04/06/15

Le armi del Rock 'n' Roll: gli strumenti con cui le rockstar hanno combattuto le loro battaglie

Ammettiamolo: i moderni eroi della musica non sono più tutti matti come nel passato, quando oberati di nevrosi come facchini cercavano di scaricare le loro tensioni negli amori sviscerati che dividevano equamente tra le più varie qualità di sostanze stupefacenti, le donne e..gli strumenti musicali. In molti la preferenza assoluta andava agli strumenti, "terze braccia" dei musicisti anche al di la del luogo comune.."manico di chitarra uguale prolungamento fallico". Emblematico il modo di pensare di E.Clapton che nel '72 ebbe a dichiarare: "capii che ero davvero finito quando dissi al mio roadie di vendermi le chitarre per pagarmi l'eroina."
Molti musicisti conservano ancora in casa centinaia di strumenti, molti altri li vedevamo sulle riviste specializzate sorridenti e con al collo l'ultimo modello di chitarra giapponese, ma se si faceva capolino nello studio dove incidevano scoprivamo che portavano solo la vecchia Stratocaster, comprata usata in qualche mercato giu'..in Alabama.


Steve Howe (Yes)   Gibson Es 175
Uno dei primi amori chitarristici, insieme ad Hendrix. Pioniere del rock progressivo, ha delineato il fondamento del sound della band, ma come strumentista, Steve Howe non può essere facilmente categorizzato. Il suo primo album da solista ha debuttato 40 anni fa, e lo ha lanciato in un viaggio  infinito di percorsi, che vanno dal jazz, blues e classica, al folk, bluegrass e rock. Studioso di chitarra, formidabile collezionista, centinaia di pezzi posseduti tra cui vecchissime Martins acustiche, favolose Gibson da jazz ante e dopo guerra, chitarre hawaiane, mandolini. Se gli va a fuoco casa perde qualcosa come un miliardo in strumenti... Gli auguro di no..chiaramente. 




Rober Fripp    Gibson Les Paul Custom 1959.
Gli abbiamo dedicato un intero post, Frippertronics, perchè è sicuramente uno degli strumentisti più originali e sofisticati nella storia della chitarra elettrica, chitarrista strabiliante e unico membro costante dei King Crimson, di cui è sempre stato l'asse attorno al quale il resto della banda ha sperimentato continue evoluzioni e rotazioni. Suona sempre con la sua bellezza nera, una Gibson Les Paul, Custom del 1959.


Johnny Winter   Gibson Firebird V.
La storia di Johnny Winter, morto improvvisamente all'età di 70 anni, (il 16 luglio 2014) è al tempo stesso un ammonimento e una lezione sul come rimanere fedele ai propri istinti, come lo stesso precocissimo talento naturale racconta nell'intervista che abbiamo pubblicato. Pensate: nel 1968, i Led Zeppelin firmarono con la Atlantic Records un contratto per un anticipo di 200.000 dollari. Ma solo un anno dopo, a J. Winter la Columbia ne offrì uno per la somma di 600.000 dollari.
Con la sua Gibson Firebird usciva sempre elegante: giacchetta di velluto blu, stivaletti puliti. Lei vestiva spesso in bianco: vergine? No..probabilmente riverniciata.

Johnny Lydon Microfono Shure
Ne ha minacciato l’integrità, insieme diffusori e padiglioni auricolari, in qualità di cantante e leader dei Sex Pistols, ora con una rinata formazione dei P.I.L. Ma che John Lydon, in arte Johnny Rotten, è sempre stato un filosofo. Il suo microfono preferito erano gli Shure: anteguerra, dichiaro' con sadismo.."e preferisco quelli  vecchi, ci si sputa meglio sopra"



Bruce Springsteen  Fender Esquire. 
Non un grande chitarrista, intendiamoci. Ha usato una Fender Electric 12 string, poi una Gibson Les Paul (crema), che è la chitarra con cui suonava in pubblico prima di acquistare la leggendaria Tele Esquire (natural). La leggendaria “Esquire”, è stata la sua chitarra “principale” dalla metà degli anni ’70 ai primi anni 80. Bruce ” Acquistata da Phil Petillo, era un corpo di una Telecaster con un collo di Esquire.
L'ha trovata nei bassifondi di N.Y in circostanze misteriose e se l'e' portata a casa sua nel New Jersey.

Eric Clapton Fender Stratocaster. 
Ha usato tutto della Gibson:335, Firebird I, Les Paul Custom e Sgandard,Explorer, Sg Standard. Dopo averle cambiate come le acconciature e le droghe ora fa una vita ritirata e non tradisce la Fender.

Jeff Beck  Telecaster
Al tempo degli Yardbyrds suonava con la Telecaster. Usò per primo in un disco il distorsore e gli accreditarono anche l'uso di altri strumenti, quali la sega elettrica e la gallina strozzata. Il primo anche ad usare il "talk box". Frampton ringrazio' e approfitto' La sua prima chitarra fu una chitarra acustica, che prese in prestito da un amico -ma  non ha mai restituito. Aveva anche fatto un tentativo di costruire in proprio la sua chitarra, ma non c'è mai veramente riuscito. Telecaster ed Esquire le preferite, ma non disdegna le Les Paul.

Jimi Hendrix  Fender Stratocaster
E' ben documentato il fatto che Mitch Mitchell, batterista del trio di Hendrix, abbia venduto una serie di chitarre di Jimi a metà degli anni 1970, quando fu sicuro che non avrebbe ricevuto altre eventuali royalties future. Pur essendo mancino si ostinava a comprarle tutte (oltre 50 per lo piu' bianche e sfumate) da destro, forse per rendere la faccenda piu' difficile: a detta di tutti poteva suonare qualsiasi chitarra, come pure qualsiasi pezzo R & B dei suoi eroi. Fotografato anche con una Gibson Flying V, mentre si favoleggia di una acustica, una Gibson SG personalizzata, tutta bianca, del 1968.
A detta di tutti poteva suonare qualsiasi chitarra, come anche qualsiasi cosa dei suoi eroi R & B.

Santana Yamaha Sg 2000, Gibson Les Paul Standard.
La Yamaha lo riempi di dollari e gli costrui una chitarra su misura, prendendo i suoi commenti a cuore. Ma i suoni prolungati li tirava fuori da un americanissimo amplificatore Mesa Boogie. Era stato visto esibirsi anche con una Gibson Les Paul Standard, Les Paul Custom e una Gibson SG. Carlos ha continuato ad utilizzare la Yamaha fino agli anni '80, sia in concerto e sia in studio, e dal 1982 era emigrato totalmente alle chitarre Paul Reed Smith, che continua a suonare attualmente.
La leggendaria chitarra di Santana, la Yamaha SG2000, è ora in mostra presso il Museo degli strumenti musicali di Berlino.
Possiamo osservare qui è Santana eseguire il classico "Black Magic Woman" dal vivo nel 1977, suonando la Yamaha SG2000, allora di  recente acquisizione. Una  performance questa, piena di magia.



John Bonham  Batteria Ludwig trasparente, piatti Paste. 
Era detto four sticks per la delicata tecnica a due bacchette per mano. (brano omonimo su Led Zep IV)
Per tutta la sua carriera John è rimasto fedele a Ludwig e Paiste. Tutto iniziò nel 1969 quando Carmine Appice, endorser Ludwig, portò John a visitare la Ludwig di Chicago durante il tour Vanilla Fudge & Led Zeppelin. Diventò anch' egli endorser di Ludwig e Paste e scelse una batteria uguale a quella di Carmine: in finitura di acero naturale. Nel 1973, con l' avvento della Ludwig Vistalite trasparente, a John venne dato un set color ambra con le stesse misure di quello precedente, Green Sparkle. Quel set divenne il più famoso poichè apparve nel film The Song Remains The Same. Alcune batterie di John Bonham sono oggi in possesso del figlio Jason: quella trasparente Amber Vistalite e quella in metallo Stainless Steel. Quella verde Green Sparkle è in possesso di Jimmy Page.

John Entwhistle Basso Alembic
Studioso di corno, tromba e trombone era uno dei più grandi conoscitori di strumenti d'Inghilterra. Nella sua collezione oltre 70 bassi elettrici e centinaia di chitarre. Andava direttamente alla Rotosound per scegliere in fabbrica le corde appena costruite e le buttava dopo ogni concerto. John suonava originariamente un basso artiginale in mogano che si era autocostruito dandogli la foggia del Fender Precision. In seguito approda per breve tempo al Gibson EB2 semiacustico. Si fa personalizzare alcuni dei bassi che possedeva per avere caratteristiche di vari modelli: nasce il cosiddetto FENDERBIRD, fino poi al Alembic.

 
Frank Zappa Gibson Sg Standard, Fender Stratocaster e Telecaster
Acerrimo nemico delle condizioni originali delle sue chitarre le modificava tutte spietatamente. Acquisto' una delle chitarre di Hendrix, una di quelle Strato che Jimi bruciava durante "Wild Thing".. Si potrebbe e dovrebbe scrivere un saggio sul rapporto di Zappa con la chitarra, ne possedeva a centinaia, di cui alcune "ausiliare", che suonava in situazioni specifiche. Ad esempio: una chitarra Martin e una XII Fender, anche se affermava nelle intervistedi odiare le chitarre a 12 corde.


Charlie Watts  Batteria Gretsch,piatti Paiste
Memore dei vecchi amici jazzisti suona con la Gretsch e probabilmente pero' non cambierebbe sound neanche usando i fustini del dash..

Ginger Baker  Barreria Ludwig trasparente, due casse, piatti Zildjian
Dio dei batteristi fino ai 70, studioso delle percussioni africane perse la "drum battlle" con Elvin Jones ma resto' per molti anni ancora nelle classifiche specializzate. La sua batteria portava due piatti per asta, come dire..l' appetito vien mangiando. La sua prima batteria fu fatta da Ginger con scatole di biscotti - una batteria giocattolo. Poi, ottenuto un provino con una band, si presentò con i suoi tamburi di latta giocattolo, ed erano increduli, ma ottenne comunque la scrittura!.



Paul McCartney Basso Rickembacker 4001 mono
Per anni alfiere del basso a "violino" Eramus si dice che gli avesse montato altri magneti. La versione europea del Rickembacker 4001, passò tra le mani di due legende come Paul McCartney e Chris Squire, e presentava alcune differenze rispetto all'originale: non aveva il binding e l'uscita era solo mono. Nel corso degli anni settanta il 4001 subì diversi aggiornamenti, ma in conclusione si tratta di un bellissimo strumento, ben costruito, ben rifinito e con un suono particolare, ma non per questo difficile da gestire, come Paul, bassista non proprio virtuoso ha confermato.

Jaco Pastorius  Fender Jazz Base
Il basso era quasi più vecchio di lui..Magnifico strumento sul quale non si esercitava poi molto.Tanto, dichiarava.."sono comunque il miglior bassista del mondo!" Ispirazione per generazioni di aspiranti bassisti, grazie ad uno stile unico in grado di gettare un ponte tra R&B, rock, jazz, musica classica e caraibica. Ha cambiato letteralmente il modo di fare musica grazie all'incredibile talento e ad un approccio al suo strumento da vero visionario... E ha fatto tutto ciò grazie ad uno strumento fondamentale: un Fender Jazz Bass.

David Bowie
"Il mio primo strumento fu uno zufolo a forma di cigno. Penso che in definitiva mi abbia spinto ad imparare a suonare il sassofono.Più tardi mia madre mi costrinse a prendere lezioni di piano, cosa che mi allontano dallo strumento per anni.."

Pete Townshed, Gibson SG
Il suo primo strumento e' stato una chitarra..intera! Rickenbacker 360/12 "Export", Gibson SG del 1970,
acquistata da John Turnbull, poi chitarra nei Blockheads di Ian Dury e ha caratterizzato molto della carriera di Pete: dichiarò addirittura di averci dormito per un paio di settimane insieme.. Esposta al Rock & Roll Hall of Fame da aprile del 1998 al gennaio del 2007. Pete Townshend ha comunque suonato e fracassato - molte chitarre, di marche diverse nel corso degli anni.




Bill Bruford  Batteria Ludwig e Hayman, cembali Paiste
Veterano di tutti i gruppi rock storici inglesi (Yes,Genesis,King Crimson,U.K..) inizio' a 12 anni con un paio di spazzole sulla copertina di un disco. Da allora Bruford ha usato delle apparecchiature di percussioni sofisticatissime mai viste prima su di un palcoscenico, che comprendevano anche gongs e lamine che facevano il rumore del tuono.


Archivio Interzone


03/06/15

Attenzione al nano viola: la sua musica è veleno. La conferenza di Steve Albini sullo stato della musica

Steve Albini
<< La musica pervade l’ambiente come un elemento atmosferico, come il vento, e per via di questa capacità non dovrebbe essere soggetta a controllo e ricompensa. Certo, non fino al momento in cui i detentori dei diritti mi concederanno di prendermi una rivincita a riguardo. Pensate che le mie capacità di ascoltatore valgano qualcosa, OK allora, anch’io. Suona una canzone di Phil Collins mentre faccio la spesa? Pagatemi 20 dollari. Def Leppard? Facciamo 100 dollari. Miley Cyrus? Non stampano banconote di valore alto abbastanza”.>>

Hard rock senza compromessi, punk, grunge, il produttore Steve Albini è arrivato con il rumoroso sound dei Big Black nei primi anni '80 e ha continuato a registrare negli gli ultimi 20 anni con gli Shellac. Ma la sua fama - è legata per il suo lavoro di produzione con i Pixies. e raggiunto lo status di leggenda con 'Surfer Rosa' e con 'In Utero 'dei Nirvana. Lavori importanti poi per PJ Harvey 'secco' e The Wedding Present 'Seamonsters' hanno riaffermato solo il suo infallibile tocco spinoso.

(Per dovere di cronaca, dobbiamo citare lo scabroso equivoco che lo vide profondamente criticato per la decisione di aver dedicato un 45 giri chiamato "Il Duce" a Benito Mussolini, prodotto ed eseguito con i Big Black: il disco raffigurava sulla copertina lo stesso Mussolini e sullo sfondo un Tricolore. Tuttavia il brano, per ammissione del suo stesso autore (che ha anzi ribadito con forza le proprie posizioni progressiste e antifasciste), non è altro che una provocatoria presa in giro del dittatore.

Produced: Pixies, Nirvana, PJ Harvey, Foo Fighters, Fugazi, Godspeed You! Black Emperor,Gogol Bordello, Jesus Lizard, Jon Spencer Blues Explosion, Mogwai, Motorpsycho, Sonic Youth, Slint, The Stooges...
Questa la scheda che abbiamo dedicato a S. Albini nel post dedicato ai best producer

Anche se ha lavorato moltissimo in analogico, Albini è tra i più entusiasti sostenitori della rivoluzione portata dal digitale al mercato discografico.
Già nel nel 1993, Steve Albini aveva pubblicato Il problema della musica, un saggio in cui esponeva la sua convinzione che l’industria musicale del tempo, dominata dalle grandi corporazioni discografiche, fosse inefficiente, sfruttasse i musicisti e avesse portato ad un’impoverimento della musica stessa.

Il leggendario produttore ha dato la stoccata definitiva quando ha tenuto nel 2014, (15 novembre) un discorso un sulla odierna terribilità del settore musicale, illustrando il fatto che internet ha sia smantellato il sistema sia reindirizzato le iniquità, decretando con questa rivoluzione epocale, la nascita dello streaming, la morte del copyright, del diritto d'autore, dei suoi modelli commerciali, come la distribuzione all'ingrosso della musica. Il tutto si è svolto al Face the Music Conference a Melbourne, ma l'abbiamo scoperto quando il discorso è iniziato a circolare sulla rete.Il discorso di Albini è diviso in tre parti importanti e risulta in alcune parti molto divertente, come una battuta relativa alla musica di Prince:

“Se tua figlia sta facendo un’emozionante balletto sotto la musica di Prince, non pensate proprio di metterla su youtube perchè i nonni possano verderlo, in tal caso vi troverete una bella ingiunzione da parte di un nano viola. Ho offeso quel piccoletto? Non mi interessa, la sua musica è veleno.” Bè, come dare torto al buon Steve?

Nella prima, racconta la storia dell'industria musicale, - un lungo periodo buio in cui le band e i fan erano solo ingranaggi in una macchina il cui scopo era di arricchire un quadro di intermediari,manager delle industrie musicali che vedevano entrambi, gruppi e fan, come intercambiabili e singolarmente insignificanti. Un musicista contava solo nella misura in cui il suo prodotto generava vendite, quindi profitto. I gusti del pubblico contavano solo in quanto comportavano l'acquisto di qualunque cosa veniva immessa sul mercato.Nella seconda parte, Albini parla di ciò che è successo con la nascita di Internet: schiantare i costi di produzione, in modo che le band possano raggiungere un pubblico più vasto con meno capitale e un indipendenza che mai si era vista prima sulle scelte legate al tipo di musica che volevano fare. I fan possono facilmente trovare tutta la musica che vogliono, esattamente la musica che vogliono ascoltare, e avere voce in capitolo nel modo in cui la musica viene consumata, incorniciata e prodotta. Nontutte le band hanno giovato di questa transizione, ma è stato un periodo d'oro per la maggior parte: fare la musica che ami, per le persone che la amano, ed essere pagato. L'atto finale affronta la risposta dell'industria alle sue osservazioni, cioè, per cercare di riportare tutto alla precedente condizione, con i fan e i musicisti ridotti di nuovo ad attori secondari, componenti fungibili di un processo industriale, e cercare di metterli l'uno contro l'altro, non fanno altro che parlare di "pirateria" e di come questa stia crescendo uccidendo creatività ma soprattutto.. profitto.

In sostanza, Albini sostiene come siano profondamente anti-musicali le conseguenze della "proprietà intellettuale", e che, nonostante i discografici siano terrorizzati dall’invasività di internet nel mondo musicale, il fatto di avere tutta la musica possibile a portata di mano non può che giovare al musicista, il quale, prendendo finalmente il proprio destino in mano, è finalmente libero dalle mire degli avvoltoi, ormai in estinzione, dell’industria musicale. Se è certamente vero che la diffusione della musica sul web ha portato a un drastico abbassamento dei guadagni dalla vendita di album e tracce, che comunque, insiste Albini, andavano in gran parte ai discografici e non ai musicisti, è pure vero, almeno secondo il musicista, che gli incassi dai concerti sono aumentati rispetto al passato. Se quindi in passato le esibizioni dal vivo servivano come promozione per la vendita degli album, oggi avviene esattamente il contrario.

Si può essere d'accordo o meno, si potranno fare obiezioni, come ad esempio sul fatto che Steve si riferisce principalmente ad un tipo specifico di musica:
è certamente possibile che il genere musicale affrontato dalla band di Albini, gli Shellac, abbia assistito negli ultimi anni a un incremento dei guadagni provenienti dai concerti, ma questo forse non è avvenuto per tutti i settori del mondo musicale di oggi. In certi casi neppure esiste un versante concertistico da affiancare a quello discografico: pensiamo ad esempio ai produttori di musica dance. Dunque purtroppo l’idea di utilizzare gli album essenzialmente come promozione per i concerti decisamente non è utile per tutti.

Si potrebbe ancora obiettare che, nonostante l'invito del produttore a prendere in mano il destino della propria arte, non tutti i musicisti sono in grado diavere competenze come quello del promoter, deli web designer o altre mansioni che ruotano intorno alla nascita e alla crescita di una band..

E potremmo discutere all'infinito sulla saturazione del prodotto musicale: tutti saranno capaci di produrre musica, i software in questo campo sono in costante perfezionamento, e secondo molti sarà è sempre più difficile distinguere la qualità del prodotto. Nonostante tutto, questo di Steve Albini è un pezzo epocale sul passato e sul futuro della musica, dello spettacolo, dell'arte, sull'industria e la rete, e ha delle implicazioni che vanno ben oltre l'industria musicale. A dir poco geniale.

Il testo integrale è pubblicato sul Guardian, mentre la traduzione è reperibile su vari siti italiani che si occupano di musica.Ho cercato di riassumere, di tagliare quà e là il testo che come afferma lo stesso Albini è.. scandalosamente lungo, ma ho deciso poi che merita di essere pubblicato nella sua interezza. Chi si occupa di musica, a vari livelli, e di produzione e di business legato al mondo dell'Entertainment, troverà la ricostruzione della storia molto interessante, e come asserito sopra, al limite della genialità. Buona lettura.



35 anni fa: Rock Poll 80

Solo..35 anni fa. Il tempo passa in fretta e mai come in questo piccolo, in fondo, arco di tempo, la forbice tra le generazioni si è così allargata. Ricordo che la mia generazione era si distante da quella precedente, ma non più di tanto.
Decenni dopo i sogni rivoluzionari, del ’68 ma anche del '77, dopo le aspirazioni a nuovi modelli di vita (su cui i giovani di oggi hanno nozioni assai vaghe), c’è una "rivoluzione" di tutt’altro segno che si è universalmente affermata. E’ la rivoluzione della tecnologia e delle nuove forme di comunicazione, di cui spesso si fanno scudo le nuove generazioni contro il mondo, e ai quali, ancor più spesso, risulta arduo rivolgere la parola. Oggi si sperimentano inedite opportunità ma si vivono preoccupanti forme di marginalità, mentre le due opposte e complementari "ali estreme" della società (le generazioni più recenti e gli anziani) vivono i contraccolpi della nuova situazione demografica e sociale dell’età della "globalizzazione". Mentre, ad esempio, il rapporto tra un ragazzo di appena diciotto anni e uno (non fa differenza se padre o amico o conoscente..) di cinquanta, cioè tra due generazioni così attuali e vicine, ma così diverse, così disorientate, sembra ci sia una distanza apparentemente incolmabile. Sono trasformazioni, e contraddizioni, che chiamano in causa le responsabilità della politica e della cultura.Ma perchè scrivo questo? Mah, il tempo che passa...

E' il 1980, 35 anni fa in Italia le classifiche delle riviste specializzate della musica alternativa davano questi risultati. E' interessante osservare i gusti (almeno una parte) del popolo rockettaro che legge e scrive alle riviste del settore. Bob Marley: il suo nome appare ovunque, immancabilmente, trainato da quel capolavoro di disco live che è “Babylon by Bus", l’eroe giamaicano era all'epoca uno degli artisti più amati nel nostro paese.

Patti Smith, Devo, Frank Zappa, Brian Eno, Mick Fleetwood, Chris Squire, Rolling Stones, Tina Turner, Al Jarreau, Ella Fitzgerald, Miles Davis, Chick Corea, Al DiMeola, Charles Mingus, Billy Cobham, John Denver, Linda Ronstadt, Leo KottkeNeil Young...sono gli eroi italioti.
Dalla, PFM e Teresa De Sio, Franco Mussida sonoi protagonisti del settore italiano. Dal quadro generale c'è la conferma della provincialità che ci ha sempre distinto: basterebbe andare a sbirciare le classifiche relative di altri paesi, come la Gran Bretagna, la Germania, per non parlare degli U.S.A.






ADDETTI AI LAVORI




01/06/15

Noi distruggeremo la famiglia: la minaccia e il "Beautiful Love Affair", tra Arte e Punk

Distruggeremo la famiglia: Punks vs mamma e papà - 1982

"Vogliamo distruggere la famiglia: Punk vs Genitori," è un rapporto del 1982 della KABC di Los Angeles, ed è un fantastico allarme, quasi una crisi di panico morale vintage. Il film si apre con i Fear, con Lee Ving che offre ridendo una spiegazione della canzone, e del ritornello, nel caso che il pubblico non riesca a distinguere il testo della canzone, "We destroy the family". Certo che con un titolo del genere, c'è poco da spiegare! Si può presumere dal tono serio del narratore che la minaccia dei punks alla famiglia viene presa molto, molto seriamente, trascurando completamente il fatto che gli hippy (e probabilmente alcuni dei genitori di questi ragazzi) esprimevano un disprezzo simile per lo status quo solo pochi anni prima (anche se assumevano droghe diverse dai loro successori). E 'interessante che l'allarmismo contro il punk, e il ridicolo documentario della ABC "The Day My Kid Went Punk" (foto sopra) si prolungò nel tempo: questo materiale veniva trasmesso negli anni'80.. e quest'ultimo addirittura nel 1987!, chiaramente ben oltre l'esplosione del punk iniziale. Il motivo è che tutto coincide con la rinascita della scena punk-hardcore nelle periferie "rispettabili" delle metropoli. Le ansie non solo culturali derivanti, come quelle prodotte dal comitato di Tipper Gore, il "Parents Music Resource Group" nel 1985, provocò un ondata di indignazione e di vera e propria censura, mentre Jello Biafra dei Dead Kennedys veniva processato con l'accusa di oscenità per un poster di HR Giger inserto in un loro album . La visione di una ridicola intervista con i genitori e i loro figli punk (definiti punk-bubble gum) in "We Destroy the Family," dimostra in realtà come venivano ignorati l'evidente disaffezione e l'alienazione dei giovani dell'epoca, e di come furono attaccati e denigrati i loro sbocchi artistici. Riportiamo la prima parte del docufilm, mentre delle altre due riportiamo i link sotto. Come sempre, tutto in lingua inglese..



"PUNK ART"


Washington Project for the Arts, "Punk Art" catalogue, front and back covers, 1978.

Immagini che catturano l'oscura e il.. "Beautiful Love Affair" tra Arte e Punk

<<Per me, il punk rock è la libertà di creare, la libertà per avere successo, la libertà di non avere successo, libertà di essere chi sei. E' la libertà>>, ha detto una volta Patti Smith. Cosa intendiamo quando parliamo di punk? Cos'è il punk? Noi abbiamo raccolto quì alcune definizioni sul punk di molti artisti invischiati nel movimento.

Nel 1975, Patti Smith pubblica "Horses", che avrebbero continuato a formare la visione di futuri punk rockers durante la fine degli anni '70 e oltre. Per alcuni, questo album innovativo, che toccava argomenti come il sesso e il suicidio, esperienze legate agli extraterrestri, diede il via all'inizio del regno musicale dominante del punk rock.

40 anni dopo Horses, si può facilmente osservare che punk rock e arte punk  non sono mai stati troppo distanti. La copertina del disco stesso, un ritratto in bianco e nero un pò 'sfocato di una Smith  androgina, fu scattata da Robert Mapplethorpe. Nella sua raccolta di saggi "Sesso, Arte e Cultura americana," Camille Paglia ha definito quest'immagine, senza pretese ma rivoluzionaria, "una delle più grandi fotografie mai scattate a una donna."
Dagli inizi il punk si è mescolato con il regno dell' arte (come recentemente hanno dimostrato mostre come "Punk: Chaos to Couture", al Metropolitan Museum of Art dal 2013 ). Nel 1978, Marc H. Miller e Bettie Ringma organizzarono una mostra storica dedicata agli artisti visivi che contribuirono alla filosofia punk, un progetto che in seguito sarebbe stato riconosciuto come la primo mostra di Punk Art.
Gli artisti sono sempre stati attratti dal R'n'R.  Prima di tutto, dagli anni Sessanta l'arte era come una parte integrante della coscienza americana, con le lattine di zuppa Campbell di Wahrol che furono molto più potenti di quanto si potesse immaginare. Riassumeva la ribellione contro la quiescenza meditativa in cui affondavano gli altri avanguardisti. 

Oltre 30 anni dopo, questa originale mostra Punk Art rimane cruciale come mai, con molti dei progenitori ancora attivi nella scena punk di oggi. Ora, "Punk Art Exhibition - The Catalogue - Bowery 98" espone alcune delle immagini più iconiche associate al movimento, come pure la performance di Ruth Marten nell'arte del tatuaggio e le sculture-spazzatura del  "Suicide" Alan Vega.
La galleria è nota per il suo amore per tutte le manifestazioni della cultura pop, quindi ha senso che un tale luogo avrebbe celebrato tutto quello che ruota intorno ai "cattivi ragazzi" che hanno distinto il genere.

"La mia scultura è un esempio di Punk visivo," proclama Alan Vega nel catalogo.
Si possono vedere le origini contorte della storia d'amore tra punk rock e punk arte in alcune immagini qui sotto, e il negozio online per il sito web 98bowery.com. quì. Parallelamente al sito web, la galleria traccia un percorso simile attraverso e durante un periodo in cui l'arte dinamica affrontava la vita e tutto era possibile. Galleria 98 è un sito per i collezionisti; tutto è in vendita.


Alan "Suicide" Vega (guest editor), Art-Rite magazine #13, January 1977.

 
X Motion Picture Magazine, Double Issue, Vol. 2, Issue 2 & 3, February 1978.
  
 
John Holmstrom, from "Joe — The Cartoon Hero Gets Shit from Shit," Punk magazine #1, January 1976.



Alan W. Moore, "Hanns Martin Schleyer" (RAF kidnapping victim), Xerox from news photograph, 1978.



Legs McNeil, "Punk Manifesto," installation view of Punk Art exhibition, 1978.




Arturo Vega, T-Shirt for Johnny Blitz Benefit at CBGB, 1978.






 

31/05/15

"Non sono uno di quelli che funzionano a gettone". Van Morrison Live at Montreux


"L'uomo Van Morrison non sempre ha a che fare con il personaggio Van Morrison".
Tralasciamo la storia, la biografia dell'irlandese dal bagaglio culturale prettamente americano (da bambino sognava di diventare un cow-boy..). La sua carriera, prima con i Them, il quintetto dai modi grezzi ma brutalmente efficace, che usava rifornirsi di blues tradizionali per flagellarli poi senza pietrà, sulla scorta di quello che già facevano all'epoca Animals e Rolling Stones. Le contaminazioni dei Them avrebbero influenzato enormemente molti gruppi, David Bowie mai ha nascosto la sua ammirazione, tanto che coverizzò Here comes the Night in Pin Up. Tralasciamo anche la carriera solista, con album ormai entrati nella storia del rock come Astral Weeks e Moondance, affreschi sonori  con sortite nel soul e nel jazz e una musica, in definitiva,  spontanea e giocosa, con cui ha sempre cercato di esplorare l'intimo territorio del personaggio. Cosa rimane se tralasciamo tutto questo? Ci rimangono le esibizioni dal vivo, che non sono mai state facili per Van. "Non sono uno di quelli che funzionano a gettone" amava dire. In lotta perenne con il  pesante e instabile  fardello delle sue emozioni, appariva spesso snervato, teso al massimo e alla mercè del suo carattere umorale. Bastava un qualsiasi guaio all'impianto d'amplificazione, uno dei suoi musicisti non proprio in vena, per sbilanciare il suo precario equilibrio nervoso, e vanificare l'impegno con cui affrontava il palco. Incapace di affrontare situazioni, negato al compromesso, spesso usciva di scena lasciando sconcertato il pubblico. Anche se negli ultimi anni queste scene si fecero sempre più rare, Van Morrison come possiamo vedere nel Live at Montreux che presentiamo, rimane dallo sguardo collerico, non ride mai, parla poco e basta un cenno del capo perchè si concentri con gli altri musicisti sulla musica, uomini e arte in una sola cosa, in un dialogo spesso per noi incomprensibile. Lo vediamo quì con un ottima formazione allargata, con un grande Mark Ishman ai fiati, e J. Plantania alla chitarra elettrica che fa davvero faville, dagli ingranaggi al limite della perfezione, sicuro di sè, capace di esprimersi completamente e con assoluta disinvoltura. Ma mi raccomando, non provate a cercare un sorriso su quella ruvida faccia da irlandese.. Per una domenica in rilassatezza.. emotiva.

Recorded Live: 6/18/1980 - Montreux (Switzerland)



Setlist:
Wavelength
Kingdom Hall
And It Stoned Me
Troubadours
Spirit
Joyous Sound
Satisfied
Ballerina
Summertime in England
Moondance
Haunts of Ancient Peace

Wild Night
Listen To The Lion
Tupelo Honey
Angeliou



Bin Laden Books: la libreria del grande terrorista

L'Ufficio della National Intelligence (ODNI) americana ha pubblicato "una tranche consistente' di documenti recuperati nel corso del raid (2011) contro Osama bin Laden e la struttura organizzata per per nasconderlo. Tra i molti documenti trovati, sicuramente uno dei più interessanti riguarda l'elenco dei libri (e altro materiale di lettura in lingua inglese) che si trovavano sugli scaffali delle librerie di Bin Laden al momento del raid. Questo dimostra che non sono il solo a considerare librerie e scaffali dei dischi una parte fondamentale delle nostre dimore. Ora, se si riesce a credere alla storiella della CIA (anche dopo aver letto la recente sfida di Seymour Hersh alla narrazione degli Stati Uniti dell'uccisione di Bin Laden), allora sembra che lo stesso bin Laden non era un gran lettore di narrativa. E, soprattutto, ha trascorso molto tempo a leggere libri che gli hanno permesso di "conoscere il suo nemico" - e per dare un senso alle sue motivazioni politiche, religiose e militari, rafforzarle  per giustificare la sua guerra agli americani. Bin Laden ha letto alcuni libri che potrebbero tranquillamente stare nelle librerie di ognuno di noi - libri come Ascesa e declino delle grandi potenze di Paul Kennedy, La Guerra di Obama del grande Bob Woodward, e The Oxford History of Modern War di Charles Townsend. Un buon numero di libri confermano la sua visione catastofica dell'America. Non uno, ma due dei libri di Noam Chomsky in bella vista, accanto a titoli come: Le migliori democrazie che il denaro può comprare; e Imperial Hubris. E prima che si abbia l'impressione, distorta, che Bin Laden potesse avere simpatie di sinistra dalle sue letture, consigliamo di esaminare i libri sulla teoria del complotto tanto in voga nella destra dura americana - vale a dire, Bloodlines of Illuminati di Fritz Springmeier e The Secret of Federal Reserve di Eustace Mullins. Poi ci sono i libri che, mettendo da parte la politica, sono semplicemente sintomo di desolazione culturale, come ad esempio 2030 Spike: Conto alla rovescia per la catastrofe globale. Più si guarda l'elenco, più si avrà un quadro della personalità (e della psiche) di bin Laden.

Riportiamo l'elenco con i titoli nella versione originale, ma molti di questi sono stati tradotti e pubblicati in Italia..

    The 2030 Spike: Countdown to Global Catastrophe - Colin Mason.
    A Brief Guide to Understanding Islam - I. A. Ibrahim
    America’s Strategic Blunders - Willard Matthias
    America’s “War on Terrorism”- Michel Chossudovsky
    Al-Qaeda’s Online Media Strategies: From Abu Reuter to Irhabi 007 - Hanna Rogan
    The Best Democracy Money Can Buy - Greg Palast
    The Best Enemy Money Can Buy- Anthony Sutton
    Black Box Voting, Ballot Tampering in the 21st Century - Bev Harris
    Bloodlines of the Illuminati - Fritz Springmeier
    Bounding the Global War on Terror - Jeffrey Record
    Checking Iran’s Nuclear Ambitions - Henry Sokolski and Patrick Clawson
    Christianity and Islam in Spain 756-1031 A.D. - C. R. Haines
    Civil Democratic Islam: Partners, Resources, and Strategies - Cheryl Benard
    Confessions of an Economic Hit Man - John Perkins
    Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300 - John Coleman
    Crossing the Rubicon - Michael Ruppert
    Fortifying Pakistan: The Role of U.S. Internal Security Assistance (only the book’s introduction)- C. Christine Fair and Peter Chalk
    Guerilla Air Defense: Antiaircraft Weapons and Techniques for Guerilla Forces - James Crabtree
    Handbook of International Law - Anthony Aust

    Hegemony or Survival: America’s Quest for Global Dominance- Noam Chomsky
    Imperial Hubris - Michael Scheuer
    In Pursuit of Allah’s Pleasure - Asim Abdul Maajid, Esaam-ud-Deen and Dr. Naahah Ibrahim
    International Relations Theory and the Asia-Pacific - John Ikenberry and Michael Mastandano
    Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions since World War II - William Blum
    Military Intelligence Blunders - John Hughes-Wilson


    Necessary Illusions: Thought Control in Democratic Societies - Noam Chomsky
    New Pearl Harbor: Disturbing Questions about the Bush Administration and 9/11 - David Ray Griffin
    New Political Religions, or Analysis of Modern Terrorism - Barry Cooper
    Obama’s Wars - Bob Woodward
    Oxford History of Modern War - Charles Townsend
    The Rise and Fall of the Great Powers - Paul Kennedy
    Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower - William Blum
    The Secret Teachings of All Ages - Manly Hall (1928)
    Secrets of the Federal Reserve - Eustace Mullins
    The Taking of America 1-2-3- Richard Sprague
    Unfinished Business, U.S. Overseas Military Presence in the 21st Century - Michael O’Hanlon
    The U.S. and Vietnam 1787-1941 - Robert Hopkins Miller
    Project MKULTRA, the CIA’s program of research in behavioral modification. Joint hearing before the Select Committee on Intelligence e The Subcommittee on Health and Scientific Research of the Committee on Human Resources, United States Senate, Ninety-fifth Congress, first session, August 3, 1977



      30/05/15

      Manet illustra The Raven di Poe

      Edgar Allan Poe ottenne una fama quasi immediata dopo la pubblicazione di The Raven (1845), anche se non ha mai ricevuto in vita i riconoscimenti che meritava. Pensate che, dopo tutto, venne pagato solo nove dollari per la poesia, e dovette affrontare dure lotte prima e dopo la sua pubblicazione per poter vivere solo con la sua scrittura.

      Poe fu uno dei primi scrittori americani a vivere della sua arte, senza altri mezzi indipendenti. Il suo lavoro in gran parte fu accolto con recensioni contrastanti: veniva costantemente licenziato, in parte a causa dei suoi problemi con il bere. Dopo la sua morte, però, l'influenza di Poe si è estesa e ha dominato quasi tutti i movimenti modernisti che emergevano in quell'epoca, come ad esempio quello dei decadentisti, capeggiato da Charles Baudelaire (che definì Poe sua "anima gemella") e il suo discepolo simbolista Stéphane Mallarmé.

      Mallarmé avrebbe scritto La tomba di Poe:

      Cosa in lui stesso alfine l'eternità potrà mutare
      il poeta suscita con una spada nuda
      il terrore del suo secolo che non ha conosciuto
      che la morte ha trionfato in quella voce estranea!
      Essi, come un vile sfogo d'idra che almeno una volta
      ha udito l'angelo, danno un senso più puro
      alle parole della tribù, gridano a quella stregoneria bevuta
      nel flusso senza onore di qualche miscela nera.
      Del sole e della nube ostile, o soffro!
      Con le nostre idee scolpite su un basso rilievo
      dove la tomba di Poe di bagliore s'adorna,
      Calmo blocco così in basso caduto in un disastro oscuro
      che il granito almeno in eterno mostrerà il suo limite
      ai neri voli del blasfemo sparsi nel futuro.


      Per i lettori francesi, poi, tradusse The Raven, nel 1875 all'età di 33 anni. Poe ha avuto un enorme influenza sulle arti visive in Francia. Ad illustrare il suo testo non fu altro che Édouard Manet, il pittore accreditato come l'inventore dell'impressionismo. Le incisioni conseguenti, scure, con macchie pesanti, secondo la Biblioteca Pubblica di New York, non ebbero un successo commerciale."

      Il libro illustra anche la relazione tra Poe e l'arte e la letteratura francese. Chris Semestre, curatore di una mostra a Richmond, Virginia, su questa reciproca influenza, osserva che Poe "leggeva Voltaire come Alexander Dumas e li trovava entrambi molto influenti. Allo stesso modo, Poe ha lasciato il segno, non solo su Baudelaire, Mallarmé, e Manet, ma anche su Paul Gauguin, Odilon Redon, e Henri Matisse.

      Potete leggere (o scaricare) Le Corbeau/The Raven by Edgar Allan Poe qui in edizione bilingue, con tutte le illustrazioni originali. La scansione ad alta risoluzione delle incisioni potete invece visualizzarle e scaricarle  qui 
       
       



       #openculture


      29/05/15

      José Mujica: cosa svolazza nella nostra testa?

      «Sobrietà é concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che é servito per guadagnarli. E il tempo della vita é un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa é farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere»...
      "Il mio stile di vita è una conseguenza del processo della mia vita. Ho combattuto per quanto è possibile per l'uguaglianza e la parità di uomini", dice pensieroso questo ex-guerrigliero che ha trascorso quattordici anni di carcere, per lo più durante la dittatura (1973 -1985).  "Il mondo è un prigioniero della odierna cultura della società dei consumi e di ciò che sta consumando è vita umana in quantità enormi, perché ha perso la capacità di godere del tempo e dimenticato idea che essere vivi è un miracolo. La gente non compra con il denaro, compra con il tempo che spende per ottenere quei soldi. Non si può sperperare questo tempo che viene rubato alla vita"


      Discorso al summit Rio+20 di José Mujica, quando ancora era presidente dell'Uruguay..


       “Autoritá presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Sra. Presidentessa, Dilma Rousseff. Mille grazie alla buona fede che, sicuramente, hanno presentato tutti gli oratori che mi hanno preceduto.
      Esprimiamo la profonda volontá come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanitá, possa sottoscrivere.

      Comunque, permettetteci fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertá.

      Che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che é l’attuale delle societá ricche?
      Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indú in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?



      Crime Rock: delitti ed errori giudiziari, materiale per canzoni

      Rubin Hurricane Carter
      La criminalità non paga, ma può fornire buon materiale per scrivere canzoni. Oltre le ballate su omicidi, che vanno dal folk all' indie pop al rap. che spesso erano solo un lavoro di finzione, quì una lista di canzoni ispirate a fatti e personaggi del crimine della vita reale: killer seriali, truffatori, e anche innocenti erroneamente accusati, ma che hanno realmente fatto parlare delle loro storie..

      1. Bob Dylan, “Hurricane”
      Una delle più famose canzoni di protesta di Bob Dylan, ispirata dalla ingiusta detenzione del pugile Rubin "Hurricane" Carter nel 1960. La canzone di Dylan portò il caso all'attenzione del pubblico e, insieme con la Rolling Thunder Review, mise sù uno spettacolo di beneficenza a sostegno della liberazione di Carter. Oltre alla sua rilevanza storica, "Hurricane" è una prodezza di narrazione e ritmo, e incoraggiata dal drammatico violino di Scarlet Rivera, è una canzone che racchiude la capacità della musica di diventare qualcosa di quasi cinematografico, fungendo anche da catalizzatore per la giustizia sociale.




      2. Nirvana, "Polly"
      Una ragazza adolescente chiede e accetta un passaggio dopo un concerto rock nel 1987.
      La ragazza viene rapita, e stuprata e del caso, conosciuto come il Green River Killer, viene accusato Gerald Friend. Kurt Cobain legge la storia sul giornale e scrive "Polly" con i Nirvana nel 1989, per l'album di debutto, Bleach. L'arrangiamento acustico, in contrasto con la versione abrasiva di Bleach, non viene fatta fino al 1991, quando viene pubblicata su Nevermind. Certamente non è necessario sapere come è andata poi la storia, per rilevare la desolazione della canzone, ma "Polly" tanto più fa riflettere, una volta che si comprendere la realtà delle torture a cui allude il testo.




      3. Elvis Costello, “Let Him Dangle”
      Derek Bentley aveva 20 anni quando il 28 gennaio 1953 fu impiccato nella prigione di Wandsworth a Londra. Derek, che da piccolino aveva contratto l’epilessia in seguito ad una brutta caduta, vide aggravarsi le proprie condizioni di salute quando, durante la seconda guerra, una bomba nazista distrusse la sua casa lasciandolo gravemente ferito. A causa dei danni ricevuti, lo sviluppo mentale di Derek era pari a quello di un bambino di 11 anni. Nel 1952, insieme ad un amico, tentò una maldestra rapina. Scoperti e raggiunti dalla polizia, il complice - tal Christopher Craig di 16 anni – sparò uccidendo un poliziotto, Sidney Miles. Benchè non fosse nemmeno armato, Derek fu condannato a morte al posto di Christopher, cui non poteva essere inflitta la pena capitale perché minorenne.
      La condanna si basò su una frase ambigua che Derek esclamò durante la rapina, “let him have it, Chris”. Nonostante le proteste, la condanna fu eseguita.
      Nel 1998, 45 anni dopo, il povero Derek Bentley, maltrattato dalla vita e assassinato dalla “giustizia”, è stato ufficialmente riabilitato.
      Elvis Costello, incise con uno dei suoi consueti testi al vetriolo degli anni '80 “Let Him Dangle”, inserita nell'album Spike. Anche Ewan MacColl con Peggy Seeger dedicherà al caso un brano.




      4. Johnny Cash, "Mr. Garfield "
      Johnny Cash registrò questa canzone tradizionale che racconta l'assassinio del presidente Garfield da parte di Charles Guiteau nel 1881 per il suo epico concept album del 1965 Johnny Cash Sings the Ballads of True West. Invece di raccontare i dettagli macabri del delitto, Cash concentra la sua attenzione sulla lotta della nazione per riaversi quando questa si trova alle prese con la perdita del proprio leader.




      5. The Smiths, “Suffer Little Children”
      I Moors Murders ("omicidi delle brughiere"), sono una serie di delitti che sconvolsero l'intera Gran Bretagna negli anni sessanta, compiuti dalla coppia di serial killer Ian Brady e Myra Hindley tra il luglio 1963 e l'ottobre 1965, nella zona di Greater Manchester, in Inghilterra. Le vittime furono cinque tra bambini ed adolescenti di età compresa dai 10 ai 17 anni, di cui quattro furono anche violentati. Definita dalla stampa dell'epoca "la donna più malvagia d'Inghilterra", Myra Hindley presentò diversi appelli contro la sua sentenza d'ergastolo, asserendo di essersi riabilitata e di non costituire più un pericolo per la società, ma furono tutti respinti. Morì nel 2002, all'età di 60 anni. Ian Brady venne dichiarato insano di mente nel 1985, e da allora è rinchiuso in un manicomio criminale. Ha affermato più volte di non voler essere rimesso in libertà, e ha chiesto ripetutamente di essere messo a morte.
      Non vi è carenza di riferimenti a questo episodio di cronaca nella musica rock. Un lamento straziante e liricamente complesso, "Suffer Little Children" degli Smiths è la canzone di chiusura del notevole debutto degli Smiths nel 1984 . Introdotta dalla chitarra ingannevolmente piacevole di Johnny Marr, procede con elogio di Morrissey delle giovani vittime. La risata disincarnata di un bambino verso la fine della canzone è un esempio di orrore in un ambiente musicalmente improbabile.



      6. Rory Gallagher, "Philby"
      "Philby", è un altro classico lungo la linea delle canzoni riguardanti personaggi ai margini della società del bluesman irlandese Rory Gallagher, di cui Interzone ha stima...inestimabile. La canzone allude a Kim Philby, l'agente britannico che agiva per conto dei sovietici durante la Guerra Fredda, che Gallagher usa per esprimere il suo senso di dislocazione. Fa diventare la sua alienazione più appetibile inserendo nella canzone un raro Coral sitar elettrico stile anni '60 .




      7. Sonic Youth, "Death Valley '69"
      Tantissimi artisti hanno scritto canzoni su Charles Manson e la famiglia, tanto da giustificare una lista separata. Tra le più belle comunque c'è questo duetto dei Sonic Youth con Lydia Lunch, in un puro stile "creepiness". Il testo è talmente squilibrato che insieme alla voce da alla canzone un alto livello di follia. E il video di Richard Kern è uno dei momenti più macabri in tutta la storia dell'indie rock .




      8. Interpol, “Pioneer to The Falls”
      Il cadavere di Imette St. Guillenvenne venne trovato per strada a Brooklyn il 25 febbraio del 2006. I testi di Paul Banks, frontman degli Interpol sembrano direttamente usciti dal suo subconscio, e la canzone non è specificatamente sull'omicidio di Imette, ma il titolo, Pioneer to The Falls, sembra più che una coincidenza, dato che si riferisce allo spostamento della ragazza, da un bar di New York (il Pioneer) a un altro (The Falls).
      La canzone serve come esempio agghiacciante di come la tragedia possa arrivare nella vita reale di chiunque, anche se è lontanissima dai pensieri che albergano nel nostro cervello.
      Per lo stupro e l'omicidio di Imette St. Guillenvenne Darryl Littlejohn, buttafuori di 44 anni è stato condannato all'ergastolo.






      27/05/15

      «Dovresti vedere i 400 colpi, John». Pensavo che si riferisse a quattrocento pompini. Parla J. Desmore

      Il 3 Luglio 1971 J. Morrison si levò di buon' ora per un bagno. Pamela lo trovòlì,nella vasca.."un mezzo sorriso dipinto in faccia..", morto per infarto,dicono. La notizia non venne resa pubblica per parecchi giorni, sin dopo la sepoltura, avvenuta senza clamore nell'angolo dei poeti del cimitero di Pere Lachaise, a Parigi. "Non ci furono onoranze funrbri, solo qualche fiore, un pò di polvere, il nostro saluto.."

      Parla J. Desmore
      U n tizio con un paio di classici pantaloni universitari di velluto a coste marrone, una maglietta marrone e i piedi scalzi se n’era restato per tutto il tempo in disparte in un angolo del garage. Ray lo introdusse come «Jim, il cantante». Si erano incontrati alla scuola di cinema dell’Ucla. Ray lavorava e allo stesso tempo stava cercando di ottenere una specializzazione in cinema, dopo una laurea in economia, e Jim stava completando una laurea di quattro anni in cinema. Lo stava facendo attraverso un corso accelerato di due anni e mezzo. Un tipo sveglio.In una occasione in cui Ray si era trovato a dover far fronte agli obblighi contrattuali del sindacato dei musicisti che prevedevano una band di sei elementi, avevano suonato insieme e lui aveva convinto Jim a resta-re ai margini del palco con una chitarra spenta. Avevano fatto da gruppo spalla a Sonny & Cher. Era stato il primo ingaggio a pagamento di Jim e dire che non aveva suonato o cantato una sola nota. Il ventunenne Morrison era timido. Mi disse ciao e tornò nell’angolo. Immaginai che si sentisse a disagio circondato da musicisti, visto che non suonava nessuno strumento. Mentre Morrison si aggirava per il garage alla ricerca di una birra, Ray sorrise come un fratello maggiore orgoglioso mentre mi consegnava un pezzo di carta stropicciata.

      «Da’ un’occhiata a queste liriche di Jim», mi disse Ray. «You know the day destroys the night/Night divides the day/ Tried to run, tried to hide/Break on through to the other side/Made the scene, week to week,day to day, hour to hour/Gate is straight, deep and wide/Break on through to the other side»
      (Sai che il giorno distrugge la notte/La notte separa i giorni/Ho cercato di fuggire, ho cercato di nascondermi/Di aprirmi un varco dall’altra parte/Ho fatto la mia comparsa, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, ora dopo ora/L’ingresso è davanti a me, profondo e ampio/Aprirmi un varco dall’altra parte).
      «Hanno un suono molto percussivo». «Ho trovato una linea di basso. Ti va di provare qualcosa?», disse Ray. «Sì, d’accordo». Ray attaccò e io utilizzai un suono secco di rullante, tenendo le bacchette di traverso. Jim si unì a noi con la sua armonica stravagante. Finalmente, dopo una lunga attesa, Morrison si mise a cantare il primo verso. Era titubante, non guardava nessuno negli occhi, ma aveva un timbro imbronciato, come se stesse cercando di sembrare surreale. Non riuscivo a smettere di guardarlo. La sua timidezza mi affascinava. La chitarra ritmica di Rick era molto morbida, ma le tastiere di Ray creavano una grande energia. A quel punto, suonammo un paio di canzoni di Jimmy Reed e fu allora che l’energia di Morrison ebbe un’accelerazione. Accettai di andare da loro per fare altre prove, dato che adoravo suonare. Sapevo che mi volevano e pensai che per un po’ sarei rimasto a guardare come andavano le cose. Le prove successive andarono più o meno allo stesso modo, ma i brani originali mi intrigavano sempre più. Creammo gli arrangiamenti insieme e mi sentii in grande sintonia con loro, soprattutto con Ray. Ecco il ricordo di Ray: «Ascoltavamo Jim intonare-cantare le parole più e più volte e, a poco a poco, il suono giusto per quelle parole iniziò a emergere. Eravamo anime gemelle, gente impasticcata che era alla ricerca di un altro tipo di sballo. Sapevamo che, se avessimo continuato con le droghe, ci saremmo bruciati, per cui lo cercammo nella musica!». Inoltre, Morrison era un tipo misterioso. E la cosa mi intrigava. (...)

      Se vivessi a Venice, potrei frequentare Jim. È affascinante: mette tutto in discussione. Dannazione, la casa di Ray costa solo settantacinque dollari al mese, per un bilocale in stile vittoriano con vista sull’oceano. Venice, Cristo... non è territorio da surfisti. Lì ci sono vibrazioni da beatnik,con tanto di artisti e musicisti. Figo.«Sta’ a sentire», disse Jim, facendomi entrare. Aveva i capelli ancora bagnati per la doccia che si era appena fatto e vi fece scorrere le mani platealmente mentre mi accoglieva nell’appartamento. La criniera andò perfettamente a posto. «Come fai a sistemarti i capelli in quel modo?», gli chiesi, mentre si affrettava verso lo stereo. «Li lavi e non li pettini», rispose, mettendo sul piatto l’album di John Lee Hooker di Ray. Era già in procinto di assumere un’aria da rockstar. Non lo vedevo da qualche settimana, eppure c’era stato un cambiamento in lui. Si stava atteggiando? Il blues riempì la stanza. (...) Crawling King Snake», chiesi. «Adoro il groove di Crawling King Snake. Credo che, giunti al nostro secondo o al terzo album, dovremmo inciderla. Dopo aver realizzato un bel po’ di brani originali. Naturalmente, prima dobbiamo ottenere un contratto discografico». Non stavo più nella pelle per come pregustavo il futuro. Quei tizi - Ray, la sua ragazza, Dorothy, Jim e i loro amici della scuola di cinema- erano studenti indipendenti, creativi, e io volevo stargli intorno. Un paio di settimane prima, eravamo andati tutti a vedere L’India fantasma di Louis Malle all’Ucla e Ray e Jim avevano parlato della «nuova ondata» francese nel cinema. «Dovresti vedere i 400 colpi, John», aveva insistito Ray. Sapevo che era un film di un regista francese (Truffaut) e il titolo mi aveva eccitato. Pensavo che si riferisse a quattrocento pompini. Guardandomi intorno nell’appartamento di Ray, percepii un’euforia universitaria e un’atmosfera orientale. Libri, riviste di cinema, tappeti orientali, coperte indiane, fotografie erotiche. In quella stanza mi si stavano dischiudendo interi universi nuovi. Avevo vent’anni e tutto era possibile. «Accadrà», ribatté Jim con fredda sicurezza. «Ascolta le corde vocali di quest’uomo, Cristo».

      Aveva un tono di voce quasi riverenziale. Considerato il background sudista di Jim, la cosa aveva senso. Era ossessionato dal suono dei cantanti blues di colore. La sensazione cruda di sofferenza espressa dalle loro voci pareva riverberarsi in lui. Restò in attento ascolto, perso nel suo mondo. Dopo parecchi altri brani, Jim propose di andare a pranzo all’Olivia’s. Mi alzai in piedi di scatto. Mi venne l’acquolina in bocca alla prospettiva della cucina genuina del sud. Purè e salsa gravy. «Ci sto, però non dobbiamo tornarci a cena!», dissi in tono scherzoso, massaggiandomi lo stomaco. «Lo so, lo so. Qualche pasto di fila in quel posto e devi correre in bagno. Però, mi fa venire in mente la cucina di casa della Florida!». «E costa poco!», esclamai. Jim tirò fuori quel sorrisino che ti saresti tenuto stretto in eterno. (...) Jim, sono davvero fiero di ciò che abbiamo fatto, sussurrai di fronte alla sepoltura del mio vecchio amico, ma sono stanco di essere conosciuto solo in quanto tuo batterista. Non so chi sono. Ho trentun anni, questo lo so. Ti sono sopravvissuto di quattro anni, figlio di troia. Ora capisco che al tempo non ero molto consapevole della mia strada nel mondo. Per lo meno, tu hai realizzato la tua profezia, anche se sei dovuto morire per diffondere il prezioso mito dei Doors. Il nostro patto segreto di morte.Un patto non verbale, ovviamente.Oppure sono in preda alle allucinazioni? Ti eri messo in viaggio verso il baratro e Ray, Robby e io, i tuoi amici, ti abbiamo sostenuto. Fino a un certo punto. Non avevamo idea che tu intendessi farlo sul serio. Ora mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa per fermarti, persino mentre guardo vecchi filmati e vecchie interviste in cui diciamo, be’, qualcuno di noi deve pur sporgersi sul precipizio per gli altri.Mi sono compromesso? Lo devo scoprire. Una gelida folata di vento mi destò dalle mie fantasticherie. Girai rapidamente sui tacchi e mi affrettai a raggiungere gli altri. Una volta di fronte al cancello, cinsi una spalla di Danny con un braccio, mentre ci dirigevamo sull’acciottolato verso l’automobile di Hervé. (...) Più tardi, seduto allo scrittoio stile regency nella mia camera d’albergo di Parigi, guardai i tetti fuori dalla finestra.Il sole stava cercando (vanamente) di farsi strada in quella mattinata grigia di foschia. Mangiai il cioccolatino alla menta lasciato sul cuscino la sera prima dalla cameriera e risi sommessamente della forma a L della mia camera. L’ennesima eccentrica camera d’albergo europea. I miei occhi si spostarono dalla finestra,con la sua veduta sui tetti grigio-azzurri di Parigi, al materiale di cancelleria dell’albergo che mi fissava dallo scrittoio. Presi la penna dell’albergo e iniziai a scrivere una lettera...

      Batterista dei Doors dal 1965 al 1973. Negli anni seguenti si è occupato di danza, teatro e produzioni musicali d’avanguardia. Ha diretto e prodotto diversi video sui Doors ed è stato consulente di Oliver Stone per la sceneggiatura del film biografia «The Doors». Vive a Los Angeles con la sua famiglia.
      I testi riprodotti sono (C) di  John Densmore


      25/05/15

      La Tarantola di Bob (Dylan)

      24 maggio 1941, Bob Dylan ha 74 anni. Un collage di lettere in versi, giochi di parole, fughe nelle allucinazioni, parabole di polemica sociale, piccoli capolavori di umorismo e d'immaginazione. Messaggi in codice per chi faceva parte del suo mondo e per la sua generazione, che possono assumere significati diversi a seconda dei vari gerghi dei beats, hippies, studenti, cultori della droga, vagabondi, musicisti e appassionati di rock che hanno prestato a Dylan termini e immagini. Un manoscritto da incubo, surrealismo psichedelico che risente profondamente della scrittura di  William Burroughs..

      Cara rivista anticonvenzionale, signori:
      mi rendo conto che attualmente state mettendo assieme un libro su artisti sulla lista nera e con i punti neri o qualcosa del genere.
      Se si tratta dell'ultimo caso, vi raccomanderei di mettere per primo Jerry Lee Lewis.
      Se si tratta del primo caso, vi raccomanderei di mettervi in contatto con la società medica americana per scoprire l'esatto valore di un’impresa del genere.
      Porgendovi i sensi del mio rispetto, rimango un agitatore di piazza.
      Dalle montagne.. Zeke il Tappo

      Ascolta. Non m’importa cosa dice tuo papà. J. Edgar Hoover non è poi un tipo così buono. Credo che debba avere delle informazioni su qualunque persona dentro la Casa Bianca che se il pubblico ne venisse a conoscenza, potrebbero distruggere queste persone/
      se parte delle informazioni che possiede andasse in giro, vuoi scherzare,
      probabilmente l'intero paese lascerebbe le proprie occupazioni e si rivolterebbe.
      Lui non perderà mai il suo posto. Darà le dimissioni con onore. aspetta e vedrai.
      Puoi immaginare per conto tuo tutta questa faccenda dei Comunisti.
      Lo sai da quanto tempo i ladri di automobili terrorizzano la nazione? Devo andare.
      C’è una macchina dei pompieri che mi da la caccia. Ci vedremo quando otterrò la laurea. Senza di te impazzisco. Non vedo mai abbastanza film.
      Il tuo amante paralizzato
      benjamin tartaruga..

      Ok. Così mi sono iniettato droga una volta tanto.
      Grosso affare. E a te come va?
      Ti assicuro Mervin, che se non mi lasci perdere, ti colpirò ancora dove fa male, capito?
      Mi sembra di diventare pazzo. La prossima volta che mi chiami con quel nome in un pubblico ristorante, ti trascino fuori e ti prendo a calci per darti una buona lezione.
      Come se non avessi diritto di arrabbiarmi. Lascerò soltanto un..volo*.
      Buona iniezione.
      Bada a quello che fai.
      La Legge

      Qui' giace Bob Dylan assassinato dal di dietro da carne tremante
      che dopo essere stata rifiutata da Lazzaro,
      Saltò su di lui per solitudine ma scoprì con stupore
      che egli era già un tram e questa fu recisamente la fine di Bob Dylan
      Ora egli giace nell'istituto di bellezza della signora Realmente
      il Signore dia pace alla sua anima e alla sua insolenza
      due fratelli e un cocco di mamma nudo che assomiglia a Gesù Cristo
      possono ora spartirsi i residui della sua malattia e i suoi numeri telefonici
      non c’è forza da offrire in omaggio - ora chiunque può semplicemente riaverla indietro

      Qui giace Bob Dylan demolito dal garbo viennese - che adesso sosterrà di averlo inventato
      ora la gente in gamba può scrivere Fughe su di lui
      e cupido può dare un calcio alla sua lampada al cherosene
      Bob Dylan - ucciso da un rifiutato Edipo che cambiò bandiera per indagare su un fantasma
      e scoprì che anche il fantasma era qualcosa di più di una persona..

      Questa è la mia ultima lettera - ho cercato di soddisfarvi, ma ora vedo che avete troppo nella vostra mente - ciò di cui avete bisogno è qualcuno che vi lusinghi - io lo farei, ma a cosa servirebbe? dopo tutto, io non ho bisogno di niente da voi - voi siete cosi bloccati, comunque, che siete diventati avidità pura - mentre i mistici del mondo balzano nel sole, vi siete ritirati in un paralume - se avete intenzione di pensare,
      non pensate perché' le persone non si amano fra loro - pensate perché' non amano se stesse - forse allora comincerete ad amarle - se avete qualcosa da dire, fatemelo sapere, io sono giusto dietro l'angolo, vicino ai comandi di volo - prendetevela comoda e non fate troppo male - guardate le piante di pepe verde e pensate che avete visto abbastanza popcorn - vi state trasformando in tossicomani -
      come ho detto, non c’è semplicemente niente che possa darvi fuorché' un semplicemente - non c’è niente che possa prendere da voi fuorché' una coscienza inquieta - non posso dare ne' prendere nessuna abitudine..arrivederci al ballo mascherato
      Tormentosamente, ragazzo d'acqua.





      24/05/15

      Il Rock - festival della prima Repubblica

      The Last Waltz
      I FRATELLI BANDIERA..
      Nella galassia della politica italiana regna il caos. Partiti e partitini si affacciano e sguazzano nel mondo della politica. La visione temporale dell'eterno ritorno di Nietzsche pare vera: è tornata la Prima Repubblica.
      La prima Repubblica era caratterizzata da una presenza di almeno 5 partiti rilevanti,ora invece abbiamo: PD-SEL-FI-LEGA NORD-M5S. Siamo tornati dunque ad un punto di partenza. Lungi dal dire che il bipolarismo sia la terra promessa, il problema è a monte: la seconda Repubblica non è stata capace di partorire una nuova classe dirigente.
      E poi, chi l’ha detto che la scena politica italiana della prima repubblica era poi così noiosa? I veri "rocker" sono quelli più impensati, quelli che nascondono la vera anima. Nei casi in cui ne hanno una. Noi di "rocker" ne abbiamo trovati molti, anche una “delta lad" che ci ha negalo la pubblicazione per via del trucco. E pensiamo che i politici di una volta erano molto più divertenti di quelli di oggi. Provate ad ascoltare il Bossi di ieri e il Salvini di adesso, i Pomicino e i De Michelis e i Di Battista e i Gianrusso, le Moretti e i Fassina... Ecco a voi il rock-festival della prima repubblica... !


      Craxi Driver


      R'n'R is here to stay


      Just a Hobo


      My man


      Napoli power


      Warszawa


      One man band