sotto i
riflettori.
Si tratta dell'evoluzione del celeberrimo "suono di
Bristol": una potente fusione delle culture sound system, hip hop, punk e
dance music britannica. Nomi come i Massive Attack, Tricky e Portishead
senza dimenticare la fusione di funk, dub e punk da parte di artisti
come The Pop Group e Maximum Joy hanno fatto da propulsore al nascente
senso di comunità che ha fatto da trampolino di lancio a queste più
recenti rivoluzioni, anche se il termine 'trip-hop' in città suona
ultimamente come una parolaccia: Bristol è ancora oggi un anomalia
culturale, la sua dimensione compatta, la vitalità della comunità
artistica, gli spazi verdi, la sua atmosfera familiare, il senso di
ottimismo costante, il costo della vita che è circa la metà di quello
di Londra, permettono un cambiamento continuo nei suoni, aiutando il
panorama musicale a restare più attivo e attuale che mai. Tutte queste
condizioni aprono ampi spazi per crescere e prosperare.
Ormai
sono passati decenni da quando Massive Attack sudavano sulla West Pico
Boulevard di Los Angeles, nelle riprese per il video del singolo
Unfinished Sympathy. Parte del fascino duraturo della band sta nella
loro creazione di una vera e propria estetica Massive: concept video, e
bellissime cover per i dischi, belle se non a volte addirittura
inquietanti. Nel bene e nel male, senza di loro forse non ci sarebbe
nessun Banksy; Stephen Bliss non sarebbe diventato un capo artmaker (suo
il lavoro per Grand Theft Auto) senza aver disegnato per l'album di
remix No Protection; e lo spirito di Jean Michel Basquiat non avrebbe
ossessionato Bristol per tutta la fine degli anni '80 . "Unfinished Sympathy (1991) è spesso citata come una delle migliori canzoni e video degli anni '90..
La
Vinyl Factory ha pubblicato3D e l'arte dei Massive Attack - un libro
che documenta la storia visiva della band di Bristol. Robert del Naja,
alias 3D, ripercorre la storia che c'è dietro ad alcune delle immagini
più belle delle cover e dell'arte dei Massive Attack....
100 Windows
"Avevo parlato con l'artista Marc Quinn, per fare opere con il vetro e la luce rifrangente. Vetro e proiettili sembravano un buon mix, così abbiamo creato 10 figure, ognuna delle quali era di 5 piedi di altezza, che poi abbiamo fatto esplodere con dei proiettili. E 'stato un lavoro ambizioso e complesso - non qualcosa che le case discografiche potrebbero permettersi ora. Tutto è stato fatto avendo in mente la copertina dell'album in vinile."
Fotografia: Nick Knight
Helgoland
"Questa si chiama 'Believer' ed è parte della serie che ho dipinto per l'album Helgoland . Mi piace fare gruppi di dipinti e capovolgere i colori, come nella pittura in negativo. Ho dipinto 30 o 40 pezzi per Helgoland. Alcuni erano bozzetti, non opere complete, e un po' le ho volutamente lasciate incompiute. Alla fine è diventata una collezione per un idea più grande. Come una serie di canzoni per un album ". Fotografia: 3D
100th Window
"Queste immagini sono state
scattate per il Massive Attack 100th Window Tour del 2003. E 'il primo
lavoro fatto in collaborazione con la United Visual Artists. Volevo
produrre uno spettacolo più cinetico - utilizzando un formato puro di
LED, per trasmettere dati, pixel su pixel. Politicamente, le immagini
riflettono ciò che stava accadendo intorno a noi in quel momento.
L'inizio della seconda guerra del Golfo mi vide molto coinvolto nelle
manifestazioni contro la guerra. Il nostro tour prese il via proprio in
concomitanza con l'invasione . Le immagini risultarono come un riflesso
del mondo e venivano aggiornate nella lingua del paese dove suonavamo." Fotografia: David Morrell / Massive Attack
Meltdown Festival Poster 2008
"Questa immagine è stata inizialmente creata per il festival del
Meltdown Southbank Centre, nel 2008. Volevo fare qualcosa che
rappresentasse letteralmente una fusione delle cose. Ho creato un
collage delle nostre due facce. E 'stato un adeguato remix visivo ". Fotografia: Mark Simmons / 3D
Splitting the Atom EP cover, 2009
"Questa è la bussola per la scissione dell'atomo, ispirato a icone Azteche e maschere di cranio. È l'idea dell'inizio e della fine, contemporaneamente ". Fotografia: 3D
Mezzanine
"Questa è per l'album Mezzanine e si compone di immagini composite
create da Nick Knight - è stata la prima volta che ho lavorato con Nick e
Tom Hingston. E 'stato un bel salto dal cut and paste /all' approccio
fai da te degli album precedenti, con valori di produzione più profondi.
Ero stato ossessionato dai ragni e questo alla fine ha portato all'
immagine dello Scarabeo. Nel libro, ho anche incluso una foto degli
insetti originali che Nick ha scattato nel Museo di Storia Nazionale, da
cui i compositi finali sono stati poi creati. "
Foto di Nick Knight
Wild Bunch
"Questa è durante l'era del
collettivo Wild Bunch - è una foto di me che dipingo un muro nel 1985. E
'stato nel periodo in cui la galleria Arnolfini di Bristol decise
organizzare la prima mostra d'arte sui graffiti europei. Ad un gruppo,
dove c'ero anch'io, fu chiesto di dipingere in galleria. Ho dipinto
questo pezzo sulla strada per il settimanale locale, la rivista Venue.
E' su Jamaica Street a Stokes Croft, Bristol in risposta a ... ehm,
Peckham. Un hub per la musica e l'arte. A quel tempo, la zona era
davvero malandata - e è stato un bene per come è cambiata e di come sia
stato rinvigorito.. Fotografia: Massive Attack
La “Marcia dell’uomo bianco” di Liverpool finisce nella sezione "bagagli smarriti" della stazione ferroviaria..
Comunicati e minacce in grande
stile, tam tam su Internet, la grande adunata annunciata attraverso i
social network: è la “Marcia dell’uomo bianco“, la manifestazione
indetta a Liverpool dal gruppo di estrema destra “Azione Nazionale” per
questo week end. Doveva essere una vera prova di azione e di forza, con
sfilata alla quale avrebbero dovuto partecipare – nelle intenzioni
degli organizzatori – circa 150 persone provenienti da tutta Europa. “Se
la nostra marcia sarà vietata – si leggeva in una lettera inviata al
sindaco di Liverpool Joe Anderson e firmata da “Azione Nazionale” - o se
forti misure di controllo verranno impiegate contro di noi, la città
brucerà". Questi i toni sinistri e minacciosi di Azione Nazionale, un
organizzazione con esplicite simpatie hitleriane, e particolarmente
attiva online, dove i membri si divertono a indire corsi di
addestramento intensivo in cui i militanti imparerebbero a combattere e
usare armi e dove discutono di nazismo, supremazia della razza, e di
come annientare i ..rossi. Invece le cose sono andate molto diversamente
da come avevano programmato e gli "uomini che solo i proiettili
possono fermare", come amano definirsi quelli di Azione Nazionale, sono
stati costretti alla ritirata da due cortei di centinaia di antifascisti
locali, organizzati da Unite Against Fascism e Anti-Fascist Network ,
che, anche senza l'autorizzazione a sfilare da parte delle autorità
locali, hanno annullato la marcia e spinto alla fuga la manciata di
fascisti – decisamente lontani dai numeri annunciati – obbligandoli
all’interno della stazione ferroviaria, dove protetti da un grande
cordone di polizia si sono dovuti barricare dopo una mesta ritirata e
sotto il fitto lancio di lancio di uova, banane (in segno di sfregio
estremo) e altri generi alimentari nel deposito bagagli, circondati da
un cordone di polizia, che per garantirne l’incolumità ha chiuso i
militanti di NA nella sezione "bagagli smarriti", a serrande abbassate.
"Liverpool è stata costruita da immigrati, ecco perchè è spesso definita come ‘ il
mondo in una città“. Così ha commentato uno degli esponenti del network
antifascista, mentre a nessuno è passato per la testa il solito
ipocrita "richiamo ai principi democratici o alla libertà di
espressione", per legittimare azioni e manifestazioni che apertamente si
richiamano a nazismo e fascismo. Un atteggiamento, quello della società civile inglese, che da noi è ormai
diventato sempre più raro.
Attraverso
i canali dell'immigrazione nel Regno Unito la musica giamaicana e'
stata presente nelle classifiche fin dal 1964, dopo il secondo posto
raggiunto da Millie con My Boy Lollipop, e piu' che mai in pieno ibrido ska/reggae fine anni '60, inizio '70. In seguito tutto questo avrebbe alimentato la sotto cultura piu' gagliarda del biennio 79/80, la Two Tone.
Nonostante i successi pop mancavano sbocchi di audience, dovuto in
parte alla consueta miopia delle major discografiche e dall'altra il
caos pressoche' pandemico dell'industria musicale giamaicana. La
conseguenza fu che sino al 76/77 i dischi reggae vennero distribuiti
irregolarmente essendo spesso di difficile reperibilita' - anche per chi
viveva nelle aree metropolitane - e raramente trasmessi in radio. Uno
degli effetti indiretti del riconosciuto debito del punk verso il reggae
fu l'incremento esponenziale di uscite discografiche giamaicane in Gran
Bretagna. La prima apparizione dello stile dub nelle classifiche
inglesi fu quella di Rupie Edwards con Irie Feelings nel '74, un
affascinante antisegnano dell'odierna economia musicale del megamix. Dal
74 in avanti il dub inizio' a diffondersi piu' capillarmente nel cuore
delle metropoli..enel '75 Everlasting Dub di Skin Flesh and Bones
preparo' il terreno per la particolare struttura e la vera e propria
temerarieta' dei primi dischi dub: comunque due dischi fondamentali che
suonano ancora oggi magnifici. Altri dischi essenziali per la diffusione
del dub furono Dub Sensation e Bamba in Dub ('77) dei Revolutionaries,
Pick a Dub ('75) e Blood and Fire di Keith Hudson, anche se si puo'
sostenere a ragion veduta la candidatura di King Tubby (Osbournd
Ruddock) come inventore del Dub: fu senza dubbio il primo ad impiegare
alcune prerogative del dub quali il delay, la dissolvenza e il phasyng.
Per gli appassionati la sua vicenda e' riassunta nella fondamentale
antologia King Tubby's Special '73/76, trenta brani di ormai difficile
reperibilita'. Per l'intera storia dell'Upsetter, Lee Perry riempirebbe
un libro.
Letts agaist police
Chi e' Don Letts?
Dj del Roxy, seminale punk club di Londra, selector, cresciuto a
Brixton (Londra), regista, il suo Punk Rock Movie catturo' in super 8
tutta la crudezza della musica e delle performance dell'epoca: Keith
Levene (Pil) che si inietta anfetamina nel bagno del Roxy, un fan si
sfregia sensualmente lo stomaco con lunghi fendenti di lametta,
insomma..tutto l'effetto della propaganda "raccapriciante" e creativo
del punk, e ancora oggi ne resta la miglior documentazione in tempo
reale. Ha fatto parte dell'elite come amico dei Clash - che lo
raffigureranno nella copertina del loro album Super Black Market Clash -
e di J.Rotten. Membro di band come Basement 5, Screaming Target,
successivamente formerà insieme a Mick Jones (storico chitarrista dei
Clash) i Big Audio Dynamite. Ancora oggi regista di videoclip e
documentari, dj, conduce uno show radiofonico settimanale su BBC 6,
produce compilation e continua a girare il mondo per portare in giro le
sue selezioni musicali.
"Mio padre lo metteva a casa quando ero bambino..(il reggae), era la nostra musica naturale".
"La
prima volta che vidi i Pistols non riuscivo a capire una parola di quel
che di evano, ma c'era una tale energia da convincerti che c'era
qualcosa di grosso che stava succedendo, destinato a diventare ancora
piu' importante.."
Don
Letts e' stato il personaggio che introdotto il reggae e il dub nel
movimento punk, fortemente legato alle proprie radici musicali e
culturali sara' lui il dj per eccellenza in grado offrire un contributo
influente all'evoluzione della scena, alternando nelle sue selezioni
musicali la cultura giamaicana e quella nascente nella Londra della
meta' dei '70, in quella che sfocera' in un una vera e propria alleanza
tra le ali piu' estreme del ribellismo giovanile dell'epoca.
Epoca
di rivolte lungo le strade di Notting Hill Gate e quelle di Brixton,
contro il razzismo della società inglese di quel periodo e di scontri
nelle strade tra poliziotti e giovani ribelli, tra il basso del reggae e
del dub, la chitarra elettrica del punk e sound system potenti.
Suo
fu il contributo fondamentale, insieme a Joe Strummer e Tom Robinson,
alla creazione del Rock Agaist Racism, che mise insieme decine di gruppi
punk, reggae e dub, bianchi e nerri, operai e studenti, nel tentativo
(riuscito) di contrastare l'avanzata dei fascisti del Fronte Nazionale
che pericolosamente faceva proseliti tra i giovani. Un periodo di forti
cambiamenti sociali e destinato a segnare in profondità tanto la storia
della black music britannica quanto quella del rock.
Bob Marley sanci' questa esplosiva alleanza nel brano Punky Reggae Party.
DREADS MEET PUNK ROCKERS UPTOWN
Del 2001. Letts
ha riunito alcune delle migliori band reggae / dub in un album che mostra come
la musica giamaicana, le pesanti linee di basso che ne caratterizzano la struttura
e i testi anti-establishment abbia influenzato la scena punk inglese nella sua prima
ondata. Il loro impatto può essere ascoltato nelle canzoni di gruppi come The Clash, PIL, e The
Slits..
DREADS MEET GREENSLEEVES, A WESTSIDE REVOLUTION
Disco doppio uscito nel 2008, Letts scava negli
archivi sterminati della potente etichetta Greensleeves e compila trenta brani
che coprono l'intera evoluzione della musica giamaicana nel corso degli ultimi
30 anni, rendendo questo un ascolto illuminante, anche per gli ascoltatori con
una conoscenza approfondita del reggae.
La prima parte e' incentrata sulle radici e
il primo periodo dancehall, con testi caratterizzati dall'indignazione per le ingiustizie
sociali, mentre la seconda parte e' dedicata alle cose piu' recenti, il reggae nell'era
digitale, non meno importante e creativo rispetto al precedente.
Una grande selezione del leggendario Don Letts,
perfettamente in linea con il clima infuocato di questi giorni.
Tutto quel che ci piace, musica, cinema, arte, tecnologia, politica, fumetti.. Tutto è riversato in questo blog. E Sir Christopher Frank Carandini Lee ci piaceva e molto.
Lee era una presenza imponente del grande schermo, eravamo ragazzini quando lo notammo subito per la sua altezza imponente e poi per la sua voce regale, di cui aveva fatto buon uso in questi ultimi anni in un altrettanto sorprendente e piacevole interpretazione di canzoni natalizie in stile Heavy Metal, con il chitarrista Hedras Ramos. In passato Lee aveva già cantato canzoni come "Little Drummer Boy", "Silent Night", "Jingle Hell",e "My Way", re-interpretandole sempre in stile Heavy Metal.
Recitare è stata, però, la passione di tutta la vita. Dopo aver lavorato in una grande e varietà di drammi, aveva ricevuto il suo primo ruolo da protagonista dalla mitica Hammer Film Productions in Gran Bretagna, nella loro iconica serie horror negli anni '50 -'70. Incarnando il ruolo di Dracula, che Bela Lugosi che aveva portato al successo negli Stati Uniti nel 1931, Lee portò nuova linfa vitale e una vera e propria vita al personaggio splendidamente gotico e lussureggiante di Dracula nel 1958. E ha interpretato il personaggio in altri sette sequel, non sempre con entusiasmo, come raccontò, ma piuttosto perché non voleva che la troupe rimanesse senza lavoro. Allo stesso tempo, appariva anche in altre classiche serie Horror della Hammer, compresa quella che lo vide nei panni di Frankenstein, La mummia e anche in quelli di Sherlock Holmes ne Il mastino dei Baskerville: quasi sempre al suo fianco c'era un altro grande caratterista dell'epoca, Peter Cushing. Quelli della nostra generazione ricordano bene i film della Hammer con questi due grandissimi attori, film che ci hanno segnato e formato: Cristopher Lee è scomparso Domenica mattina a 93 anni, per insufficienza cardiaca e problemi respiratori. Ricorderemo una delle star più prolifiche della storia del cinema.
La sua carriera post-Hammer, fu ancora più intensa, con un ruoli da protagonista in “Man With the Golden Gun” (Agente 007 - L'uomo dalla pistola d'oro) nella serie di film su James Bond, e molteplici collaborazioni con registi come Tim Burton. I suoi ultimi anni hanno visto alcune delle sue performance più grandi di sempre, tra cui quella nel prequel di Star Wars, come Conte Dooku e quella del cattivo Saruman il Bianco ne Il Signore degli Anelli, dove ruba la scena in un ruolo che ha messo in mostra tutta la sobrietà e la solennità e ancora l'autorevolezza che gli erano propri.
Lee aveva ottenuto la carica di "Sir" dopo essere stato nominato cavaliere nel 2009 e aveva anche ricevuto una borsa di studio BAFTA (British Academy of Film and Television Arts è un'organizzazione britannica che premia annualmente opere cinematografiche, televisive ed interattive) nel 2011. Non aveva alcuna intenzione di andare in pensione, aveva dichiarato di voler lavorare fino a quando fosse fisicamente in grado di continuare, perchè come disse al Telegraph, "Odio essere inattivo. Come il caro Boris [Karloff] diceva, quando morirò voglio morire con i miei stivali ".
Le sue origini italiane, i suoi 93 anni e 300 film dovrebbero certamente testimoniare e qualificare una carriera di totale dedizione al cinema e il suo supremo talento.
Abbiamo già parlato del vecchio Tory inglese Enoch Powell, in occasione del post dedicato alle farneticazioni sue e di Eric Clapton, che durante uno show si imbarcò in una filippica anti immigati e razzista: sebbene visibilmente ubriaco, quelle dichiarazioni rispettavano (e ancora rispettano) l'orientamento politico di Slowhand, destrorso e nazionalista, insomma fascistoide dato che non ha mai smentito tutte le accuse che gli sono piovute addosso durante gli anni.
Tutto iniziò nel 1968, quando Powell tenne un discorso razzista contro l'immigrazione e la legislazione antidiscriminazione nel suo collegio elettorale di West Midlands, in Inghilterra. Powell sostenne che era inorridito da quello che credeva fosse un flusso inarrestabile di immigrati che avrebbe inondato il paese, che avrebbe portato nel "giro di quindici o venti anni l'uomo nero ad sollevare la frusta contro l'uomo bianco." Fu un discorso incendiario e offensivo, pieno di bile e di odio, che divenne poi noto come " Il discorso dei fiumi di sangue", anche per la citazione di Powell dell'Eneide di Virgilio, " il Tevere schiumerà con molto sangue." Un ampia fetta della classe operaia bianca supportò Powell, vergognosamente il sindacato dei portuali di Londra organizzò uno sciopero di un giorno in suo favore. Powell divenne la pin-up di estrema destra e le sue parole sembrarono sancirne la l'ascesa, e in particolare dell'odioso Fronte Nazionale, di stampo neonazista, che nei suoi slogan prometteva politiche razziste di respingimento e repressione.
Fino ad allora molte cose erano state ignorate della storia ufficiale degli anni Trenta in Inghilterra: per un certo periodo gli inglesi avevano mostrato un’evidente propensione verso il fascismo, tanto con l’Unione Britannica dei Fascisti di Oswald Mosley quanto con la politica filo-tedesca di Lords Rothermere o Astor of Cliveden. Il fascismo sembrava un possibile archetipo britannico, il rovesciamento dell'immagine imposta a tutti da centinaia di menzogneri film bellici: la storia avrebbe potuto seguire un altro corso, come nella Svastica sul sole di Philip K. Dick, in cui giapponesi e tedeschi, vincitori della seconda guerra mondiale, governano sugli sconfitti Stati Uniti.
Sul piano musicale ci pensò il punk: molti rispolverarono la svastica, i simboli celtici e addirittura alcuni indossavano divise naziste sul palco. Indossare la svastica dimostrava quanto fossero logori i sogni di Vittoria, la cui falsitià era visibile in quasi tutti gli angoli delle strade urbane. Che quei sogni fossero a quel punto superati era ovvio per una generazione nata dopo la guerra, testimone del declino inglese: “Era una barzelletta”, dice Sophie Richmond, “tipo: Oh, che Bella Guerra. Ma quando ebbero di fronte gente che comprava magliette con la svastica, tutti si allarmarono moltissimo. Io ero assolutamente ambigua sull’argomento: in certe occasioni lo difendevo, in altre lo attaccavo”.
“Pensavo che Siouxsie e Sid fossero piuttosto sciocchi”, afferma John Lydon. ‘Anche se sapevo che l’idea di fondo era smascherare tutte quelle stronzate del passato, dare un colpo di spugna sulla storia e affrontarla in modo nuovo, finiva per fare tutt’altro effetto”.
C’era infine un aspetto della svastica che conduce dritto al cuore della "polisemia" punk: l’erosione del significato. Quale modo migliore per dimostrare quella mancanza di significato del capovolgimento di un greve simbolo del passato?
Fuori dall’orticello punk cominciarono ad attivarsi forze nefaste, a cui gli stessi punk non erano immuni. La meta degli anni Settanta fu il periodo in cui si affrontarono il Fronte Nazionale e la Quarta Internazionale e Malcolm McLaren continuava a dire che con la maglietta ‘Destroy’ voleva esprimere un’opinione generica su chi ha il potere, ossia un’idea troppo raffinata per la media del Fronte Nazionale e persino per quella del punk. "Era un’ambizione velleitaria”.
Dopo il discorso pronunciato da Enoch Powell l'immigrazione era divenuta una questione scottante: l'afflusso di immigrati dall’Uganda e dal Malawi venne sfruttato dal Fronte Nazionale, che stava tentando di accreditarsi come il partito ortodosso dell’estrema destra. Nell’estate 1976, in pieno, furore giornalistico contro gli immigrati, il Fronte raccolse il 18,5 per cento dei voti nelle elezioni locali, a Leicester.
Quell' attivita estremista aveva gia provocato delle reazioni a sinistra, come il contro-corteo del Gruppo Marxista Internazionale (IMG) al principio del 1974, sfociato in un lancio di oggetti che provoco la morte di uno studente. Era pronta la scena per il disordine pubblico: il Fronte Nazionale si inseriva nelle realtà locali dei ragazzi che si danno convegno nelle curve degli stadi, cominciava a infiltrarsi nella cultura proletaria più chiusa, e inserì i termini ‘Gran Bretagna’ e ‘britannico' nel vocabolario della cultura giovanile.
Contro quella deriva fascista e razzista che pericolosamente avanzava in tutto il Regno Unito in quegli anni nacque Rock Against Racism "un fronte unito" co-fondato da Red Saunders, Roger Huddle e altri nel 1976. In un primo momento, Rock Against Racism era solo un'idea, un modo per riunire la giovane generazione contro l'aumento furtivo di consensi dell'estrema destra. Poteva restare solo un'idea se Eric Clapton non avesse dato il colpo finale nel 1976, con il suo endorsment per Enoch Powell, e l'invito ai suoi fan a votare per impedire che la Gran Bretagna diventasse "una colonia nera."
Saunders e Huddle scrissero una lettera al NME sottolineando che metà della musica di Clapton aveva origine nella black music e concludeva con l'esortazione all’azione contro il “veleno razzista e con l'invito ai i lettori ad aderire alla nascita del Rock Against Racism. La risposta fu immediata e positiva. Nel mese di aprile del 1978, 100.000 persone marciarono in tutta Londra in sostegno del Rock Against Racism, e la manifestazione si concluse con uno straordinario concerto al Victoria Park: Clash e Tom Robinson Band furono i promotori e i gruppi headliners. Fu un evento epocale, che il cantante e attivista Billy Bragg descrisse come "il momento in cui la mia generazione ha fatto una scelta." Il fotografo Syd Shelton documentò la nascita del Rock Against Racism durante gli anni 1970 e 1980, dalle sue prime manifestazioni, al concerto a Victoria Park, ai concerti di bands come The Clash, The Specials, The Undertones , Elvis Costello, ecc, i giovani attivisti e sostenitori che si coniarono slogan rimasti nella storia, come "Love Music, Hate Racism", "Smash the fascism!"..
Oggi, nel 2015, non vi ricorda qualcuno, quella vecchia star inglese del regresso e dell'oscurantismo di Powell, non vi sembra di rivivere tutti i giorni la sua figura e le sue parole, con la sola differenza che Powell saliva su uno scranno nelle piazze mentre Salvini, ora alla disperata ricerca di una leadership di una destra disorientata e sconfitta da Renzi (che ha fatto propri quasi tutti i contenuti di una destra moderata), con il suo becero scimmiottare della nazi francese Marine Le Pen, le spara seduto nei salotti televisivi, a dimostrazione dello stato davvero deplorevole dell’informazione in Italia? Non sarebbe buona cosa che partisse proprio dalla musica un movimento che prenda a calci nel culo questi nuovi fascisti, dato che il nuovo che avanza strizza continuamente l'occhio a movimenti come Casa Pound, che odiosamente impedisce l'ingresso a scuola di bambini di etnie diverse dalla nostra? Non sono sintomi questi di una situazione che invoca una qualche reazione? Ma tranne i soliti, tutto tace, il novo rock italico sembra perso in tutt'altra dimensione, senza al momento alcuna speranza di ripresa..