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29/05/16

Madchester, la prima scena musicale britannica post-thatcheriana.


Da Madchester a Gunchester, l'ennesima "rivoluzione".La sottocultura giovanile più significativa in Gran Bretagna a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta

Le recenti reunion di Stone Roses, Happy Mondays e Inspiral Carpets rilanciano una scena attiva e molto apprezzata tra gli anni Ottanta e Novanta


Sono trascorsi ventotto anni dall'uscita di Bummed (Factory Records, 1988), il secondo album dei mancuniani Happy Mondays. Per celebrare l'anniversario, la band capitanata da quella canaglia di Shaun Ryder darà il via, a novembre, a un tour britannico di quindici date. Pare che il gruppo, che nel 2012 si è riformato con la line-up originale, abbia intenzione di suonare gran parte delle canzoni del «famigerato» album. I loro concittadini The Stone Roses, che si sono riuniti l'anno scorso dopo una separazione durata circa quindici anni, hanno invece fatto ventilare la possibilità di un nuovo disco. In attesa di notizie su quello che sarebbe il loro terzo album, a giugno è intanto uscito un documentario (diretto da Shane Meadows) sul ritorno della band intitolato: The Stone Roses: Made of Stone.

Un po' più contorta la storia degli Inspiral Carpets, anche loro provenienti dai dintorni di Manchester (Oldham, ad essere precisi). Separatasi nel 1995, la band si era riunita nel 2003. Tom Hingley, il cantante che aveva rimpiazzato il frontman originale Stephen Holt (che se n'era già andato nel lontano 1989) nel febbraio del 2011 ha annunciato su Twitter, all'insaputa degli altri membri del gruppo, che gli Inspiral Carpets si erano sciolti. Al che il tastierista Clint Boon ha risposto:
«Gli Inspiral Carpets non si sono sciolti. Sembra che un membro abbia deciso di andarsene».

Nell'estate del 2011, quindi, Stephen Holt è rientrato nella band, dopo ben ventidue anni! Dopo un singolo (You're So Good for Me/Head for the Sun), realizzato per il Record Store Day l'anno scorso, uno per il Record Store Day di quest'anno (Fix Your Smile/Save Me, in collaborazione con Tim Burgess dei Charlatans), e una serie di concerti (anche come ospiti del tour degli amici Happy Mondays), vedremo se anche loro ci regaleranno un nuovo album. Non abbiamo citato queste tre band insieme a caso. Happy Mondays, The Stone Roses e Inspiral Carpets sono stati i protagonisti principali di quel movimento musicale, sviluppatosi a Manchester tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, noto con il nome di Madchester (da «mad», pazzo), il quale sta recentemente godendo di un certo revival.

Madchester fu la sottocultura giovanile più significativa in Gran Bretagna a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, per quanto riguarda la musica e lo stile. La musica era rappresentata da band rock alternative che, incorporando la dance elettronica nel proprio sound, fungevano da collegamento tra l'indie e l'acid house, tra la cultura rock e quella rave. A Manchester trovarono terreno fertile: il loro stile di vita bohémien ben si confaceva a una città con numerosi istituti d'arte e una vasta comunità gay, e il loro sound era in linea con una certa predilezione della città per la dance più veloce (negli anni Settanta fu l'anfetaminica scena Northern Soul). L'acid house, che a Manchester veniva trasmessa già dal 1986 dal dj Stu Allen, raggiunse l'apice della popolarità in città nell'estate del 1988 (nominata «La seconda estate dell'amore»). Questo popolo di «festaioli a oltranza» ballava in locali come l'Haçienda, il Thunderdome e il Konspiracy, portando il sole e la beatitudine di Ibiza nella grigia Manchester, e consumando grandi quantità di «pasticcini da discoteca».

Madchester fu la prima scena musicale britannica postthatcheriana. Afferma Simon Reynolds in Energy Flash (Viaggio nella cultura rave, Arcana 2010):

«Shaun Ryder, cantante degli Happy Mondays, era solito dichiarare: 'Siamo i figli della Thacher'. L'attacco scatenato dai leader conservatori contro il sistema assistenziale e i sindacati intendeva instillare nella classe lavoratrice alcune virtù borghesi come il risparmio, iniziativa, investimento e capacità di stringere la cinghia (...) Ma la risposta di una fetta consistente di giovani lavoratori britannici alla sfida lanciata dalla 'cultura dell'impresa' risultò improntata a uno sbrigativo atteggiamento 'tutto-e-subito': invece dimostrarsi consapevoli delle 'nuove opportunità', piuttosto svilupparono una 'mentalità criminale'. Ansiosi di partecipare al boom thatcheriano di fine anni Ottanta, dal quale venivano viceversa esclusi a causa della disoccupazione di massa, questi ragazzi fecero ricorso a espedienti di ogni sorta per fare soldi clandestinamente».

E quindi: commerci illeciti (ad esempio di falsi abiti firmati e cd pirata), spaccio di droga, furti e truffe. I media battezzarono la scena di Manchester «scallydelia», da «scallywag» (furfante, mascalzone), un termine associato all'hooliganismo. AManchester la musica e il calcio (tradizionali passatempi per i giovani maschi bianchi della working class), avevano molti legami. Nel 1990 i New Order pubblicarono il singolo World in Motion, l'inno della nazionale inglese per la Coppa del Mondo (e il loro primo, e unico, singolo a raggiungere il primo posto in classifica). E Simon Reynolds afferma che gli Happy Mondays «avevano anche un certo seguito tra gli ex hooligan sensibilizzati dall'uso massiccio di ecstasy». Continua Reynolds:
«Grazie alla benefica influenza dell'ecstasy e della marijuana, la stagione calcistica 1989-90 fu definita dal teorico di sottoculture Steve Redhead come 'Winter of Love', 'l'inverno dell'amore' (...) Gli episodi di violenza alle partite di calcio calarono drasticamente e molti tifosi si calavano di E (ecstasy, ndr) durante le partite, rafforzando il cameratismo omosociale e una chiassosa forma di sentimentalismo».
Insomma, alla faccia dei Tories, che sostenevano di essere stati loro a fermare l'hooliganismo degli anni Ottanta, potrebbe invece essere stata una combinazione di MDMA e musica. La scena di Manchester si distingueva per uno strambo stile fashion/anti-fashion. Le band (e i loro seguaci) indossavano abiti larghi e casual, per essere comodi sulla pista da ballo: baggy jeans (o flares, pantaloni a zampa, resi popolari dagli Stone Roses), t-shirt oversize (spesso con i loghi delle band, oppure con stampe e colori flower power), Dr Martens o scarpe da ginnastica, abbigliamento sportivo (Adidas), parka da Mod, capelli flosci, cappellini da pescatore. Questo stile, denominato anche baggy (largo, ampio), avrà un successo strepitoso, e compagnie come Joe Bloggs producevano migliaia e migliaia di pantaloni a zampa e maglie oversize (Baggy è anche il termine usato per indicare una scena simile a Madchester per influenze e suono, ma che includeva anche band che non venivano da Manchester, come The Soup Dragons, EMF e i primi Blur). Le t-shirt con gli slogan del movimento andavano a ruba. Leo Stanley, proprietario del negozio di abbigliamento Identity, dove molte band andavano a fare shopping, racconta:
«Una notte, dopo essere tornato dall'Haçienda, non riuscivo a dormire, così ho preso la bibbia e ho letto: 'Il sesto giorno, dio creò l'uomo (in inglese Man, nda)’, e scrissi nella mia agenda: 'Il sesto giorno, dio creò Manchester'». Leo ha l'idea geniale di stampare lo slogan su delle t-shirt.
«Quella t-shirt fu un successo pazzesco. Non riuscivamo a stamparle abbastanza in fretta. Qualcuno mi spedì una fotografia, tratta da una rivista francese, di Jean-Paul Gaultier e Madonna a un party, ed entrambi indossavano la maglietta On the Sixth Day».
Tra gli artisti che aiutarono a definire esteticamente l'epoca Madchester non possiamo non citare il leggendario team Central Station (i fratelli Matt e Pat Carroll, e Karen Jackson) e la loro arte bizzarra e colorata. Le loro psichedeliche copertine di dischi (in particolare degli Happy Mondays) e poster per la Factory ispirarono una generazione di artisti e designer. Un'idea di cosa sia stata questa scena si può avere dal film del 2002 Twenty-Four Hour Party People (di Michael Winterbottom), arricchito tra l'altro da cammei di diversi personaggi di Madchester (Paul Ryder, Clint Boon). Ma facciamo un passo indietro. All'inizio di tutta la storia c'è una «fabbrica», senza la quale Madchester non sarebbe esistita.

UNO STILE CHE UNIVA LA MUSICA INDIE E ACID HOUSE, CULTURA ROCK E RAVE

È il 1978. Un presentatore televisivo di Manchester, Tony Wilson, (una sorta di Malcolm McLaren settentrionale, soprattutto per il simile spirito neo-situazionista) decide di ampliare i suoi interessi e diventare il manager dei The Durutti Column. Pochi mesi dopo Wilson apre il club The Factory (La Fabbrica, appunto), con l'intento di appoggiare soprattutto le giovani band mancuniane (The Durutti Column, Cabaret Voltaire, Joy Division). Visto il successo del club, Tony Wilson & soci decidono di pubblicare, nel 1979, il doppio ep A Factory Sample, con le band che avevano suonato alle loro serate. Ed è così che nasce una delle etichette discografiche più influenti della Gran Bretagna. Il primo album pubblicato dalla Factory è Unknown Pleasures dei Joy Division, nel maggio dello stesso anno. Il 18 maggio del 1980, un paio di mesi prima dell'uscita del secondo album dei Joy Divisione, Closer, il cantante Ian Curtis si suicida. I tre membri superstiti della band decidono di continuare come New Order. (Per quanto riguarda questo periodo della Factory e la storia dei Joy Division consigliamo la visione del film Control di Anton Corbijn). Nel 1981 esce per la Factory il singolo di debutto dei New Order, Ceremony. Factory e New Order decidono quindi di lanciare un nuovo club, The Haçienda, in un ex showroom per yacht nel centro di Manchester. Il club apre nel 1982 e per i suoi primi quattro anni di vita è un buco nero in cui spariscono tutti i soldi di Factory e New Order, che lo finanziano. Visto lo scarso successo, spesso è sul punto di essere chiuso.Ma non sarà sempre così. Qualche anno più tardi, The Haçienda (il nome del club è un riferimento situazionista) sarà il locale che cambierà il volto di Manchester e senza il quale non ci sarebbe stata Madchester. Nel 1983 esce il singolo dei New Order Blue Monday, che segna una decisa svolta dal sound dei Joy Division. È un successo strepitoso, il 12” più venduto di tutti i tempi. Nel 1985 Factory pubblica il 12” di debutto degli Happy Mondays, Forty Five EP. Nel 1986, Mike Pickering, A&R della Factory e dj dell'Haçienda, è il primo dj in Inghilterra a suonaremusica house («importata» da Ibiza). Nell'aprile del 1987 esce l'album di debutto degli Happy Mondays, Squirrel and G-Man; mentre il singolo True Faith dei New Order diventa il loro primo top five hit. Contemporaneamente inizia un periodo di gran successo per l'Haçienda, che, nel luglio del 1988, dà inizio ad una serie di eventi in stile Balearic chiamati Hot.

«Dopo Londra, Manchester è stata a lungo considerata la Città Pop Numero Due della Gran Bretagna», afferma Simon Reynolds in Energy Flash.Ma per un attimo, alla fine degli anni Ottanta, l'acid house e l'ecstasy spinsero Manchester al centro dell'universo pop. Il contributo dell'ecstasy fu fondamentale. Come riassume bene Mani, il bassista degli Stone Roses: «Anche un ragazzo bianco poteva ballare, bastava una pasticca». A novembre 1988 esce il secondo album degli Happy Mondays, Bummed. E, un anno dopo, il loro ep Madchester Rave On, il cui titolo dà il nome all'intera scena. Racconta Shaun Ryder:
«Furono i registi dei nostri video, i Bailey Brothers, a inventarsi il termine 'Madchester' (come potenziale slogan per le t-shirt, ndr), ma noi dicemmo, 'Favoloso, sì, vai', perchéManchester era folle all'epoca. Ma nessuno usava il termine a Manchester, a meno che non fossero dei coglioni».
Il 14 luglio 1989 avviene la prima disgrazia. All'Haçienda (soprannominata anche Halluçienda), una ragazza di sedici anni muore per reazione allergica all'ecstasy. Quest'episodio non fermaMadchester. Anzi, il culto cresce a dismisura nei primi mesi del 1990, e le etichette discografiche britanniche sono bramose di mettere sotto contratto qualsiasi cosa abbia una connessione con Manchester. A novembre esce l'album degli Happy Mondays Pills’n' Thrills and Bellyaches. Il disco è votato «miglior album dell'anno» dalla stampa britannica, che aveva promosso la band fino allo sfinimento nel corso del 1990. L'anno seguente l'Haçienda chiude volontariamente (in seguito ad accuse di guerre tra bande nel locale), per riaprire il 10 maggio dello stesso anno, in tempo per celebrare il suo nono compleanno. All'inizio di settembre trapela la notizia che la Factory è prossima alla bancarotta. Etichette quali Mute, London eWarner Bros. si fanno avanti per acquistarla, ma la Factory non viene venduta, e dichiara di aver sistemato le proprie finanze. Dopo alcune interviste imbarazzanti per il New Musical Express e il Melody Maker, gli Happy Mondays non godono più del sostegno del pubblico e della stampa, scioccati dalle idee razziste e omofobiche dei membri Shaun Ryder e Bez. Il loro singolo Judge Fudge non entra neppure in classifica. Nel 1992 due dei principali gruppi della Factory, gli Happy Mondays e i New Order, trascorrono un tempo infinito in studio per registrare i rispettivi nuovi album, accumulando costi esorbitanti. A casa Mondays le cose sono rese complicate da storie di dipendenza da molteplici droghe e conflitti personali. Una volta uscito, il nuovo lavoro dei Mondays ...Yes Please! è accolto freddamente da stampa e pubblico, e le vendite vanno malissimo. Il secondo singolo tratto dall'album, Sunshine & Love, è l'ultimo disco realizzato dalla Factory, che dichiara la bancarotta il 23 novembre 1992. Un accordo di salvataggio dell'ultimo minuto con London frana, quando si rendono conto che i diritti sul materiale dei New Order (che avevano venduto milioni di dischi), sono di proprietà della band e non dell'etichetta (Factory non faceva firmare contratti ai propri artisti).

L'epilogo di Madchester ebbe diverse cause. L'ingenuo ottimismo e l'incosciente esultanza causata dalla droga favorita dalla scena, l'ecstasy, si dovette inevitabilmente scontrare a un certo punto con la realtà. Dall'inizio del 1990 entrò in vigore anche aManchester una nuova legislazione nazionale che rendeva più agevole la revoca delle licenze ai club. La polizia locale aveva avviato l'Operation Clubwatch, per tenere sotto controllo il traffico di droga nei locali e nei raduni rave. All'Haçienda avvennero diversi incidenti violenti: malviventi che minacciavano gli addetti alla porta e sparatorie in pista. Fu installato un sistema di sicurezza da 10mila sterline, con tanto di telecamere e metal detector. L'atmosfera del club ne risentì, e le presenze calarono vistosamente. Per i media Madchester era diventata Gunchester. Le «vibrazioni d'amore» morirono, e con loro quella che era sembrata, agli occhi dei giovani coinvolti, l'ennesima «rivoluzione».




Happy Mondays
Nati nel 1980 e formati da Shaun Ryder (voce), il fratello Paul (basso), Mark Day (chitarra), Paul Davis (tastiere) e Gary Whelan (batteria). Il sesto membro, Bez, ballerino e suonatore di maracas, si unisce alla band in seguito. Nei primi anni Novanta si aggiunge la corista Rowetta Satchell, una delle poche donne della scena Madchester. Il loro primo ep, Forty Five, esce per la Factory nel 1985. Pubblicano il loro esordio, dall'infinito titolo Squirrel and G-Man Twenty Four Hour Party People Plastic Face Carnt Smile (White Out), prodotto da John Cale, nel 1987. I due album seguenti, Bummed, del 1988, e Pills'n'Thrills and Bellyaches, del 1990, hanno un successo strepitoso.
La band si scioglie nel 1993, e Shaun Ryder e Bez formano i Black Grape. Nel 1999 si riformano. L'ultimo album, Uncle Dysfunktional, risale al 2007. Pare che Paul McCartney abbia dichiarato: «Ho visto gli Happy Mondays in tv, e mi hanno ricordato i Beatles nella loro fase Strawberry Fields».




The Stone Roses
Nati aManchester nel 1983. La formazione più nota include: Ian Brown alla voce, John Squire alla chitarra, Gary «Mani» Mounfield al basso, e il batterista Alan «Reni» Wren. Il loro primo album, The Stone Roses, esce nel 1989, ed è un successo. Per molti critici, uno dei migliori album britannici di tutti i tempi. Il secondo lavoro, Second Coming (1994), è accolto molto meno calorosamente, e la band si scioglie poco dopo. Durante una conferenza stampa nell'autunno del 2011annunciano di essersi riformati. Tra i loro brani più amati (secondo un sondaggio dell'NME): She Bangs the Drums, Waterfall, l'ipnotica IWanna Be Adored, I Am the Resurrection, Fools Gold.




Inspiral Carpets
Formati da Graham Lambert (chitarra) e Stephen Holt (voce) nel 1983. Nel 1988 pubblicano il loro primo ep, Planecrash (Playtime), che il dj di Bbc Radio 1 John Peel passa massicciamente. Pubblicano quattro album tra il 1990 e il 1994 (tutti per la Mute). Nel 1995 si sciolgono, per riformarsi nel 2003. Nel 2011 Holt, che aveva lasciato la band nel 1989 (sostituito da Tom Hingley), rientra nel gruppo.




The Charlatans 
Nascono nel 1988. La formazione attuale comprende: Tim Burgess (voce),Mark Collins (chitarra), Martin Blunt (basso), Tony Rogers (tastiere). Il batterista Jon Brookes è morto recentemente (13 agosto 2013) all'età di 44 anni. Anche se i Charlatans sono fortemente associati con la scena di Madchester, si sono formati in realtà nelle West Midlands (Birmingham). Dal 1990 al 2010 hanno pubblicato undici album, di cui tre hanno raggiunto la vetta delle classifica nel Regno Unito (Some Friendly, 1990; The Charlatans, 1995; Tellin' Stories, 1997). Nel 2013 sono tornati in studio per lavorare a un nuovo album. In maggio è uscito in dvd il documentario Mountain Picnic Blues, sull'ellepì Tellin' Stories.




New Order
Quando Ian Curtis dei Joy Division si suicida nel maggio del 1980, i membri rimanenti della band (Bernard Sumner, Peter Hook, Stephen Morris), con l'aggiunta di Gillian Gilbert alle tastiere, formano i New Order. La band si sciolge nel 1993 e si riforma cinque anni più tardi. Dopo aver attraversato vari cambi di formazione, oggi sono formati da Sumner, Morris, Gilbert, Phil Cunningham e Tom Chapman. Combinando new wave e dance elettronica, sono stati una delle band più influenti degli anni Ottanta. Dall’81 al 2013 hanno realizzato nove album (il più recente, Lost Sirens, è del 2013). E ancora: James, 808 State, A Guy Called Gerald, Paris Angels, The Farm, Northside, New Fast Automatic Daffodils, The High. (Alias)




25/03/16

John Peel: 4 canzoni per sessions leggendarie

Dall'archivio INTERZONE, del 17/06/014


John Robert Peel Ravenscroft (Heswall, 30 agosto 1939 – Cuzco, 25 ottobre 2004),  giornalista e conduttore radiofonico britannico.
È stato una delle voci storiche della radio inglese: ha lavorato per la BBC dal 1967 fino alla sua morte, avvenuta per infarto del miocardio mentre si trovava in vacanza lavorativa in Perù. La sua influenza nella musica contemporanea (specie alternative rock, punk e reggae) è testimoniata dagli onori dedicatigli dopo la sua morte da artisti di livello mondiale (Blur, Oasis, The Cure, New Order) e dalla fama raggiunta dal suo programma principale, le "John Peel Sessions", in cui ospitava una band per un'esibizione esclusiva di quattro canzoni del loro repertorio. Molti di questi mini-concerti vennero poi pubblicati su disco.
(Wiki)

Conversazione con S. Reynolds

Capita che la gente parli dei gruppi di John Peel come scorciatoia per indicare un certo tipo di bizzarra formazione post-punk do-it-yourself volutamente eccentrica. Tu sei stato il grande campione della musica su etichetta indipendente o autopubblicata di qualunque sorta. Ma ben prima del punk gestivi la tua etichetta indie, Dandelion, facendo uscire gruppi come Tracton, Siackawaddy e Medicine Head.
Eravamo meno indipendenti di alcune delle etichette indipendenti. Inizialmente eravamo stati finanziati dalla CBS. Poi dalla Warner Bros, e in seguito dalla Polydor. E non facemmo guadagnare praticamente nulla a nessuna! Un gesto rivoluzionario involontario. Iniziammo nel 1969 con una donna di nome Bridget St John. Avevamo una grande passione per la sua musica e nessuno era interessato a registrarla. Le etichette major spesso vengono bastonate ma a quell’epoca facevano della sperimentazione. Avevano queste sigle a fondo perduto per i prodotti di nicchia su cui di tanto in tanto appariva qualche disco interessante.

Quindi fosti molto eccitato quando dopo il punk ci fu un eruzione di piccole etichette indie e gruppi che facevano uscire in proprio i dischi?
Immagino di si. E credo che mi capiti ancora. Sono un ammiratore spassionato dell’amatorialità allegra. Inoltre più che LP erano singoli. Negli anni settanta i gruppi avevano smesso di pubblicare singoli - gente come i Led Zeppelin pensava che fosse indegno. Quindi fu davvero meraviglioso. Ti ritrovavi dei tizi riottosi, che venivano da posti nel Lincolnshire che dovevi andare a cercare sulla cartina, che ti mandavano dischi. Sembra peggiorativo essere descritti come <<provinciali>>, ma io sono provinciale e decisamente fiero di esserlo. Mi piaceva l’idea per cui se convincevi il bassista a vendere la motocicletta e scassinavi un paio di cabine del telefono potevi mettere insieme abbastanza soldi da fare un disco. La gente lo faceva, e un numero incredibile di loro erano davvero bravi. Un’altra cosa che apprezzavo è che la maggior pane delle persone erano quasi completamente prive di ambizione. 'Una Volta che avevano fatto un disco, erano arrivati dove volevano andare. Una Volta chiamammo un gruppo che aveva fatto una Peel session e gli dicemmo <<Che ne dite di farne un’altra?>>. Ci risposero che tutto quel che avevano desiderato era una esibizione da noi - bastava una.

Era come se un’ondata di creatività si fosse liberata, e oltre a essa, un ondata ancora più grande di semplice attività - non necessariamente cosi creativa o originale musicalmente, ma che faceva sentire capaci le persone coinvolte.
Allora, come oggi, riuscivi a suonare solo una percentuale di quello che avresti voluto far sentire, mentre nei primi anni settanta come dj suonavi praticamente tutto quello che avevi. Il punk fece aprire le chiuse; già il puro volume di materiale aumentò in maniera drammatica, e da allora non ha ancora smesso.

Nel periodo 1979-82 ci sono molte formazioni e molti dischi del tuo programma che risaltano particolarmente nella memoria. Come i Cravats.
I Cravats semplicernente mi piacevano perché - e questo genere di cose in realtà non dovrebbe influenzarti, ma lo fa - mi piaceva questo tipo, chiamato The Shend, che era nel gruppo. Oggi fa l’attore, ed era un tipo cosi carino. Anzi, il suo biglietto da visita diceva <<The Shend - un tipo a posto>>. Dopo i Cravats entrò in questo gruppo, i Very Things, che facevano quel vecchio classico del varietà When Father Papered the Parlour e una canzone intitolata The Bushes Scream When My Daddy Prunes.

Un altro singolo che passava davvero spesso nel tuo programme era There Goes Concord Again dei Native Hipsters.
Era uno di quei dischi che mettevi su e pensavi <<Tra una settimana questo darà un fastidio tremendo. .. ma fino a quel momento, suoniamolo fino alla morte>>. E’ un disco molto richiesto nei programmi che faccio in Germania.

Poi c’era l’m in Love With Margaret Thatcher dei Notsensibles.
Quello che sfugge a un sacco di gente che scrive del punk e del post-punk e che buona parte del materiale era davvero divertente. Uso sempre quella canzone dei Notsensibles come esempio del perché non potevi prendere tutto drammaticamente sul serio. La storia viene riscritta praticamente quando è appena accaduta, e il punk è diventato un affare davvero serio e con la faccia scura. Noi andavamo ai concerti e ridevamo come matti dall’inizio alla fine. Potevi farti una serata genuinamente divertente andando al Roxy e al Vortex. E non solo con i tipi che cercavano deliberatamente di essere divertenti, ma anche se andavi a qualcosa come un concerto delle Slits. Mi verrebbe da dire che le due session che le Slits fecero per noi furono tra le migliori delle migliaia che sono state registrate. Un concerto delle Slits era un evento gioioso. Era palese che non sapessero suonare, ma si lasciavano trascinare dall’entusiasmo del pubblico e dalla loro fredda determinazione ad arrivare alla fine dell’esibizione, costi quel che costi. Era quel genere di amatorialità ispirata che trovavo attraente.

Attenzione, c’era in giro del materiale davvero dannatamente tetro in quel periodo e nel tuo programma: per esernpio Final Day degli Young Marble Giants.
Si, non tutto era da una risata al minuto. ln effetti era gradevolmente bilanciato.

Pssyche dei Killing Joke la passasti molto. Come canzone è davvero apocalittica: Jaz Coleman, che ha quasi letteralmente la bava alla bocca, canta del sinistro Controllore e di suore che vengono scopate. Poi sono diventati una sorta di gruppo gothic metal, non trovi?
Le persone hanno il diritto di cambiare, e se il mio gusto non li segue. . be’, sarebbe vergognoso se suggerissi che le persone restino povere e in miseria solo per soddisfare un qualche mio desiderio artistico. Ma le prime cose dei Killing Joke mi piacevano davvero.




17/06/14

John Peel

John Robert Peel Ravenscroft (Heswall, 30 agosto 1939 – Cuzco, 25 ottobre 2004),  giornalista e conduttore radiofonico britannico.
È stato una delle voci storiche della radio inglese: ha lavorato per la BBC dal 1967 fino alla sua morte, avvenuta per infarto del miocardio mentre si trovava in vacanza lavorativa in Perù. La sua influenza nella musica contemporanea (specie alternative rock, punk e reggae) è testimoniata dagli onori dedicatigli dopo la sua morte da artisti di livello mondiale (Blur, Oasis, The Cure, New Order) e dalla fama raggiunta dal suo programma principale, le "John Peel Sessions", in cui ospitava una band per un'esibizione esclusiva di quattro canzoni del loro repertorio. Molti di questi mini-concerti vennero poi pubblicati su disco.
(Wiki)

Conversazione con S. Reynolds

Capita che la gente parli dei gruppi di John Peel come scorciatoia per indicare un certo tipo di bizzarra formazione post-punk do-it-yourself volutamente eccentrica. Tu sei stato il grande campione della musica su etichetta indipendente o autopubblicata di qualunque sorta. Ma ben prima del punk gestivi la tua etichetta indie, Dandelion, facendo uscire gruppi come Tracton, Siackawaddy e Medicine Head.
Eravamo meno indipendenti di alcune delle etichette indipendenti. Inizialmente eravamo stati finanziati dalla CBS. Poi dalla Warner Bros, e in seguito dalla Polydor. E non facemmo guadagnare praticamente nulla a nessuna! Un gesto rivoluzionario involontario. Iniziammo nel 1969 con una donna di nome Bridget St John. Avevamo una grande passione per la sua musica e nessuno era interessato a registrarla. Le etichette major spesso vengono bastonate ma a quell’epoca facevano della sperimentazione. Avevano queste sigle a fondo perduto per i prodotti di nicchia su cui di tanto in tanto appariva qualche disco interessante.

Quindi fosti molto eccitato quando dopo il punk ci fu un eruzione di piccole etichette indie e gruppi che facevano uscire in proprio i dischi?
Immagino di si. E credo che mi capiti ancora. Sono un ammiratore spassionato dell’amatorialità allegra. Inoltre più che LP erano singoli. Negli anni settanta i gruppi avevano smesso di pubblicare singoli - gente come i Led Zeppelin pensava che fosse indegno. Quindi fu davvero meraviglioso. Ti ritrovavi dei tizi riottosi, che venivano da posti nel Lincolnshire che dovevi andare a cercare sulla cartina, che ti mandavano dischi. Sembra peggiorativo essere descritti come <<provinciali>>, ma io sono provinciale e decisamente fiero di esserlo. Mi piaceva l’idea per cui se convincevi il bassista a vendere la motocicletta e scassinavi un paio di cabine del telefono potevi mettere insieme abbastanza soldi da fare un disco. La gente lo faceva, e un numero incredibile di loro erano davvero bravi. Un’altra cosa che apprezzavo è che la maggior pane delle persone erano quasi completamente prive di ambizione. 'Una Volta che avevano fatto un disco, erano arrivati dove volevano andare. Una Volta chiamammo un gruppo che aveva fatto una Peel session e gli dicemmo <<Che ne dite di farne un’altra?>>. Ci risposero che tutto quel che avevano desiderato era una esibizione da noi - bastava una.

Era come se un’ondata di creatività si fosse liberata, e oltre a essa, un ondata ancora più grande di semplice attività - non necessariamente cosi creativa o originale musicalmente, ma che faceva sentire capaci le persone coinvolte.
Allora, come oggi, riuscivi a suonare solo una percentuale di quello che avresti voluto far sentire, mentre nei primi anni settanta come dj suonavi praticamente tutto quello che avevi. Il punk fece aprire le chiuse; già il puro volume di materiale aumentò in maniera drammatica, e da allora non ha ancora smesso.

Nel periodo 1979-82 ci sono molte formazioni e molti dischi del tuo programma che risaltano particolarmente nella memoria. Come i Cravats.
I Cravats semplicernente mi piacevano perché - e questo genere di cose in realtà non dovrebbe influenzarti, ma lo fa - mi piaceva questo tipo, chiamato The Shend, che era nel gruppo. Oggi fa l’attore, ed era un tipo cosi carino. Anzi, il suo biglietto da visita diceva <<The Shend - un tipo a posto>>. Dopo i Cravats entrò in questo gruppo, i Very Things, che facevano quel vecchio classico del varietà When Father Papered the Parlour e una canzone intitolata The Bushes Scream When My Daddy Prunes.

Un altro singolo che passava davvero spesso nel tuo programme era There Goes Concord Again dei Native Hipsters.
Era uno di quei dischi che mettevi su e pensavi <<Tra una settimana questo darà un fastidio tremendo. .. ma fino a quel momento, suoniamolo fino alla morte>>. E’ un disco molto richiesto nei programmi che faccio in Germania.

Poi c’era l’m in Love With Margaret Thatcher dei Notsensibles.
Quello che sfugge a un sacco di gente che scrive del punk e del post-punk e che buona parte del materiale era davvero divertente. Uso sempre quella canzone dei Notsensibles come esempio del perché non potevi prendere tutto drammaticamente sul serio. La storia viene riscritta praticamente quando è appena accaduta, e il punk è diventato un affare davvero serio e con la faccia scura. Noi andavamo ai concerti e ridevamo come matti dall’inizio alla fine. Potevi farti una serata genuinamente divertente andando al Roxy e al Vortex. E non solo con i tipi che cercavano deliberatamente di essere divertenti, ma anche se andavi a qualcosa come un concerto delle Slits. Mi verrebbe da dire che le due session che le Slits fecero per noi furono tra le migliori delle migliaia che sono state registrate. Un concerto delle Slits era un evento gioioso. Era palese che non sapessero suonare, ma si lasciavano trascinare dall’entusiasmo del pubblico e dalla loro fredda determinazione ad arrivare alla fine dell’esibizione, costi quel che costi. Era quel genere di amatorialità ispirata che trovavo attraente.

Attenzione, c’era in giro del materiale davvero dannatamente tetro in quel periodo e nel tuo programma: per esernpio Final Day degli Young Marble Giants.
Si, non tutto era da una risata al minuto. ln effetti era gradevolmente bilanciato.

Pssyche dei Killing Joke la passasti molto. Come canzone è davvero apocalittica: Jaz Coleman, che ha quasi letteralmente la bava alla bocca, canta del sinistro Controllore e di suore che vengono scopate. Poi sono diventati una sorta di gruppo gothic metal, non trovi?
Le persone hanno il diritto di cambiare, e se il mio gusto non li segue. . be’, sarebbe vergognoso se suggerissi che le persone restino povere e in miseria solo per soddisfare un qualche mio desiderio artistico. Ma le prime cose dei Killing Joke mi piacevano davvero.




21/11/12

Nirvana: Grunge in Europe

Cappuccino a Roma
La musica dei Nirvana, i loro atteggiamenti e la loro immagine erano radicati nella scena rock underground Usa di fine anni Ottanta. Quella di guitar band rumorose ma intensamente melodiche come Husker Du, Dinosaur jr o Pixies di cui da giovane avevo scritto sul settimanale inglese Melody Maker. Durante gli anni Ottanta avevo avvertito che la musica - il rock del periodo - era messa al bando dal mainstream. Mtv rigurgitava di simil metalloni/capelloni colorati come Poison o Bon Jovi. Le radio mandavano solo pop. Il rock underground del periodo - ad esempio i Replacements di Bastards of Young - veicolavano un senso di separazione e chiusura; fu davvero uno shock totale quando i Nirvana - attraverso le grandi capacità e il carisma ferito di Kurt Cobain, oltre alla brillante produzione di Butch Vig e un gran video - s’imposero con “Smells like Teen Spirit".

05/10/12

I Devo, Malevic e il rock per campeggiatori


DEVO

GERALD CASALE
Bassista/Cantante

Incontrai Alison Krauss e Jeffrey Mill alla Kent State University nel corso dell'estate, e diventammo amici. Quei ragazzi, che furono dipinti come pericolosi sovversivi, erano solamente dei ragazzi liberali svegli che venivano da New York e facevano quello che all'epoca facevamo tutti. Quel giorno stavamo tutti scappando dalla guardia nazionale. Spararono sulla folla e fu solo il caso a decidere chi venne colpito. Jeffrey era più' indietro rispetto a me e Alison era a una decina di metri alla mia destra. Quando furono sparati i colpi la gente iniziò a urlare, ho voltato lo sguardo e c'era Alison stesa a faccia in giù con un buco d'uscita sulla schiena e sangue che scorreva sul marciapiede (...) Lentamente cominciarono tutti a gemere. Sembrava come un canile pieno di cuccioli feriti. Mandò fuori di testa persino quelli della guardia nazionale. Restammo lì per quella che sembrò un’eternità, poi marciammo fuori dal campus e l’università restò chiusa per i successivi tre mesi. Quell'evento mi cambiò. Fino ad allora ero una sorta di hippy. Per me fu un punto di svolta: da quel momento in poi vidi tutto con chiarezza. Tutti quei ragazzi con il loro idealismo, era tremendamente ingenuo. Un solo sparo e il mondo intero cambiò. Drizzarono tutti la schiena e tornarono a casa, si tagliarono i capelli e si misero a lavorare per i loro genitori. Funzionò. Per dirla in altre parole, vinse il male..
Eravamo quasi arrivati dove siamo adesso, in una società feudale e corporativa. Adesso non c’è nessuna reale libertà, solo la libertà del consumatore (...)

Quindi con i Devo l'idea era, invece di lottare in maniera inefficace contro il potere, ne faremo una parodia grottesca?

A tal punto le possibili scelte erano due: o unirsi ai WEATHER UNDERGROUND oppure dare una folle risposta creativa stile Dada. I Devo erano questo.
(...) Avevamo impieghi orrendi per trovare i soldi: il proiezionista in un cinema porno, il consigliere in una clinica del metadone, l'artista grafico per una ditta che forniva materiale per le pulizie: è cosi che trovai le tute gialle dei Devo.Mark scriveva la maggior parte della musica, io scrivevo le parole e preparavo gli spettacoli per il palco e i video...
Akron, era la perfetta casa del dolore, una città industriale e cattiva.
La gente non ha mai saputo quanto abbiano lavorato duro per spingere i Devo fino farli raggiungere una massa critica che li rendesse significativi. Mentre gli altri andavano fuori a ubriacarsi e scopare, noi scrivevamo canzoni e suonavamo, giorno e notte, finche' non siamo diventati bravi (...)

Il procedere a scatti della musica e la maniera spastica con cui i Devo si muovevano..

Guardammo una produzione europea in cui cercavano di rimettere in scena "La vittoria del sole", l'opera costruttivista russa di Malevic. Ci prese davvero - era incredibile, i costumi, l'aspetto del palco, il modo in cui si muovevano le persone. Quelli erano davvero avanti! Intendiamoci, non mi sto lamentando dell'epoca in cui sono cresciuto..ma se avessi potuto vivere in una qualunque altra epoca, avrei scelto l’Europa degli anni venti. Quella pittura innovativa, il teatro, il balletto! Quella gente ha gettato le fondamenta per l'intero ventesimo secolo. Tutte le idee e i temi che avrebbero avuto un ruolo nel resto del secolo, sono loro che li hanno affrontati per davvero (...)

Era divertente la vena di umorismo scatologico dei Devo, umorismo pruriginoso e malato che sembra derivare da un disgusto profondamente radicato nei confronti del corpo umano, a volta con un pizzico di misoginia. Ai Devo piacevano Herry Miller e tutta quell'area della pornografia d'avanguardia..
E' stato incredibile quando Jeff Koons ha fatto quella mostra con Cicciolina..E' come in quella canzone, Closer, dei Nine Ich Nails, sull'avvicinarsi a Dio per mezzo di una pratica intensiva di attività" proibite che tutti sanno essere ovviamente quello che desiderano e di cui hanno bisogno, piuttosto che qualcosa di malvagio. Ma in un mondo messo sottosopra dalla cristianità, si suppone che siano sconcezze. Oppure prive di significato. Nella cultura capitalista ti è permessa qualsiasi cosa, a patto che si elimini il significato del contenuto. Il significato è il nemico numero uno. Se rendi un argomento triviale e insignificante, allora si che ti viene permesso di parlarne.

..Parli di come tutte quelle idee dei sessanta - l'amore, la comprensione, la libertà, l'espressione del se', l'entrare in contatto con le proprie sensazioni più intime - fossero degenerate in una sorta di misticismo ammorbidito.

E' quello che pensavamo. Ci sembrava che nella società dominata dalle imprese l’individualismo e la ribellione fossero obsoleti. Salivamo sul palco vestiti da sfigati che fanno lavori di manutenzione, suonando una musica estremamente precisa, come se James Brown si fosse trasformato in un robot..
Posso solo dire che vorrei che avessimo avuto torto, non riesco a credere a quello che sto vivendo in questo momento. È' una fiera degli orrori. So o vissuto abbastanza da vedere la fine della democrazia. Tra gli interessi petroliferi e quelli militari adesso stanno cercando di toglierci qualunque elemento di vera democrazia, per instaurare una repubblica militare fatta e finita..E' una società' feudale e aziendale in cui gli esperti di televisione della destra sono in grado di manipolare le masse.
Devo Corporate Anthem era la parodia dell'irregimentamento che sembra percorrere i tempi. E' di molto successiva la scoperta che in Giappone gli impiegati iniziano la giornata lavorativa con l'inno dell'impresa. Prendemmo l'idea da Rollerball, il gran film del 1975..

Com’è stato lavorare con Eno nello studio di Conny Plank vicino a Colonia?

E' stato bellissimo. Giocavamo a carte scoperte. E c'era un sacco d'erba.

Avevate una serie di patroni tra le rockstar, come Bowie ed Eno, e sarai sicuramente in grado di vedere quali affinità ci fossero tra loro e i Devo. Ma il fatto che un vostro ammiratore e sostenitore fosse Neil Young sembra davvero improbabile!

E' un tipo davvero strano e complicato. Molto furbo e inquieto. Pensammo: " Oh, oh. Il nonno del rock per campeggiatori ci vuole incontrare. Ma i suoi primi lavori mi piacevano.
(I Devo influenzarono Trans, il controverso album di Young con i sintetizzatori, anche se non vi parteciparono in nessun modo. E infatti è uno dei dischi più brutti in assoluto della storia del rock! N.d.R.)
Una volta si pensava che la musica fosse una maniera di lottare contro il sistema, mentre oggi non sembra un campo particolarmente efficace su cui sfidare una qualunque delle forze malvagie che ci sono nel mondo.
La musica è una prova ulteriore della devoluzione dell’umanità. Mi piace guardare gli Hives, gli Strokes, i Vines.. Però diciamocelo: è come se qualcuno nel campo della pubblicità dicesse: " Facciamo uno spot che sia uguale a quella pubblicità della Dodge del '67". E' irreale. Se qualcuno oggi facesse della musica che avesse il potere trasformativo che gli Who o Hendrix avevano a loro tempo rispetto alla storia della musica, non suonerebbe come niente di quello che sentiamo. Si direbbe: " E questo che cazzo è?". (...) Adesso è come se il rock fosse tutto un muzak, musica commerciale d’infima qualità. E' tutta musica di sottofondo.

MARK MOTHERSBAUGH, Cantante/Tastierista

Fino a quel momento avevamo suonato al ritmo della disoccupazione in Ohio. Fu solo nel '75, quando Gerry guidò fino a New York e vide i Ramones e altri gruppi, che pensammo: " Wow, senti quanto suonano veloci questi". Fu il punk a ispirare la scelta di alzare il livello di un paio di tacche.
I Roxy Music piacevano a tutti noi, a me piacevano gli assoli di sintetizzatore atonali e asimmetrici di Brian Eno. Gente come Keith Emerson e Rick Wakeman mi facevano ridere, cosi vecchi e stanchi. Con loro sembrava di sentire un organo glorificato, mentre per me Eno era questione di essere il tecnico che entra e arriva fin dentro le viscere dello strumento. (...)
Il nostro primo batterista era mio fratello Jim, abbandonò il gruppo per fare l'inventore e finì per creare una delle prime batterie elettroniche della storia.
L'apice della passione per i Devo in Inghilterra arrivò nell'estate del '78 al gigantesco festival di Knebworth, con il gruppo che suonava di fronte a migliaia di appassionati di rock tradizionale.
Fummo accolti..selvaggiamente. Cominciarono tutti a tirare oggetti e prendersi a botte. Eravamo stati infilati tra i Jefferson Starship e i Genesis, e facemmo incazzare un sacco di gente che era lì per i Genesis. In qualche modo c’eravamo fatti convincere a suonare a Knebworth, non avevamo tecnici. Quando arrivò il nostro turno preparammo l'equipaggiamento, indossammo le nostre tute e facemmo il nostro set. Poi ci precipitammo giù dal palco, ci mettemmo addosso le uniformi da roadie, tornammo su,’ e sfasciammo l'equipaggiamento..

Le interviste sono tratte da 
Totally Wired, Post punk. Dietro le quinte,
di Simon Reynolds. - Isbn




Devo Live




22/09/11

Interview: Simon Reynolds (GQ)

La cultura pop ha smesso di evolversi. Malata di passato. Oggi tutto è retro. Un nome su tutti? Lady Gaga: un riciclaggio di decadenza glam dei '70 (Bowie), look eccessivo degli '80 (Madonna), neo-dark dei '90 (Marilyn Manson). A sostenerlo nel suo ultimo saggio Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato (Isbn) è Simon Reynolds, il più autorevole critico musicale britannico dei nostri tempi, tra le firme di punta di Melody Maker prima, di Rolling Stone, Mojo, The Guardian poi e autore di libri cardine come Post-punk 1978-1984 e il monumentale Totally Wired. "Un tempo il metabolismo pop ribolliva di energia dinamica, creando quel promettente senso di speranza nel futuro associato a movimenti come la psichedelia degli anni sessanta, il post-punk dei settanta, l'hip hop degli ottanta, il rave dei novanta. I duemila sembrano irrimediabilmente malati di passato"