25/07/14

10 ( Best ) canzoni per pigre notti d'estate

Amoreggiare sotto il sole non è il caso. Per chi ancora lavora, e costretto su strade bollenti che all'orizzonte prendono fuoco, se non si esce non si aspetta altro che trascorrere pigre serate afose seduti in veranda, disincantati, con il gatto che fa le fusa e cerca di tirarti giù con la sua solita tattica giocosa, perchè troppo caldo per dormire pure per lui, con libri e birra alla mano e l'immancabile stereo per poter ascoltare le nostre playlist adeguadamente preparate. E mettersi in viaggio nell'universo. Senza pensare al lavoro, agli errori commessi, alle situazioni strane in cui amiamo andare a ficcarci, lasciandosi tutto alle spalle e un unico pensiero dedicato al mondo: dimenticatemi. Perchè credetemi, la questione è che la solitudine non è affatto male, a volte..
Enjoy


The Surf Punks , Tijuana Weekend
Come non iniziare con i Surf Punks? Sole, mare, spiaggie libere, ragazze.. l'epica dell'estate! La maggior parte delle loro canzoni erano a tema: The Wave, My Beach, Party Bomb, Shark Attack..mentre i loro live,  nel periodo d'oro dell'esplosione punk a Los Angeles, erano pazzi, selvaggi e divertenti. Surfisti che fanno i pendolari delle spiaggie, esperienze di gruppo, guerre di territorio sulle spiagge della California e tra  onde altissime. Per finire, mettersi in macchina e raggiungere l'agognata Tijuana, per l'ennesimo  e ultimo party: prima di ascoltare, procuratevi la birra!






EDDIE VEDDER, HARD SUN
Hard Sun è una cover di un brano di Indio, alias Gordon Peterson, inserita da Eddie Vedder (Pearl Jam) nella colonna sonora del bel film di bad boy Sean Penn,   Into the Wild - Nelle terre selvagge. Una bella ballata folk elettrica per aprire questa playlist, anche se ispira più un viaggio sotto un sole pesante, che una bella serata in giardino a non far niente e cazzeggiare con gli amici. Ma tant'è, è veramente  hard il sole in questo fine luglio apatico, svogliato..e noi ricordiamo le parole di Fernando Pessoa: "Viaggiare? Per viaggiare, basta esistere".




UNDERWORLD, RIVER OF BASS
Avevo pensato di scegliere non una canzone, ma tutto l'album. Dubnobasswithmyheadman è il terzo album di Underworld, datato 1994, ed è un album..magnifico. Basato sull'idea che tutto è valido, elementi e aree di musica molto diversi tra loro e portati da altre parti. C'è un sacco di taglia e incolla, in particolare con la voce, nulla è fisso, statico. E a distanza di tanti anni sembra ancora il suono del momento, catturando techno melodica, lirismo squilibrato, basso in primo piano e le chitarre... in un ibrido mozzafiato che ha segnato il tempo in cui la cultura del club finalmente diventa maggiorenne. Raffinato, attraente, ondulato, Acid House, Techno e Dub, epico da ascoltare in cuffia mentre dall'amaca si ammira un bel tramonto.. River of Bass  è il brano che condensa tutto quello che c'è nel disco. Bellissimo.




NANCY SINATRA and LEE HAZLEWOOD, SUMMER WINE
Nancy e Lee praticamente definiscono la parola "agrodolce", con la prima che cade sul lato dolce dell'equazione, mentre il secondo copre bene l'amaro. Agrodolce è anche la parola che bene si addice a questa canzone, fino alla ricetta per il perfetto vino estivo: fragole, ciliegie e il bacio di un angelo in primavera. Di Summer oWine, naturalmente, l'affascinante Lana Del Rey ne ha fatto una cover.




BLUR, BEETLEBUM
In realtà "Beetlebum" è una ballata sulla droga, sull' eroina precisamente, che Damon assumeva in coppia con la sua ragazza dell'epoca, la fantastica Justine Frischmann degli Elastica. Il titolo è un riferimento alla frase "Chasing the beetle", cioè inalare il fumo prodotto dall'eroina riscaldata su un pezzo di carta stagnola. La canzone descrive comunque sentimenti complicati, ma cazzo, è qualcosa che è semplicemente perfetto per "laid-back" delle nostre notti estive. Non basta attenersi sempre alla birra, no?




GRANDADDY, COLLETTIVE DREAMWISH OF UPPERCLASS ELEGANCE
Già il ritmo pigro della batteria che accompagna questa canzone, che somiglia a una specie di ronzio di una libellula che ti entra nella testa, davvero cattura perfettamente l'atmosfera che stiamo cercando in questa piccola playlist, e poi, il testo di Jason Lytle, che parla di schivare un viaggio in città per sedersi a bere birra e suonare la chitarra. Un elegante desiderio collettivo e un video più che esplicativo..




KING TUBBY AND AUGUSTUS PABLO
Non si può sbagliare, direttamente alla fonte del dub: Osbourne Ruddock, meglio conosciuto come King Tubby, e meglio conosciuto ancora come l'uomo che fondamentalmente ha inventato il genere nel suo studio  a Kingston nel 1970 . Lascietevi cullare




CLASH, RUDY CAN'T FAIL
In questo splendido rocksteady dei CLASH, Rudy inizia  la prima colazione con la birra, che non è ovviamente una cosa che possiamo consigliare (ma che, per la cronaca e ad essere onesti, abbiamo fatto un pò tutti ai tempi andati.. ) Questa canzone tratta da London Calling è l'esempio più riuscito di suoni  giamaicani inseriti nel punk rock prettamente bianco e inglese.Poi, riascoltare la voce di Joe provoca sempre strane emozioni. Sarebbe da ballare, ma la canticchiamo sdraiati tra un sorso e l'altro..




NICK DRAKE
La musica di Nick Drake è praticamente l'estate inglese personificata - fragile, effimera, che rischia sempre di appannarsi e con la pioggia in agguato in qualsiasi momento, e questa canzone è l'incarnazione del sentimento che ne deriva: "Sabato il sole è arrivato senza preavviso, e nessuno sapeva cosa fare." La risposta, chiaramente, è quello di godere finché dura. (E sperare che la settimana di ferie che mi sono prenotato nella capitale inglese a fine agosto sia perfetta, come quella di Parigi due anni fa: sei gg e neanche una goccia di pioggia! Un miracolo, praticamente. ndr)




BECK, LAZY FLIES
"Lazy Flies" è una delle canzoni più strane di Beck, diversa da qualsiasi altra canzone Beck.
Descrive una situazione decadente, con "mosche pigre in bilico sopra di noi", che portano alla mente appartamenti in rovina e pieni spazzatura, cucine sovraccariche di cose da lavare. Beck ci permette di relazionarci con la nostra immondizia e il nostro disordine, la nostra situazione disastrosa, reale o mentale che sia. E' uno dei suoi talenti, quello di scrivere dei detriti e del degrado, senza renderli troppo deprimenti e inquietante. Molte delle canzoni di Mutation sono intrise di queste tematiche..




ROXY MUSIC, AVALON
"Ora la festa è finita / Sono così stanco / Poi ti vedo venire, Dal nulla.."
E' notte fonda, sono stanco, vado a letto. Dormite bene.





 

Pessimismo digitale: Evgeny Morozov

23cultura morozov 20Contro la favola dell’eden digitale

- B. Vecchi, 23.7.2014 -

Codici aperti 
 Il nuovo saggio di Evgeny Morozov tradotto da Mondadori è un j’accuse contro le tesi di chi vede nella Rete la salvezza dell’umanità. Sotto accusa è l’ideologia del «cyberutopismo» in nome di un indiscusso e indiscutibile principio di realtà. La com­parsa del suo nome tra le pagine di que­sto nuovo e impo­nente sag­gio di Evgeny Moro­zov (Inter­net non sal­verà il mondo, pp. 448, euro 19) sor­prende non poco. Tanto più che viene inse­rito in una pla­tea che va da liber­ta­rio Jason Lanier all’economista libe­rale Frie­drich von Hayek, dal filo­sofo con­ser­va­tore Tho­mas Mol­nar al cri­tico radi­cale Ivan Illich, dalla «moder­ni­sta» Jane Jacobs all’ultra con­ser­va­tore Michael Oake­shott, da Hans Jonas a lui, Jac­ques Ellul, teo­logo, filo­sofo e socio­logo noto per la sua cri­tica alla tecno-scienza. Eppure la pre­senza di Jac­ques Ellul è meno stra­va­gante degli altri nomi, inse­riti nell’eccentrico pan­theon teo­rico di Moro­zov. Ellul, infatti, è stato uno fusti­ga­tore del ruolo svolto dalla tec­no­lo­gia e dalla scienza nelle società con­tem­po­ra­nee, col­lanti di una gab­bia di acciaio che defi­ni­sce il peri­me­tro delle azioni umani, sta­bi­lendo all’interno regole di com­por­ta­mento fun­zio­nali alla logica astratta e ogget­tiva impo­sta dalla scienza. Nel libro di Moro­zov tale impianto teo­rico torna con­ti­nua­mente, sia quando scrive di Inter­net che dei social net­work. Sia però chiaro: Moro­zov non è un apo­ca­lit­tico cri­tico della scienza e della tec­no­lo­gia, né pro­pone una fru­gale e austera decre­scita che ral­lenti lo svi­luppo scien­ti­fico. È un blog­ger che apprezza il potere comu­ni­ca­tivo della Rete e dei social net­work. Al pari di molti sto­rici della tec­no­lo­gia ritiene che le mac­chine siano pro­tesi mec­ca­ni­che degli essere umani. Ma è altret­tanto con­vinto che la Rete, i com­pu­ter, gli smart­phone non sono pro­tesi «stu­pide», ma hanno, in quanto «mac­chine uni­ver­sali» che ripro­du­cono atti­vità cogni­tive, un potere per­for­ma­tivo dei com­por­ta­menti, delle abi­tu­dini indi­vi­duali e col­let­tive. Sulla scia di Ellul, sostiene che siano espres­sioni di un sistema tecno-scientifico che limita le libertà dei sin­goli e ini­bi­sce le pos­si­bi­lità alle società di poter sce­gliere altre vie di svi­luppo da quelle domi­nanti. Que­sto però non fa di Moro­zov un cri­tico del capitalismo.

23/07/14

Roger Waters: conversazioni per la Palestina

La musica, il ruolo politico degli artisti ed il suo attivismo per la giustizia nel mondo, compresa la Palestina.


Frank Barat*:
Quando hai preso la decisione di rendere così politico il tour di The Wall (che si è concluso a Parigi a settembre 2013)? E perché hai dedicato a Jean-Charles De Menezes il concerto finale?
Roger Waters: il primo spettacolo é stato il 14 Ottobre 2010. Insieme a Sean Evans, avevamo cominciato a lavorare sui contenuti dello show nel 2009. Avevo già deciso di renderlo più ampiamente politico di quanto fosse stato nel 1979/80. Non si poteva trattare solo di questo piccolo ragazzo lamentoso che non amava i suoi insegnanti. Doveva essere più universale.
Ecco perché ho introdotto al suo interno l'opera ‘fallen loved ones’ (cari caduti, ndt) (le scene mostrano immagini di persone che morirono durante le guerre), cercando di universalizzare il senso di dolore e di perdita che tutti noi sentiamo verso i familiari uccisi nel conflitto. Qualunque siano le guerre o le circostanze, essi (nel mondo non occidentale), sentono tanto la morte dei loro cari come noi. Le guerre diventano un simbolo importante a causa di quella separazione tra 'noi e loro', che è fondamentale per tutti i conflitti.
Per quanto riguarda Jean - Charles, eravamo soliti fare Brick II con tre assoli finali e ho deciso che tre assoli erano troppo, era noioso per me. Quindi, seduto in una stanza d'albergo, una sera, pensavo a cosa avrei potuto fare invece di quello. Qualcuno mi aveva recentemente inviato una fotografia di Jean -Charles De Menezes da mettere sulla parete. Ciò era nella mia testa e ho pensato che avrei dovuto cantare la sua storia. Ho scritto quella canzone, l'ho insegnata alla band, e questo è ciò che abbiamo fatto.

FB: Un sacco di artisti direbbero che il mescolare arte e politica é sbagliato. Che il loro obiettivo é solo quello di intrattenere. Cosa vorresti dire a queste persone?
RW: Beh, si dovrebbe dire che é divertente, perché ho appena finito ieri il testo di un nuovo brano che sarà uno dei miei nuovi album. Si tratta di un anziano dell'Irlanda del Nord che, insieme al nipote, parte alla ricerca della risposta alla domanda: "Perché uccidono i bambini ?", perché il bambino é davvero preoccupato . Proprio alla fine di esso, ho deciso di aggiungere qualcosa. Nella canzone, il bambino domanda al nonno: "É vero?" E il nonno risponde: "No, non possiamo terminare su questa nota, dammi un'altra nota". Inizia una nuova canzone e il nonno fa un discorso. Dice: "Viviamo su un minuscolo puntino in mezzo ad un fottuto sacco di niente. Ora, se non sei interessato a tutto questo, se sei uno di quelli che dicono "Roger, amo i Pink Floyd , ma odio la vostra politica del cazzo", se credi che gli artisti dovrebbero essere muti, asessuati, simili a cani che annuiscono e scodinzolano senza meta nella vita, faresti meglio ad andare al bar ora, perché, il tempo continua a scivolare via." Questa é la mia risposta alla tua domanda.

22/07/14

Pazzi per Pets


Sul banco degli imputati c’è un modello di sviluppo totalmente sconsiderato, e globalizzato, che ci sta portando in un vicolo sempre più stretto, soffocante e senza via d’uscita. Su un altro piano c’è invece la ricerca di un modello di vita e sviluppo che sta conducendo una piccola azienda nel cuore di Roma, a ridosso del quartiere Monteverde. E’ evidente che in economia le regole si vanno via via assottigliando, in campo ci sono sempre più i grandi gruppi industriali, le multinazionali, le grandi banche, che ignorano ormai la vita umana delle persone e quella ecologica del pianeta. Sto esagerando? No, se pensiamo che siamo proprio noi a vivere su questo pianeta. E allora ci siamo resi conto che il mercato globale altro non è che una rete, un meccanismo programmato sempre e solo sul profitto, sul denaro e sul suo valore, escludendo senza pietà e a priori il valore umano ed ecologico. La crescita di cui tanto si straparla è intesa su di un mercato consumistico e materiale: bisogna consumare per progredire, non importa il prezzo che dovremo pagare e che stiamo già pagando, si cerca di eliminare le diversità, i bisogni e le possibilità di una vastissima parte del mondo, si distrugge la natura, s’inquinano le risorse. Bisogna quindi (ri)tornare a essere protagonisti del nostro vivere, con una nuova coscienza, etica e civile, per scegliere diversamente e diversamente orientare il nostro agire. L’affannosa ricerca del profitto, del denaro, il cercare a tutti i costi di guadagnare senza sosta, senza pensare a un nuovo modello di vita, senza un’etica sulle persone, sulla natura, sul mondo, inesorabilmente ci fa intravedere nient’altro che la catastrofe.

Pazzi per Pets è nato dopo che una persona ha deciso di reinventarsi sia sul piano lavorativo sia su quello umano, ha dato le dimissioni da una grande multinazionale e ha cercato le giuste motivazioni in un processo di vita e di crescita alla cui base c’è il rispetto per l’altro, per la natura, per gli animali. Un piccolo negozio, fuori da grattacieli impenetrabili, grandi manager, professionisti finanziari e speculatori, uno spazio aperto per incontri e confronti, un’attività il cui fine è sì il guadagno, ma con quel piccolo ma importante valore che si chiama etica di mercato. Non ci sono risposte e verità, ricette o soluzioni, ma solo un timido tentativo di costruire una nuova spiritualità ecologica, per proseguire in un cambiamento radicale, mai esclusivo e dare un nuovo significato alla propria esistenza. Per chi è in zona, se volete, se potete.. 






18/07/14

Albino: Johnny Winter risponde alle domande

PARIGI - Johnny Winter risponde alle domande.

D: Ti reputi un chitarrista di blues o di rock and roll?
Johnny Winter: E’ difficile da dire. ll blues é al di sopra di tutto. Quando suono il rock, suono ancora il blues. Solo il ritmo cambia. Ma alla fine, rimango un chitarrista di blues.

D: Hai lavorato molto con Muddy Waters, recentemente.
J.W.: Oh, si. Faccio tutto quello che posso fare con Muddy. lncontrarlo, produrlo, suonare con lui o semplicemente stargli vicino. Lo amo profondamente. E’ sempre stato una mia fonte dl ispirazione, sia umana che musicalmente. Ha avuto una vita incredibile. Ma nonostante tutto, é sempre rimasto lo stesso uomo.

D: Hai prodotto (e hai anche suonato su) tre dischi suoi. Quello che ci ha colpito, è il ruolo discreto che vi hai ricoperto. Siamo abituati a un Johnny Winter che ha il ruolo di protagonista sulla scena.
J.W.: Certo! Ma con Muddy é differente. E’ la sua musica che voglio ascoltare, non la mia.

D: A proposito della tua musica, sono cosi tanti i tuoi albums che ci si potrebbe perdere.
J.W.: Lo so. Ci sono delle persone che comprano un disco di Jonny Winter e dicono: “Dio, e una merda!" Sai, sono andato in giro di città in città attraverso tutto il Sud per dieci anni, e ogni volta che avevo la possibilità di registrare un pezzo, ero entusiasta. Quando ho firmato con la CBS, ci sono stati quelli che si son detti: Ma, a proposito, abbiamo quei pezzi.. e se li facessimo uscire?" Per non parlare poi di quelli che avevano tre o quattro mie vecchie canzoni e facevano completare il disco da un imitatore. lnfatti, il solo disco non prodotto dalla CBS che é un mio autentico disco è “Progressive Blues Experiment” che in realtà non amo molto ma che é stato registrato effettivamente per esser stampato. A parte questo, io sono molto fiero dei miei albums. Specialmente del primo, dell‘ultimo e di “John Dawson Winter lll". Non mi piace molto invece “Johnny Winter Live And", che è stato comunque il più venduto.

D: Perché?
J.W.: Forse per i ricordi di quell’epoca. E’ il disco dal vivo della tournée con Rick Derringer. La tournée durò tre anni, tre anni folli. Alla fine mi sentivo come una puttana di juke-box. Metti una moneta e senti la musica.

D: Era anche l’epoca in cui prendevi l’eroina..
J.W.: Si.. non sono dei bei ricordi. L'America degli anni Sessanta era cosi. Ci accorgevamo che i nostri genitori ci raccontavano delle stupidaggini sulla droga, e immaginavamo che con un po’ di prudenza potevamo divertirci senza pericolo. lnfatti le droghe devono essere trattate con molto rispetto. All'inizio ne prendvo per divertirmi, poi perché ero troppo debole mentalmente e fisicamente per opporvi resistenza. Poi per continuare a suonare come una macchina. Ma l'eroina non ha mai permesso a nessuno di vivere meglio o di suonare meglio la chitarra. Forse é una cosa che bisogna dire. Sono contento di esserne uscito.

D: Quali sono i grandi ricordi della tua vita di musicista?
Ce ne sono due o tre. ll primo risale a avevo quindici anni. Per promuovere Go Johnny Go, un film con Chuck Berry, era organizzato un giro radiofonico; bisognava andare in studio con Ia chitarra. Vinsi ed entrai in studio con i miei compagni. Fu tutto talmente veloce che non ebbi neanche il tempo d‘avere paura e Il nostro disco divento il numero otto nella hit parade della nostra città. Accendere la radio e sentire la propria canzone è meraviglioso. ll secondo grande momento è stato quando un giornalista di Rolling Stone ha scritto un articolo su di me e dal giorno alla notte della gente che mi avrebbe sputato in faccia arrivò da tutte le parti degli Stati Uniti con i soldi e i contratti. In quel momento credetti di essere veramente arrivato.. E poi c’è stato il giorno in cui mi hanno annunciato che avrei prodotto Muddy Waters, che era anche il giorno in cui lo incontrai. Il sogno dei miei quindici anni si realizzava. Pensa che mio padre era il sindaco di una Città del Mississippi a pochi chilometri dalla piantagione dove lavorava Muddy.
(Popster)
Ma..Johnny, Live and è stato il primo tuo disco che ho comprato, e che ho amato..alla follia!! Rip.

John Dawson Winter III detto Johnny, Beaumont, 23 febbraio 1944 – Zurigo, 16 luglio 2014
Captured Live 1976






17/07/14

..Come si mantiene in forma nel nostro secolo l’odio

Guardate com’è sempre efficiente, come si mantiene in forma nel nostro secolo l’odio" 
Wisława Szymborska

Davvero, non si riesce, non si può (e non si deve ) restare in silenzio. La terribile punizione collettiva ( di hitleriana memoria ) che Israele sta infliggendo ai palestinesi in ritorsione all'uccisione di tre ragazzi ebrei da parte di scellerati terroristi isolati sta falciando, come sempre, la popolazione civile. Donne, anziani e ragazzi, bambini muoiono, senza colpa. Israele è consapevole, questi eccidi che in modo macabro si ripetono a distanza di qualche anno, servono per mantenere lo stato di guerra permanente che giova a Israele e al suo più stretto alleato, gli U.S.A. Per poi tornare allo status quo: continui nuovi insediamenti in territorio palestinese dei coloni, furto di acqua e diritti, la negazione di un entità autonoma. Chi dissente è anti semita, razzista, nazista. Mentre il nazismo ritorna lugubremente alla memoria quando si parla di "punizione collettiva". Israele unica democrazia nell'area mediorientale così poi reagisce alle critiche, a chi dissente, a chi si trova riluttante, imbarazzato e disgustato di fronte alle stragi compiute negli ultimi giorni. Questa volta tocca a Eddie Vedder dei Pearl Jam a finire nell'occhio del ciclone, colpevole di aver criticato  la guerra,  venerdì 11 luglio durante un concerto. Il Jerusalem Post ha bollato le sue dichiarazioni come una “Diatriba Anti-Israele” e le reazioni sono subito arrivate sia da parte dei fan Israeliani e sia da parte dei media radiofonici (Radio Rock DJ Ben Red), che sostenevano fino a quel momento la calata dei Pearl Jam in quella zona, salvo ora dichiarare: <<Finalmente Eddie Vedder si è rivelato per quello che è. Siete invitati a non venire. Non ti vogliamo: cancelleremo la pagina Facebook dedicata ai Pearl Jam e alla raccolta firma per invitarvi qui a Israele>>.

Il frontman dei Pearl Jam ha urlato tutto il suo disappunto nei confronti della guerra. Il suo proclama è avvenuto in riferimento ai recenti bombardamenti israeliani alla Striscia di Gaza, qualche giorno fa al Keynes National Bowl di Milton in Inghilterra. Eddie ha sorpreso tutti proprio durante l’esecuzione di Daughter: brano molto emotivo, che ha evidentemente spinto il singer dei Pearl Jam - bottiglia di vino alla mano – a iniziare il suo discorso volto a sensibilizzare il mondo e a mettere così fine alla violenza. <<Possiamo avere tutta la tecnologia moderna che vogliamo. Siamo in grado di raggiungere i nostri amici ovunque essi siano. Sappiamo cosa loro stiano pensando prima che ci pensino. Abbiamo una tecnologia incredibile e tutto sembra essere nelle nostre mani. Ma allo stesso tempo, mentre nel mondo accadono tante cose positive, allo stesso tempo nemmeno troppo lontano, qualcuno si sgancia bombe a vicenda. Ci sono persone, là fuori, alla ricerca di un motivo per uccidere. Cercano un pretesto per andare oltre confine e conquistare terre che non appartengono loro e da cui dovrebbero rimanere fuori. Perché andare in guerra? Fermiamoli, ora! Non vogliamo dare loro i nostri soldi. Utilizzano le nostre tasse per sganciare bombe sui bambini>> ha dichiarato Vedder, prima di sputare sul palco.
Interzone si associa alle parole di Eddie: Stop this fuck shit, now!
Qui sotto il video della protesta.
via Blabbermouth




10/07/14

Rock Logo

Marchi, elaborazioni grafiche, simboli, immagini. Grazie al contenuto espressivo e alla capacità di sintesi sono in grado di scuotere, coinvolgere e mobilitare le masse. La cultura delle multinazionali impiega sempre più forze e denaro sul logo e sulla proposta di una serie di valori immateriali ed ideali da collegare ad esso, mentre le le tecniche di branding sono in continuo cambiamento: si cerca in tutti i modi di mettere in campo un immaginario simbolico per attrarre e sedurre, con lo scopo finale di rendere sempre più fedele i  clienti e creare così una propria fetta di monopolio. Intanto cultura del marketing si espande anche fuori dalle aziende, in luoghi un tempo protetti come le scuole, i musei e i parchi,  producendo gadget e false speranze.
Le aziende sembrano sfornare ormai marchi, e non prodotti. Molte aziende che prima producevano nelle loro fabbriche e avevano tanti dipendenti a tempo indeterminato   hanno chiuso le fabbriche, affidato la produzione a una rete di appaltatori e subappaltatori e hanno investito nel design e nel marketing necessari a diffondere il più possibile la loro grande idea, il loro brand. (modello Nike)  Altre aziende hanno scelto invece   di conservare un nucleo strettamente controllato di azionisti-dipendenti che gestiscono “l’attività centrale” dell’azienda ed esternalizzare tutto il resto, dalla gestione della posta alla scrittura del codice informatico, affidandolo a lavoratori precari. (modello Microsoft) Alcuni le hanno chiamate hollow Corporation, imprese vuote, perché queste aziende ristrutturate sembrano avere un unico obiettivo: trascendere il mondo fisico per trasformarsi in un marchio incorporeo. Come ha detto l’esperto di gestione aziendale Tom Peters: “È da stupidi possedere cose!”. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano, molto lontano, abbracciando non solo i settori  della pubblicità, (grafica, arte..), ma dell'economia, della politica, della morale..e che sicuramente affronteremo. Parliamo invece del mondo del pop e del rock, che vive si di musica ma anche di apparenza: la musica oggi non solo si ascolta, ma si vive e si indossa, e in molti casi contribuisce a creare un mondo parallelo in cui riconoscersi. Alcuni dei marchi di artisti rock sono diventati veri e propri brand mondiali, con un valore artistico e commerciale straordinario..


08/07/14

Yoko Ono..ah ah!

"Rock con la dentiera, Glastonbury come Cesano Boscone, uno dei peggiori live di sempre.." e si potrebbe continuare. Secondo noi, però, la palma del miglior commento và a rednap: "Piacevole come l'allarme dell'appartamento di sopra che suona a vuoto alle tre di notte.."! Mostro di simpatia di certo non lo è mai stata, ma va davvero oltre il disastro quello che è successo al Glastonbury Festival di Londra, con l'esibizione di Yoko Ono e la sua Plastic Ono Band. Ottantuno anni, vissuti sempre in prima linea, senza mai rinunciare alle sue idee, moglie di John Lennon, artista e musicista (?) giapponese naturalizzata statunitense non è riuscita a stare ferma neanche questa volta, sempre fedele al suo credo:
"Artista è chi crede nell'essere artista". In questa frase, nella sua semplicità c'è il segreto della della sua vita. "Essere" artista, per lei, ha sempre significato mescolare la vita e l'arte, e per molti versi fare della propria vita un'opera d'arte. Ma quello andato in onda al festival rock di Glastonbury 2014 va oltre il disastro, è cade molto di più sul versante del ridicolo.
Quello che segue sono alcuni dei 40 minuti di sperimentazione di cosa non si è capito, riff di chitarra rock, un farfugliamento di "affermazioni" e un canto che assomiglia a mini orgasmi alternati a urla primordiali di una lotta scimmiesca per il territorio. Le sue filosofie sociali e le angosce personali di tutta una vita si perdono nei lamenti atonali e anche Rising, che è una diatriba minacciosa contro il crescente potere delle corporazioni, è irriconoscibile e grottesca. Una performance da dimenticare e che non passerà certamente alla storia: peggio fanno solo quei pochi coraggiosi e intrepidi che sotto il palco si agitano e sembrano divertirsi davanti ai terrificanti gorgheggi di Yoko Ono. Ma far esibire una band di ragazzini scatenati non era più sensato? Una gigantesca pernacchia risuona in tutto il Web. Sparae sulla croce rossa? Si può, e in questo caso..si deve!





Il massacro dei ragazzi in Palestina

Israeliani, ebrei. Il popolo degli eletti..

Dice Ilan Pappe, storico israeliano,
"Se la comunità internazionale continua a garantire a Israele l'immunità sotto l'ombrello del cosiddetto "processo di pace", questo ciclo di violenza non smetterà."
E, parlando della resistenza palestinese, violenta e non violenta,
"continuerà finché il mondo non costringerà Israele a cambiare la propria strategia politica." 


Pappe suggerisce, anche, a cosa porterà il ritrovamento dei corpi dei tre giovani coloni: indebolire Hamas e accelerare l'annessione dell'Area C. Sarebbe stata raggiunta, comunque, ma in modo più lento. L'accordo tra Hamas e Fatah ha dato una forte spinta a questo progetto.

Non c'è traccia, nei reportage nostrani, degli almeno 7 Palestinesi uccisi, dopo il ritrovamento dei cadaveri dei tre coloni né delle centinaia di arresti, tra i quali 600 membri di Hamas, parlamentari compresi. Gli ultimi arresti, ieri, hanno colpito 11 bambini del campo di Shu'fat (foto di Jamil Al Mashani), né delle tantissime abitazioni palestinesi distrutte.

Ieri, 6 luglio, sono morti due lavoratori palestinesi, investiti da un'auto di coloni, a Haifa. Si chiamavano Anwar Sati, 55 anni, e Zahi Abu Hamed, 44 anni (QUI e QUI)
Per quanto riguarda i morti nei bombardamenti sulla Striscia di Gaza (a proposito: perché vengono sempre presentati come "risposta al lancio di razzi dalla Striscia su Israele"?), non c'è bisogno di "dare i numeri" (4, 5, 6); sono 9, una cifra giunta, subito, appena i corpi sono arrivati in ospedale. E non sono tutti miliziani di Hamas, come riportato. Tra di loro, per esempio, c'è un giovane calciatore, il cui unico sogno era giocare a calcio, nella Nazionale palestinese (QUI)

Sempre restando nella Striscia, è notizia di oggi che il Governo israeliano ha ridotto, ancora una volta, il limite nautico, entro il quale i pescatori possono spingersi, portandolo da 6 (che è già molto meno di quanto stabilito dagli accordi di Oslo) a 3, minacciando di sparare contro le imbarcazioni che violeranno tale limite.
Mancano all'appello dei nostri media, anche gli Israeliani contrari alla politica e ai metodi del loro Governo. Membri di Nautrei Karta, per esempio, si sono recati a casa di Mohamed Abu Khudeir, il giovane palestinese rapito e ucciso, a presentare le loro condoglianze (video: QUI) o lo scrittore Miko Peled, arrestato nel corso della manifestazione settimanale di Bi'lin, perché mostrava le foto di Mohamed (foto: QUI)

Neanche il ferimento del corrispondente della CNN, Ben Wedeman, colpito da un proiettile israeliano, rivestito di gomma, ha trovato spazio, almeno per solidarietà di categoria. Nellla video-intervista, Wedeman mostra il proiettile, uguale a quelli che i soldati israeliani sparano contro i civili palestinesi, tutti i giorni, durante i raid notturni o alle manifestazioni pacifiche di protesta:
QUI.

Infine, qualche volta, si potrebbe dire che non tutti gli Stati vogliono rendersi complici di Israele. La scorsa settimana, i delegati di Israele sono stati espulsi dal vertice dell'Unione Africana. Le motivazioni? Le leggi che disciplinano l'UA sono ostili ai Paesi coloniali e, in più, le condizioni di vita della comunità africana che vive in Israele sono state più volte denunciate dalle associazioni di difesa dei diritti umani (vedi QUI)
Non è poco.


04/07/14

Il Giardino del Suono: The Soundgarden

Ri - pubblichiamo il post dedicato ai Soundgarden in occasione del loro passaggio in Italia, con il tour
celebrativo del ventennale dell'uscita di Superunknown, caposaldo del grunge a stelle e strisce e senza dubbio pilastro della discografia della band di Chris Cornell e soci. Allo scioglimento del gruppo nel 1997 è seguita una reunion nel 2010 e quest’estate, più rinvigoriti che mai, sono tornati con il tour che vede un'altra band culto per Interzone accompagnarli in giro per l'Europa: i Wolfmother, australiani guidati da Andrew Stockdale. Il post era incentrato su Live on I5, disco live del 2011, ma questa è l'occasione per riascoltare la riedizione di Superunknown, rimasterizzato e mixato in Blu- Ray e che contiene demo, b-sides, registrazioni delle prove.

SEATTLE - 1991

"Correva voce che se giravi per strada con una chitarra riuscivi a trovare un contratto discografico prima di aver percorso cinque isolati"..



03/07/14

Aleister Crowley: Magick, Rock and Roll..

Aleister Crowley è stato durante tutto l’arco della sua vita, bollato come "l'uomo più perverso del mondo."Occultista, tossicodipendente, mago nero, grande credente della reincarnazione, pervertito sessuale, una vita vissuta all’insegna del "Fai tutto ciò che vuoi", il fondatore di una nuova religione, Thelema. E’ stato però anche pittore, poeta, grande alpinista, e in definitiva più un esteta che pazzoide, come molti lo definivano e persona molto divertente. Tanto che nel 2002, un sondaggio della BBC sulla Top 100 dei personaggi britannici più importanti e influenti Crowley arrivò al numero 73, battendo JR. R. Tolkien, Johnny Rotten, Chaucer, e Sir Walter Raleigh, tra gli altri.

In Aleister Crowley: Magick, Rock and Roll, and the Wickedest Man in the World Gary Lachman, conosciuto con il nome d'arte di Gary Valentine, membro fondatore dei Blondie , ormai esperto di misticismo, si propone di dimostrare la duratura influenza di Crowley e il suo impatto sulla cultura popolare, oltre alla sua connessione con moltissimi musicisti contemporanei, dai Led Zeppelin ai Rolling Stones , dai Black Sabbath ai Blondie fino a Jay Z e Nine Inch Nails. Nel 1967, i Beatles lo inserirono nella leggendaria copertina di Sgt. Lonely Hearts Club Band Pepper. I Rolling Stones furono per qualche tempo, gravi devoti, la loro musica e l'immagine furono governate da uno dei discepoli più influenti di Crowley, il regista avant-garde Kenneth Anger. Oggi, il suo volto è praticamente noto come quella di Elvis, Marilyn, o il Che. Le sue filosofie libertarie hanno influenzato generazioni di gruppi musicali e artistici, e queste stesse convinzioni sono oggetto di tesi accademiche. La sua immagine si ritrova in centinaia di bar e locali goth rock, templi occulti e allo stesso modo, nei dormitori dei college di tutto il mondo.

Da considerare che il ritratto di Crowley lo si può ammirare accanto a quelli Winston Churchill, Virginia Woolf e Ernest Rutherford nella British National Portrait Gallery di Londra. Il libro di Lachman offre l'opportunità di conoscere e capire meglio la vita e la metodologia dell’ un uomo dai molteplici soprannomi, tra cui "La Grande Bestia", dalla sua infanzia, all’ingresso come membro fino alla rapida ascesa nell’Ordine Ermetico della Golden Dawn, la pratica della magia, le presunte capacità telepatiche , la sua pretesa di diventare invisibile e di essere stato contattato dalla entità soprannaturale Aiwass. Inoltre, i suoi molti peccatucci, la sua presunta "guerra occulta" contro i tedeschi durante la seconda guerra mondiale, fino al declino mentale e fisico. E’ un tomo “pesante”, 394 pagine stracolmo di informazioni approfondite, fatto di aneddoti e approfondimenti.
Comunque, da parte nostra è Crowley, e non la sua influenza, di gran lunga il soggetto più interessante del libro.

Ma Crowley era davvero il male, o era semplicemente consumato dai peccati della carne, e da qualsiasi altro peccato che poteva avvolgere la sua anima? Il libro di Lachman sembra indicarci la seconda ipotesi. Crowley non era male, era solo insensibile, egoista, traditore e guidato da una fame che sembrava incapace di soddisfare e da un bisogno incorreggibile di non stare fermo. Sembrava la realizzazione dell’ osservazione del pensatore religioso Blaise Pascal: "Tutto il male umano proviene da una sola causa, l'incapacità dell'uomo di stare fermo in una stanza".

"Io non voglio la vostra approvazione, voglio la bestemmia, l'omicidio, lo stupro, la rivoluzione, qualcosa di buono o cattivo, ma che sia forte". Si dice che aveva bisogno di molto sesso e doveva essere sesso selvaggio; le donne che ha avuto dovevano ribollire di "lussuria proibita", del genere associato al Marchese de Sade e a Baudelaire, e gli piaceva umiliare e piegare al proprio volere gli uomini che lo circondavano e che si fregiavano della sua amicizia.. Notoriamente usava moltissimi farmaci, anche se era l’eroina la sua droga preferita, che prendeva in dosi più che massicce.. Crowley non era il male, ma il suo bisogno di eccesso , il più delle volte, era fonte di sofferenza per coloro che lo circondavano. "L'eccesso in tutte le direzioni?" Suona come un buon titolo per un album. Non c'è da stupirsi che Aleister Crowley ha trovato un posto nel rock and roll.

 
Gary Lachman è autore di diversi libri sul legame tra coscienza, cultura e pensiero alternativo. Tra i suoi libri Turn Off Your Mind: I mistici anni Sessanta e il lato oscuro della Età dell'Acquario; Una storia segreta della conoscenza; Rudolf Steiner: Introduzione alla Vita e al pensiero; Jung e la mistica. Mentre col nome d’arte di Gary Valentine è stato membro fondatore del gruppo rock dei Blondie,  chitarrista di Iggy Pop e leader dei Know and Fire Escape. New York Rocker: My Life in the Blank Generation è un resoconto dei suoi anni a New York e Los Angeles nella scena musicale underground negli anni '70 e '80, e nel 2006 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. E’ un assiduo collaboratore di Fortean Times, Independent on Sunday, Strange Attractor e altre riviste negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Storico della controcultura, Gary è apparso in diversi documentari televisivi britannici e ha lavorato per la BBC.



 Crowley / Bowie


02/07/14

Fa' la cosa giusta (Do the Right Thing) di Spike Lee

Usciva nelle sale 25 anni fa. Alla base del film ci sono alcuni fatti realmente accaduti: una rivolta ad Harlem, avvenuta negli anni ’40, l'uccisione da parte di otto poliziotti bianchi di un uomo di colore e il pestaggio da parte di un gruppo di giovani italo-americani ai danni di tre ragazzi neri, davanti a una pizzeria. Uno di loro venne inseguito fino all'autostrada, dove morì investito da un'auto.

Fa la cosa giusta di Spike Lee fu un film molto atteso. Si festeggiano oggi i 25 anni dalla sua uscita e sono state organizzate diverse manifestazioni e proiezioni speciali, una delle quali al BAM Cinema Fest di Brooklyn, alla presenza, oltre di un foltissimo pubblico, di Spike Lee e di tutta la produzione del capolavoro del regista afroamericano. Anche il presidente Obama ha partecipato con un breve messaggio videoregistrato.

Do the Right Thing, titolo originale, è la storia delle forti tensioni razziali a Bedford-Stuyvesant, uno dei quartieri più poveri di Brooklyn, a New York, un microcosmo dai confini ben delimitati, uno spazio urbano in cui la strada diventa luogo di scambio sociale e dove convivono afro-americani e portoricani, coreani e italiani , e con il Dipartimento di Polizia di New York che gioca sporco, in un turbinio di violenza e corruzione. Tutta l'azione esplode durante l’arco di un rovente giorno d'estate.
Il film si apre con Rosie Perez che danza sulle note di "Fight the Power" dei Public Enemy, in quella che alcuni hanno giudicato la più grande sequenza di titoli di apertura nella storia del cinema. A rivederlo oggi, il film mantiene tutto il suo potere di umorismo e di riflessione, e si è immediatamente trasportati nel 1989 con suoi orecchini d'oro, i pantaloncini biker, le scatole di boom, i radioni portatili.
Do the Right thing è uno dei grandi film del nostro tempo, un esame imparziale e intelligente sui rapporti tra le diverse razze, e il modo in cui il film le esplora e la brutalità della polizia risuonò immediatamente in tutto il paese. La cinepresa, in elegante movimento, cattura un quartiere pieno di vita e di inquietudine, che si popola più che di personaggi verosimili, di rappresentazioni verosimili di tipi sociali, il vecchio ubriacone, il santo del quartiere, i giovani Hotshots, l'attivista politico inefficace, il ragazzo difficile con lo stereo, strani "tipi" che potrebbero abitare in posti del tutto normali. Proprio per questo adoriamo questo film: i personaggi di Radio Raheem, Buggin’Out e Mookie, sono in prevalenza maschi disoccupati che definiscono la loro identità attraverso atteggiamenti, modi di vestire, gusti musicali, anche se tipici della cultura urbana black. L’abbigliamento e la musica in particolare contribuiscono a presentare i personaggi prima ancora che abbiano parlato o agito

"Dubito che un qualsiasi studio cinematografico, oggi, produrrebbe un film come Fa la cosa giusta”, dice Tom Pollock, che gestiva la Universal Pictures alla fine degli anni ‘80 e che diede l’ok per la produzione del film. Pollock afferma che gli studi oggi non sono disposti a produrre sceneggiature originali. Troppo rischioso, economicamente e politicamente. Spike Lee, che interpretò anche il ruolo di Mookie, dice che “rischio" era un eufemismo, all’epoca quando si trattò di girare il film.
"Tutto iniziò alla prima proiezione al festival di Cannes, quando i critici e un segmento della stampa che non voleva questo film, scrissero recensioni dicendo che istigava la gente di colore alla rivolta e alla violenza", dice Lee. Pollock aggiunge che vi era l’effettiva preoccupazione che il film potesse provocare scontri razziali.

Si, perché il film culmina ( come sanno anche quelli che non lo hanno visto, e qui, no spoiler! ) con una rivolta razziale, dopo che le tensioni che ribollivano durante tutto il giorno finalmente esplodono, dopo l'omicidio di un giovane nero da parte della polizia.
Un muro di immagini, e il saccheggio e l’incendio della tanto amata pizzeria italiana del quartiere:
la genialità del racconto di Spike Lee è che, nonostante il titolo, durante tutta la vicenda nessuno fa davvero la cosa giusta - o addirittura sembra di non cogliere nemmeno lontanamente, nella foga del momento, quale potrebbe essere la "cosa giusta" da fare. Alle dure accuse di sobillare i neri alla rivolta violenta contro le ingiustizie e i soprusi delle autorità, ( David Denby, uno dei critici bianchi più influenti di Hollywood recensì ferocemente la pellicola ) il regista ha risposto:<<In realtà, era vero il contrario. Abbiamo avuto la sfera di cristallo, abbiamo previsto quello che sarebbe successo, addirittura la rivolta, a seguito del pestaggio di Rodney King, e il verdetto che ne seguì. Il motivo per cui siamo qui oggi è perché abbiamo detto delle verità. Questo è tutto quello che era Fa la cosa giusta. Abbiamo detto verità. E se noi non avremmo detto la verità, oggi non saremmo qui a discutere ".
Con il crepitio dei diffusori che sparano le rime dei Public Enemy, Fight the Power, che risuona per tutta la durata del film, è una risentita dichiarazione politica, la rivendicazione più autentica dell’identità black.  
Do the Right Thing di Spike Lee è tra i best film di sempre di Interzone.. 

Fà la cosa giusta (Do the right thing)
Fight the Power Public Enemy mp3






30/06/14

Piccolo dizionario musicale Beat

ASPETTO affascinante di questo mucchio selvaggio di scrittori e poeti chiamati Beat è la loro capacita di <<parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza>>. Per questo è cosi facile amarli, malgrado tutti i loro difetti e il fastidio che si prova per chi oscilla fra mito e luogo comune. Clash, David Bowie, Bob Dylan, Willie Loco Alexander, R.E.M, Doors, Grateful Dead, Tom Waits, Bob Wilson, 10.000 Maniacs, King Crimson, Soft Machine, John Cage, Patti Smith, Laurie Anderson, Gus Van Sant, Susan Sontag, Norman Mailer, Francis Ford Coppola li hanno amati, li stanno amando. Perché Kerouac, Ginsberg, Burroughs, Corso, Ferlinghetti e gli altri sono ribelli senza una causa, ma con una idea molto precisa in mente: guardare il mondo e le cose con il proprio sguardo. E senza fidarsi delle chiacchiere di quelli che vestono di flanella grigia comprata da Brooks Brothers. Quelli tramano per farti del bene senza che tu l’abbia chiesto. Stare ai margini, stare fuori, lontano dai vostri sporchi affari e dalle vostre sporche guerre. Fuori dai vostri trucchetti, ma pronti a tirarvi un uovo marcio sulla camicia candida. I beat hanno poche certezze perché sono poche le battaglie che meritano di esser combattute. Una esperienza da fare in gruppo: insieme per il piacere di stare insieme. <<Il marxismo – ha detto Tuli Kupferberg, poeta, editore e musicista dei Fugs - era troppo meccanico. Venne ipnotizzato dalla macchina. Nacque nell’era dell’acciaio e del carbone, Era pre-psicologico, pre-antropologico, pre-elettrico e pre-psichedelico.>>

<<La Beat generation non ha interesse nella politica, solo nel misticismo, questa la sua religione. L’apatia politica è di per sé un movimento politico..>> J. Kerouac

Quella che segue è una microguida per sapere cosa succedeva nel mondo dei suoni della beat generation.


28/06/14

Ciro, morto per mano fascista

<< "QUEL CHIATTONE DI MERDA MI HA SPARATO"..>>
Ciro Esposito

Gianluca Arcopinto è uno dei più noti produttori cinematografici italiani. Nato e cresciuto a Roma, è figlio di un napoletano, perciò intrattiene un rapporto privilegiato con la città di suo padre. Arcopinto è stato per alcuni mesi l’organizzatore generale della fiction “Gomorra”, ma il contatto con le associazioni di quartiere che contestavano la realizzazione della serie lo ha portato a condividerne il punto di vista, entrando così in rotta di collisione con il regista Stefano Sollima. Fino al suo allontanamento dalla produzione. Resta però a Napoli, dove dirige il laboratorio cinematografico “Mina”, dedicato alla memoria di Gelsomina Verde, una delle vittime innocenti della faida di Scampia. Ma non solo, dalla sua esperienza nasce il libro: “Un fiume in piena. Storie di un’altra Scampia”.

26/06/14

Calcio: La più patetica delle partite nello stadio dell'infamia

In Cile sono passati appena due mesi dal tragico golpe di Augusto Pinochet e dalla morte di Salvador Allende. L’Estadio Nacional per un giorno cessa di essere un lager, si sospendono gli "interrogatori" e le torture sui "nemici" del regime e si pensa al calcio. La Roja entra in Campo, dagli spalti - invero pieni solo a metà - giunge qualche applauso e viene suonato l’inno nazionale. Tutto è pronto per il calcio di inizio, che tocca ai ragazzotti in maglia rossa e pantaloncini blu. Una serie di rapidi passaggi e la palla finisce in porta. Che però è incustodita. Si, perché gli avversari dei cileni non si sono presentati, ma il regime ha voluto lo, stesso che si tenesse questa farsa. <<Il match più patetico di sempre>>, ebbe a definirlo Eduardo Galeano. Come dargli torto. Per l’ennesima volta, il football si era scontrato con la politica, uscendone con le ossa rotte. Quella partita da teatro dell’assurdo valeva addirittura la qualificazione ai Mondiali di Germania (allora solo Ovest) del 1974. Per uno strano scherzo del destino lo spareggio tra un’esponente europea e una sudamericana mise di fronte l’Urss e il Cile, dall’11 settembre del 1973 in mano a Pinochet e ai suoi sgherri. La gara d'andata, in programma a Mosca il 26 settembre, si disputò nonostante i dubbi della giunta cilena. Nessuno doveva lasciare il Paese, ma per la nazionale si fece un’eccezione. Certo, ai giocatori, in particolare a Carlos Caszely e Leonardo Veliz, di dichiarate simpatie socialiste, fu intimato di tenere la bocca chiusa. Altrimenti i loro familiari ne avrebbero pagato le conseguenze in patria. In una freddissima serata di settembre, allo stadio Lenin la Roja riuscì a strappare un pareggio a reti inviolate grazie alla fantastica prestazione dei due centrali difensivi Alberto Quintano e Elias Figueroa. Tutto era così rimandato alla partita di ritorno, la cui sede designata era il Nacional. Un’arena realizzata nel 1938 sul modello dello stadio Olimpico di Berlino di hitleriana memoria e che nel 1962 aveva addirittura ospitato la finale del mondiale vinto dal Brasile di Garrincha. Quali fossero le attività extra-calcistiche che si svolgevano nell’impianto era cosa ormai risaputa, tanto che la stampa internazionale iniziava a diffondere resoconti al proposito. Non a caso la federazione cilena provò timidamente a proporre di spostare l'incontro a Vina del Mar. Ma Pinochet fu irremovibile. La reazione dei sovietici non si fece attendere. <<Chiediamo alla Fifa di organizzare il match in un Paese terzo, dal momento che non intendiamo giocare in uno stadio macchiato dal sangue del popolo cileno>>. Il massimo organismo calcistico internazionale tenne un sopralluogo e finì per rigettare la richiesta dei russi, poiché aveva riscontrato che la situazione a Santiago <<era del tutto calma>>. Se si siano fatti influenzare dalle operazioni di "cosmesi" momentanea apportate dalla giunta militare, oppure se le motivazioni furono ancor più profonde (e forse inconfessabili), non è dato sapere. Fatto sta che su decisione dello stesso Leonid Bréznev l’Urss si rifiutò di volare in Cile, lasciando strada agli avversari per l’approdo alla fase finale della Coppa del Mondo. In realtà quel giorno di novembre, esauritasi la commedia iniziale, la Roja una partita di calcio la disputò. Fu però umiliata dal grande Santos per ben 5-0. Quanto al Mondiale, terminò con una ingloriosa eliminazione al primo turno per mano delle due Germanie.
I. M. 





Best Musical Film

I film musicali di Interzone, non necessariamente musical, e non  necessariamente biografici...

American Graffiti di George Lucas (1973)
Anche se il film di George Lucas racconta un'ultima notte d'estate, di innocenza adolescenziale, questo è per me il film musicale natalizio per eccellenza. Perché lo vidi per la prima volta proprio durante il periodo natalizio di tanti.. anni fa. American Graffiti non è poi in effetti un musical, le canzoni servono come accompagnamento e contrappunto, e promettono una libertà e una facilità nella vita che i suoi protagonisti (e noi che vediamo il film) ansiosi sanno già che non potranno mai raggiungere. Malinconico e autobiografico è una lezione sui dubbi e le paure per ciò che ci attende da grandi e dei rischi che bisogna correre per trovare la propria strada e inseguire i propri sogni. Colonna sonora indimenticabile e formativa: Sixteen Candles (The Crests), That'll Be the Day (Buddy Holly), She's So Fine (Flash Cadillac & The Continental Kids), Surfin' Safari (The Beach Boys), Almost Grown (Chuck Berry), Ain't That a Shame (Fats Domino), Johnny B. Goode (Chuck Berry), Since I Don't Have You (The Skyliners).. Basta, no?

Almost Famous, di Cameron Crowe (2000)
Storia autobiografica di Cameron Crowe, che prima di diventare regista affermato fu negli anni ’70 giornalista rock adolescente per riviste come Rolling Stone e Creem. Nel 2000, Crowe trasforma quel periodo in un ambiente caldo, coinvolgente, pieno di personaggi memorabili e relazioni complicate, e Almost Famous brucia ancora più luminoso quando il grande e compianto Philip Seymour Hoffman appare sullo schermo, riportando il leggendario critico musicale Lester Bangs in vita, e così facendo parlare l'assioma del vero appassionato di musica: “Stai andando forte, lo sai? L'unica moneta valida in questo mondo in bancarotta è ciò che scambi con un altro quando sei uno sfigato. Senti, il mio consiglio... lo so che li consideri tuoi amici, ma se tu vuoi essere un vero amico sii onesto. E sii spietato. ".


20/06/14

Rock Flop: dischi per fiaschi

Molte grandi star hanno rischiato la reputazione e il loro futuro per album sbagliati o che non sono stati capiti e accettati. A tradire, la voglia di strafare, stanchezza, la sensazione ingannevole di dover stare a passo con i tempi. In alcuni casi, l'arroganza di chi pensa che essere invincibile. Molti musicisti capito lo sbaglio si sono risollevati e il ritorno è stato più spettacolare della rovinosa caduta, altri hanno pagato a caro prezzo gli errori.. Questi alcuni esempi. Da parte nostra c'è da dire che spesso non siamo d'accordo con i gusti del pubblico e della critica: Trans di N. Young è stato rivalutato dopo anni, ma per noi resta una schifezza di disco. In Their Satanic Majesties Request degli Stones qualcosa di buono ce lo troviamo mentre Dirty Works lo nominiamo senza dubbio il disco più brutto della band inglese, davvero orribile e flop poderoso negli anni '80. E anche Human Touch del boss in fondo non ci dispiace..


ROLLING STONES: Their Satanic Majesties Request

Dopo l’uscita di Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band il rock non era più quello di prima. L’ opera dei Beatles, uscita nel giugno del 1967, aveva alzato l'asticella. I dischi rock erano diventati album, la creatività non aveva piu confini, le vecchie canzoni tre minuti sembrava ormai destinate a diventare modernariato. Fu un terremoto culturale sotto le cui macerie rischiarono di finire nientemeno che i Rolling Stones. Jagger, Richards e soci provarono maldestramente a rispondere al colpo dei Fab Four lavorando su un album che oggi é ricordato come il loro più clamoroso passo falso. Their Satanic Majesties Request usci nel dicembre del 1967 e cercava di cavalcare l'onda della psichedelia e delle sperimentazioni sonore. Le canzoni dell'album erano nate da un lavoro in studio frammentario e disorganizzato, i Glimmer Twins stavano affrontando una serie di vicissitudini legali dovute a un loro arresto per detenzione di droga. Non fu incaricato nessun produttore, le session di incisione furono anarchiche e spesso popolate di ospiti variopinti. <<Ogni giorno nello studio era una lotteria capire chi sarebbe venuto e a fare cosa>>, disse Bill Wyman. Il disco fu un modesto successo commerciale e un completo fallimento artistico. Rischiò di mandare in bancarotta la credibilità artistica della band che venne additata come un gruppo di imitatori. <<C’è un sacco di spazzatura su Satanic Majesties. Troppe droghe, nessun produttore a dirci "Adesso basta">> ha confessato Jagger. <<Un ammasso di schifezze>> ha chiosato Richards. Il disco non ha neppure subito la classica rivalutazione che il tempo regala a molti sbagli artistici. Dodici mesi dopo gli Stones pubblicarono il classico Beggars Banquet. Si dimenticarono le mode, i Beatles e dimostrarono di non dover vivere nell’ombra di nessuno: Sympathy for the Devil, Street Fighting Man, Stray Cat Blues. C’é altro da aggiungere?

19/06/14

Animalism: Mondo Cane



Ripensando a The Grey e ai lupi..Tra tutti i vertebrati, i nostri amici a quattro zampe sono la specie più diversificata del pianeta. Almeno 160 razze, oltre alle innumerevoli varietà di bastardini, ma per i genetisti sono tutti Canis lupus familiaris, discendenti dei lupi grigi. Il segreto di tutte le loro differenze e in una manciata di geni - WIRED

@ DA 30.000 A 15.000 ANNI FA

I primi esemplari di lupi grigi abbandonano il proprio branco per seguire I ‘uomo (e i suoi appetitosi avanzi di cena). Seguendo I ‘uomo nei suoi spostamenti, questi animali si accoppiano sempre meno con gli esemplari selvatici. Risultato: lupi che assomigliano sempre meno a dei lupi, come mostrano i fossili.

@ DA 15.000 A 200 ANNI FA

Con lo sviluppo dell’agricoltura i “proto-cani" prendono forma. La mutazione genetica che induce le ossa corte dà origine a bassotti, corgi e altre razze piccole. Cani della taglia dei terrier appaiono 10-12mila anni fa tutti portatori di manifestazioni diverse della stessa variazione sul `15mo cromosoma.

@ DA 200 A 20 ANNI FA

Iniziano gli incroci mirati a ottenere le razze e compaiono caratteri tipici come il muso schiacciato del bulldog e il pelo soffice dello Spitz di Pomerania. Il barboncino si ritrova così tre geni, rispettivamente per il pelo lungo, i ricci e i baffi, mentre il beagle conserva il pelo corto e dritto come l’antenato lupo.

@ DA 20 ANNI FA A OGGI

Si diffondono le “razze design", incroci pensati a tavolino per ottenere la personalità e il mantello desiderato. Alcuni come il Iabradoodle (labrador e barboncino) o il puggle (carlino e beagle) non danno figli che conservano gli stessi tratti e non hanno la storia tanto apprezzata dai puristi nelle competizioni.





17/06/14

John Peel

John Robert Peel Ravenscroft (Heswall, 30 agosto 1939 – Cuzco, 25 ottobre 2004),  giornalista e conduttore radiofonico britannico.
È stato una delle voci storiche della radio inglese: ha lavorato per la BBC dal 1967 fino alla sua morte, avvenuta per infarto del miocardio mentre si trovava in vacanza lavorativa in Perù. La sua influenza nella musica contemporanea (specie alternative rock, punk e reggae) è testimoniata dagli onori dedicatigli dopo la sua morte da artisti di livello mondiale (Blur, Oasis, The Cure, New Order) e dalla fama raggiunta dal suo programma principale, le "John Peel Sessions", in cui ospitava una band per un'esibizione esclusiva di quattro canzoni del loro repertorio. Molti di questi mini-concerti vennero poi pubblicati su disco.
(Wiki)

Conversazione con S. Reynolds

Capita che la gente parli dei gruppi di John Peel come scorciatoia per indicare un certo tipo di bizzarra formazione post-punk do-it-yourself volutamente eccentrica. Tu sei stato il grande campione della musica su etichetta indipendente o autopubblicata di qualunque sorta. Ma ben prima del punk gestivi la tua etichetta indie, Dandelion, facendo uscire gruppi come Tracton, Siackawaddy e Medicine Head.
Eravamo meno indipendenti di alcune delle etichette indipendenti. Inizialmente eravamo stati finanziati dalla CBS. Poi dalla Warner Bros, e in seguito dalla Polydor. E non facemmo guadagnare praticamente nulla a nessuna! Un gesto rivoluzionario involontario. Iniziammo nel 1969 con una donna di nome Bridget St John. Avevamo una grande passione per la sua musica e nessuno era interessato a registrarla. Le etichette major spesso vengono bastonate ma a quell’epoca facevano della sperimentazione. Avevano queste sigle a fondo perduto per i prodotti di nicchia su cui di tanto in tanto appariva qualche disco interessante.

Quindi fosti molto eccitato quando dopo il punk ci fu un eruzione di piccole etichette indie e gruppi che facevano uscire in proprio i dischi?
Immagino di si. E credo che mi capiti ancora. Sono un ammiratore spassionato dell’amatorialità allegra. Inoltre più che LP erano singoli. Negli anni settanta i gruppi avevano smesso di pubblicare singoli - gente come i Led Zeppelin pensava che fosse indegno. Quindi fu davvero meraviglioso. Ti ritrovavi dei tizi riottosi, che venivano da posti nel Lincolnshire che dovevi andare a cercare sulla cartina, che ti mandavano dischi. Sembra peggiorativo essere descritti come <<provinciali>>, ma io sono provinciale e decisamente fiero di esserlo. Mi piaceva l’idea per cui se convincevi il bassista a vendere la motocicletta e scassinavi un paio di cabine del telefono potevi mettere insieme abbastanza soldi da fare un disco. La gente lo faceva, e un numero incredibile di loro erano davvero bravi. Un’altra cosa che apprezzavo è che la maggior pane delle persone erano quasi completamente prive di ambizione. 'Una Volta che avevano fatto un disco, erano arrivati dove volevano andare. Una Volta chiamammo un gruppo che aveva fatto una Peel session e gli dicemmo <<Che ne dite di farne un’altra?>>. Ci risposero che tutto quel che avevano desiderato era una esibizione da noi - bastava una.

Era come se un’ondata di creatività si fosse liberata, e oltre a essa, un ondata ancora più grande di semplice attività - non necessariamente cosi creativa o originale musicalmente, ma che faceva sentire capaci le persone coinvolte.
Allora, come oggi, riuscivi a suonare solo una percentuale di quello che avresti voluto far sentire, mentre nei primi anni settanta come dj suonavi praticamente tutto quello che avevi. Il punk fece aprire le chiuse; già il puro volume di materiale aumentò in maniera drammatica, e da allora non ha ancora smesso.

Nel periodo 1979-82 ci sono molte formazioni e molti dischi del tuo programma che risaltano particolarmente nella memoria. Come i Cravats.
I Cravats semplicernente mi piacevano perché - e questo genere di cose in realtà non dovrebbe influenzarti, ma lo fa - mi piaceva questo tipo, chiamato The Shend, che era nel gruppo. Oggi fa l’attore, ed era un tipo cosi carino. Anzi, il suo biglietto da visita diceva <<The Shend - un tipo a posto>>. Dopo i Cravats entrò in questo gruppo, i Very Things, che facevano quel vecchio classico del varietà When Father Papered the Parlour e una canzone intitolata The Bushes Scream When My Daddy Prunes.

Un altro singolo che passava davvero spesso nel tuo programme era There Goes Concord Again dei Native Hipsters.
Era uno di quei dischi che mettevi su e pensavi <<Tra una settimana questo darà un fastidio tremendo. .. ma fino a quel momento, suoniamolo fino alla morte>>. E’ un disco molto richiesto nei programmi che faccio in Germania.

Poi c’era l’m in Love With Margaret Thatcher dei Notsensibles.
Quello che sfugge a un sacco di gente che scrive del punk e del post-punk e che buona parte del materiale era davvero divertente. Uso sempre quella canzone dei Notsensibles come esempio del perché non potevi prendere tutto drammaticamente sul serio. La storia viene riscritta praticamente quando è appena accaduta, e il punk è diventato un affare davvero serio e con la faccia scura. Noi andavamo ai concerti e ridevamo come matti dall’inizio alla fine. Potevi farti una serata genuinamente divertente andando al Roxy e al Vortex. E non solo con i tipi che cercavano deliberatamente di essere divertenti, ma anche se andavi a qualcosa come un concerto delle Slits. Mi verrebbe da dire che le due session che le Slits fecero per noi furono tra le migliori delle migliaia che sono state registrate. Un concerto delle Slits era un evento gioioso. Era palese che non sapessero suonare, ma si lasciavano trascinare dall’entusiasmo del pubblico e dalla loro fredda determinazione ad arrivare alla fine dell’esibizione, costi quel che costi. Era quel genere di amatorialità ispirata che trovavo attraente.

Attenzione, c’era in giro del materiale davvero dannatamente tetro in quel periodo e nel tuo programma: per esernpio Final Day degli Young Marble Giants.
Si, non tutto era da una risata al minuto. ln effetti era gradevolmente bilanciato.

Pssyche dei Killing Joke la passasti molto. Come canzone è davvero apocalittica: Jaz Coleman, che ha quasi letteralmente la bava alla bocca, canta del sinistro Controllore e di suore che vengono scopate. Poi sono diventati una sorta di gruppo gothic metal, non trovi?
Le persone hanno il diritto di cambiare, e se il mio gusto non li segue. . be’, sarebbe vergognoso se suggerissi che le persone restino povere e in miseria solo per soddisfare un qualche mio desiderio artistico. Ma le prime cose dei Killing Joke mi piacevano davvero.