Evgeny Morozov, 30.8.2014
Le Monde Diplomatique.
L’economia della condivisione più che un’alternativa ai colossi della Rete è la forma più innovativa dell’industria basata sull’acquisizione e vendita dei dati personali. Una parola d’ordine populista che trova un alleato negli studiosi che denunciano i pericoli allo sviluppo cognitivo rappresentati dalla tecnologia.
Nel bagno connesso, lo spazzolino da denti interattivo lanciato quest’anno dalla società Oral-B (filiale del gruppo Procter&Gamble) è una star: interagisce senza fili con il nostro cellulare mentre, sullo schermo, un’applicazione segue secondo per secondo le fasi della pulizia dei denti e indica gli angoli della cavità orale che meriterebbero maggiore attenzione. Abbiamo strofinato con sufficiente vigore, passato il filo interdentale, raschiato la lingua, risciacquato il tutto?
Ma c’è di meglio.
Come spiega con fierezza il sito che gli è dedicato, lo spazzolinoconnesso trasforma il gesto di spazzolare i denti in un insieme di dati che si possono rendere in forma di grafico o comunicare ai professionisti del settore. Che sarà di questi dati, è ancora oggetto di dibattito: ne manterremo l’uso esclusivo? O saranno catturati dai dentisti professionisti e perfino venduti a compagnie di assicurazione? Si aggiungeranno alla montagnadi informazioni già disponibili nel granaio di Facebook e Google? L’improvvisa presa di coscienza che i dati personali registrati dal più banale degli elettrodomestici dallo spazzolino elettrico al frigorifero potrebbero trasformarsi in oro ha sollevato critiche alla logica portata avanti dai mastodonti della Silicon Valley.
Queste imprese raccolgono su grande scala le tracce lasciate dagli internauti sui siti che frequentano, le sistemano e le rivendono a inserzionisti o ad altre società. Così guadagnano miliardi di dollari, mentre i fruitori noi ottengono solamente alcuni servizi gratuiti. Da questa constatazione nasce una critica bizzarra, dai connotati populisti: contestiamo questi monopoli, si sostiene, e sostituiamoli con una moltitudine di piccoli imprenditori. Ognuno di noi, insomma, potrebbe costituire il proprio portafoglio di dati e trarre vantaggi dalla sua commercializzazione,vendendo ad esempio i dati sulla spazzolatura dei denti a un produttore di dentifrici e il proprio genoma a un laboratorio farmaceutico, o rivelando la propria ubicazione in cambio di uno sconto al ristorante all’angolo.Voci autorevoli, come quella del saggista e imprenditore JaronLanier o del ricercatore e informatico Alex Sandy Pentland, decantano questo nuovo modello.
Ci viene promesso un mondo nel quale la protezione della vita privata sarebbe comunque garantita: se si considerano i dati come una proprietà privata, allora un solido arsenale giuridico e tecnologie adeguate possono assicurare che nessun soggetto terzo li trafughi. Al tempo stesso si fa balenare ai nostri occhi anche un futuro di prosperità. Grazie a quale miracolo? Quello dell’internet degli oggetti, cioè la proliferazione di apparecchi grazie ai quali i nostri più piccoli atti e gesti saranno censiti, analizzati e…monetizzati.Da qualche parte c’è qualcuno disposto a pagare per conoscere il motivo che cantiamo sotto la doccia. Se non si è ancora manifestato, è solo perché nel nostro bagno non ci sono microfoni collegati a internet.
