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05/09/14

L’economia della con­di­vi­sione e quella del debito: gli idioti utili della Sili­con Val­ley


Evgeny Morozov, 30.8.2014

Le Monde Diplomatique.

L’economia della condivisione più che un’alternativa ai colossi della Rete è la forma più innovativa dell’industria basata sull’acquisizione e vendita dei dati personali. Una parola d’ordine populista che trova un alleato negli studiosi che denunciano i pericoli allo sviluppo cognitivo rappresentati dalla tecnologia.

Nel bagno con­nesso, lo spaz­zo­lino da denti inte­rat­tivo lan­ciato quest’anno dalla società Oral-B (filiale del gruppo Procter&Gamble) è una star: inte­ra­gi­sce senza fili con il nostro cel­lu­lare men­tre, sullo schermo, un’applicazione segue secondo per secondo le fasi della puli­zia dei denti e indica gli angoli della cavità orale che meri­te­reb­bero mag­giore atten­zione. Abbiamo stro­fi­nato con suf­fi­ciente vigore, pas­sato il filo inter­den­tale, raschiato la lin­gua, risciac­quato il tutto?
Ma c’è di meglio.
Come spiega con fie­rezza il sito che gli è dedi­cato, lo spaz­zo­li­no­con­nesso tra­sforma il gesto di spaz­zo­lare i denti in un insieme di dati che si pos­sono ren­dere in forma di gra­fico o comu­ni­care ai pro­fes­sio­ni­sti del set­tore. Che sarà di que­sti dati, è ancora oggetto di dibat­tito: ne man­ter­remo l’uso esclu­sivo? O saranno cat­tu­rati dai den­ti­sti pro­fes­sio­ni­sti e per­fino ven­duti a com­pa­gnie di assi­cu­ra­zione? Si aggiun­ge­ranno alla mon­ta­gnadi infor­ma­zioni già dispo­ni­bili nel gra­naio di Face­book e Google? L’improvvisa presa di coscienza che i dati per­so­nali regi­strati dal più banale degli elet­tro­do­me­stici dallo spaz­zo­lino elet­trico al fri­go­ri­fero potreb­bero tra­sfor­marsi in oro ha sol­le­vato cri­ti­che alla logica por­tata avanti dai masto­donti della Sili­con Valley.
Que­ste imprese rac­col­gono su grande scala le tracce lasciate dagli inter­nauti sui siti che fre­quen­tano, le siste­mano e le riven­dono a inser­zio­ni­sti o ad altre società. Così gua­da­gnano miliardi di dol­lari, men­tre i frui­tori noi otten­gono sola­mente alcuni ser­vizi gra­tuiti. Da que­sta con­sta­ta­zione nasce una cri­tica biz­zarra, dai con­no­tati popu­li­sti: con­te­stiamo que­sti mono­poli, si sostiene, e sosti­tuia­moli con una mol­ti­tu­dine di pic­coli impren­di­tori. Ognuno di noi, insomma, potrebbe costi­tuire il pro­prio por­ta­fo­glio di dati e trarre van­taggi dalla sua commercializzazione,vendendo ad esem­pio i dati sulla spaz­zo­la­tura dei denti a un pro­dut­tore di den­ti­frici e il pro­prio genoma a un labo­ra­to­rio far­ma­ceu­tico, o rive­lando la pro­pria ubi­ca­zione in cam­bio di uno sconto al risto­rante all’angolo.Voci auto­re­voli, come quella del sag­gi­sta e impren­di­tore Jaron­La­nier o del ricer­ca­tore e infor­ma­tico Alex Sandy Pen­tland, decan­tano que­sto nuovo modello.
Ci viene pro­messo un mondo nel quale la pro­te­zione della vita pri­vata sarebbe comun­que garan­tita: se si con­si­de­rano i dati come una pro­prietà pri­vata, allora un solido arse­nale giu­ri­dico e tec­no­lo­gie ade­guate pos­sono assi­cu­rare che nes­sun sog­getto terzo li tra­fu­ghi. Al tempo stesso si fa bale­nare ai nostri occhi anche un futuro di pro­spe­rità. Gra­zie a quale mira­colo? Quello dell’internet degli oggetti, cioè la pro­li­fe­ra­zione di appa­rec­chi gra­zie ai quali i nostri più pic­coli atti e gesti saranno cen­siti, ana­liz­zati e…monetizzati.Da qual­che parte c’è qual­cuno dispo­sto a pagare per cono­scere il motivo che can­tiamo sotto la doc­cia. Se non si è ancora mani­fe­stato, è solo per­ché nel nostro bagno non ci sono micro­foni col­le­gati a internet.